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L’abdicazione di Papa Ratzinger dopo un Pontificato di 8 anni

Inserito da on 16 febbraio 2013 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

Joseph Ratzinger, per la Chiesa di Roma Benedetto XVI, il Papa tedesco, importante teologo ed attento interprete della Chiesa del Terzo Millennio, successore di Giovanni Paolo II, non regge ai mali profondi della cristianità e nel disperato silenzio di una grande solitudine, umana e di ruolo, decide qualcosa di assolutamente inusuale per la Chiesa. Questo qualcosa che ha lasciato il mondo profondamente sorpreso, in quanto assolutamente inaspettato, si chiama abdicazione. Per trovare, nella storia della Chiesa, un precedente come quello odierno di Papa Ratzinger, bisogna risalire a Celestino V (Santo) che, rimase sul trono di Pietro per un breve periodo (5 luglio 1294 – 13 dicembre 1294) dopo varie strumentali vicissitudini che lo videro al centro di un mondo di potere terreno di cui ben presto divenne vittima, facendo dileguare tutte le sue speranze di vedere attuato sulla Terra l’avvento del regno spirituale di Dio.

Del tutto ignaro delle cose terrene dalla scienza giuridica all’esperienza politica, inconsapevolmente responsabile della sua stessa ingenuità (in una solo volta creò ben 12 Cardinali di cui sette francesi, due napoletani e nessuno romano), sottomesso al potere di Carlo II D’Angiò, si trasferì con la sede pontificia a Napoli, dove faccendieri e legulei di ogni risma, avviarono in modo infame, tramando contro di lui, traffici assolutamente illeciti, vendendo grazie e privilegi.

Ben presto oppresso da tanti atti di invadente disumanità, per non dannarsi l’anima, decise non per viltà, di abdicare (Dante, invece,  lo taccia di viltà, ricordando l’evento con i versi “Colui che fece per viltade il gran rifiuto”).

Convocato il concistoro il giorno di Santa Lucia 1294, rinunciò al trono di Pietro, creando un precedente assolutamente sconosciuto al mondo chiuso ed ovattato del papato romano.

A succedergli fu Bonifacio VIII.

Dopo secoli con il Papa tedesco la Chiesa di Roma si trova di fronte ad una nuova ed assolutamente irreversibile rinuncia.

Anche se le motivazioni di fondo sono completamente diverse, Benedetto XVI oggi, come Celestino V nel lontano 1294, hanno di certo avuto in comune almeno l’importante motivazione di non perdere l’anima e di liberarsi, per questo obiettivo, di una vita basata su di un potere scomodo, ingombrante, ed ormai assolutamente insopportabile, in quanto assolutamente ingestibile.

L’abdicazione eccellente di oggi a tanta distanza da quella di Celestino V, è maturata nella coscienza del teologo Papa Ratzinger sicuramente e prima di tutto, per le gravi condizioni in cui versa la Chiesa del Terzo Millennio, dove è in atto un processo di profonda secolarizzazione che si scontra quotidianamente con i valori dell’anima, con la fede, un tormento senza fine per la coscienza del Papa tedesco che si è così convinto della necessità di dover lasciare, non essendoci altre strade possibili da percorrere e praticabili, per il bene della Chiesa e per il più generale bene dell’uomo e dell’umanità di questa martoriata Terra nostra.

Benedetto XVI nei due volumi del suo recente libro “Gesù di Nazareth”, ha manifestato in modo assolutistico la sua vicinanza spirituale all’uomo del nostro tempo, del tutto al di là dell’autorità papale di cui avvertiva il peso, senza riuscire a trovare la soluzione giusta ai tanti problemi di un dialogo umanamente necessario con tutte le altre confessioni e con gli stessi laici ed atei, così come nella volontà dialogante del Cardinale Martini, di recente scomparso.

Il Papa Ratzinger oltre alla sua profonda vicinanza spirituale all’uomo, pensava e non poco, all’uomo in quanto essere e come tale portatore di valori di etica che sono dell’uomo della Terra, indipendentemente dall’appartenenza alla propria fede ed alla religione praticata.

Ratzinger, non potendo, perché impedito da un sistema ingombrante di apparati del nulla terreno, sentendosi un perdente, ha scelto di mettersi da parte e di dedicare il resto della sua vita a pensare all’uomo ed a Dio, come entità separate, ma sublimate nella sintesi terrena umano-divino.

Le sofferenze di Ratzinger, sono certamente tante e complesse; sono sofferenze dovute, prima di tutto, al profondo malessere della Chiesa che ormai non sa assolutamente parlare di se stessa a se stessa, rendendosi per questo sempre meno credibile e sempre più fragilmente debole.

Tanto, soprattutto per i comportamenti del potere temporale dei suoi apparati, sempre più orientati verso i principi dominanti di una secolarizzazione invadente che portano ad una incondizionata e stridente esaltazione del mondo terreno, con un crescente secondo piano per la fede ed il divino.

Questo clima, per molti versi avvelenato non è solo del mondo umanamente inteso, ma è un clima sempre più diffuso ed interno alla stessa Chiesa ed ai suoi apparati, cardinalizi compresi, ma non solo cardinalizi, sempre più attenti ai poteri forti del mondo ed ai privilegi, con un umano terreno che prevale e non poco sul divino e con i piaceri di una materialità che frastornano ed indeboliscono a tutti i livelli i valori dell’anima ormai dimenticati, dai più anche nella stesa Chiesa, facendo incondizionatamente allargare i confini  dell’umano sul divino.

La temporalità assordante dentro e fuori della Chiesa è un deterrente per la sacralità e per il rispetto dell’uomo, verso cui la Chiesa imperante, purtroppo, non si è impegnata a fondo, facendo spesso scelte inopportune e sbagliate e non trovando per la sua credibile spiritualità e per l’uomo più in generale, le soluzioni umanamente e spiritualmente giuste.

Questi pensieri dominanti, sono stati pensieri di lunga sofferenza per l’anima giusta, saggiamente pensante e fortemente protagonista di fede e spiritualità del Papa Ratzinger.

Un cruccio permanente dell’anima lungamente tenuto dentro ed esploso in modo irrevocabile con l’annunciata decisione di abdicare, non avendo saputo trovare altre soluzioni giuste per la sua Chiesa, per il suo popolo e per il mondo in generale dove, complice l’intera umanità, ancora si assiste indifferenti all’olocausto senza fine di tanti morti assolutamente innocenti, bambini compresi, per mancanza di cibo.

Come un grandissimo macigno, questa distruzione umana di massa dei poveri del mondo, pesa sulle coscienze di tutti noi ed oltre di noi, parte della famiglia umana, pesa in primo piano sulla Chiesa che non ha saputo dare risposte, fermando il disumano massacro di innocenti che grida fortemente vendetta al cospetto di Dio e di tutti gli uomini di buona volontà.

Caro Papa Ratzinger, da uomo del mondo alla ricerca di una umanità nuova per l’uomo della Terra, il mio francescano augurio di una profonda serenità di vita nel lungo e generoso pensiero di tanti e tanti altri anni da vivere, pensando in grande e serena pace agli ultimi della Terra ed a chi continua a morire di fame nell’indifferenza del mondo, facendo, per questo soffrire e non poco, il Dio della Chiesa di Roma, Gesù di Nazareth e la Vergine Maria, madre di tutte le madri.

 

                                                                                             

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