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Aiutare l’Italia a non morire

Inserito da on 16 febbraio 2013 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

È un dovere morale di tutti gli italiani, aiutare l’Italia a non morire nell’indifferenza dei tanti che si dicono formalmente italiani,ma di fatto non lo sono. È giunto il momento di agire e reagire. Tutti devono dare il proprio contributo accettando, per il bene comune di tutti gli italiani, di salvare l’Italia, la nostra patria, ormai morente per colpa dei tanti che, con assoluta indifferenza l’hanno tradita, abbandonandola a se stessa. L’Italia, nobile e generosa terra, proprio non merita il destino di abbandono che sta vivendo. L’Italia, saprà svegliarsi; saprà rigenerarsi; saprà rinascere a nuova vita. Dopo un lungo corso di degrado e di abbandono, avremo un ritorno alla rinascita diffusa fatta, prima di tutto, di un’umanità nuova, con italiani nuovi, con italiani rinnovati, con italiani non più sudditi ma fortemente protagonisti del proprio destino.

Per aiutare l’Italia a non morire dobbiamo superare l’attuale condizione umana fortemente in crisi; una condizione che, così com’è, è un vero e proprio disastro; un disastro, prima di tutto umano.

L’Italia dei nostri giorni è ammalata di uomo; una malattia antropolica a lungo covata da cui, purtroppo, è sempre difficile guarire.

Ma nonostante le condizioni difficili, c’è da ben sperare, perché gli italiani sanno ritrovare la forza necessaria per la rinascita.

Tanti gli esempi italiani di rinascita in condizioni impossibili; nonostante le tante negatività gli italiani hanno dimostrato di possedere dentro quello scatto di orgoglio che ne ha fatto dei protagonisti vincenti dopo tempeste devastanti e fortemente distruttive.

Che fare per aiutare l’Italia a non morire? Prima di tutto ciascun italiano deve sapersi conoscere e riconoscere nell’identità di italiano; deve sapersi interrogare e con fede, promettere il proprio impegno di italianità pura, senza scontri pretestuosi per una dualità geografica che inopportunamente ha messo il Nord contro il Sud e viceversa.

Assolutamente non serve guerreggiare in casa; dopo 150 anni di unità, non si può pensare ancora ad un’Italia fatta di italiani divisi.

L’Italia per il bene di tutti gli italiani, deve finalmente essere unica ed indivisibile.

Chi la vuole divisa appellandosi pretestuosamente a situazioni del passato, fa parte di quegli italiani che proprio non vogliono bene all’Italia.

L’Italia deve darsi una ricca dose di bene fortemente etico; di un bene di grande spessore umano; di un bene con al centro l’italianità, un valore condiviso in cui, tutti devono riconoscersi, considerandolo simbolo e forza morale di un insieme umano assolutamente inscindibile.

Se è auspicabile un rinnovamento degli italiani, altrettanto ed ancor più, è auspicabile il cambiamento della classe dirigente del Paese e della politica che non deve pensare solo a governare ed a governare male; deve avere, piuttosto, l’obiettivo nobile ed assolutamente prioritario del bene comune, così come scritto nella nostra Costituzione e così come codificato nella Carta dei diritti universali dell’uomo.

Egoismi, privilegi, assordante apparire, mito della ricchezza oltre ogni limite, sono purtroppo vizi capitali fortemente diffusi nel nostro Paese; sono i mali di un’Italia sempre meno solidale e, frastornata com’è, sempre più incapace di pensare al bene comune.

La politica padrona ha aggravato oltre ogni limite le condizioni umane dell’Italia che deve necessariamente rinascere per non morire; deve far risplendere il gusto delle decisioni condivise, del dialogo, dello stare insieme pensando al bene comune e praticando in modo concretamente condiviso, la democrazia, attraverso forme di attivi laboratori del confronto in un’agorà, intesa come spazio di concreta partecipazione; spazi che, oggi, sono purtroppo  espropriati da una piazza mediatica dove si dice tutto ed il contrario di tutto e dove falsi “campioni” di sola democrazia apparente, vendono false idee ed altrettanto falsi progetti di futuro.

Tutto questo ha portato il nostro bel Paese sull’orlo di un grave disastro da cui solo l’insieme italiano responsabilmente unito può favorire la necessaria guarigione.

Aiutare l’Italia a non morire, significa dare il giusto posto alle cose e le giuste priorità nell’interesse non di questo o di quello, non di questo o di quel potente di turno, non di questa o di quella casta e dei soli poteri forti che hanno come unico e dichiarato obiettivo, quello di diventare sempre più forti, sempre più padroni del mondo, del tutto indifferenti al dramma umano di uno schiavismo nascente che è l’altra faccia del mondo, dove crescono sempre più le povertà e dove, non solo è difficile vivere, ma è difficile anche semplicemente sopravvivere.

È un dovere di tutti noi aiutare l’Italia, a non morire.

Ma questa che è una prima ed indiscussa necessità non basta.

Occorre, dopo averla aiutata ad uscire dal tunnel, restituire anche la forza antica del pensiero, delle idee, dei valori attraverso le piazze dei saperi che per tanti hanno fortemente rappresentato l’anima italiana di tutti i tempi.

In questo progetto di nuova Italia dobbiamo saper riconoscere l’importanza dell’essere parmenideo, il solo che può contenere i guasti diffusi di un apparire assordante che ha portato l’uomo del mondo a riconoscersi sempre più nel dio avere ed in un crescente consumismo, spesso disumano e sfrenato, fonte devastante di egoismi da cui è nata l’immoralità diffusa di un possesso frustante delle cose che si sente appagato solo quando riesce ad accumulare la ricchezza anche al costo di togliere agli altri il necessario per vivere.

Nella nuova Italia, rinata e rinnovata, partendo dall’uomo e dalla buona politica per il cittadino e la società italiana, bisogna costruire nuovi percorsi di vita dando il giusto valore alle cose importanti e soprattutto alla vita umana e della società che, per crescere individualmente e come insieme, necessita della cultura, della conoscenza, dei saperi, della comunicazione autentica e di uno stare insieme solidale, presupposto e base di un popolo che vuole essere espressione forte di civiltà e non di barbarie.

Quando si devia e si va in tutt’altra direzione, allora, com’è capitato all’Italia, si va in tutto, nella direzione sbagliata e non si cerca di essere virtuosi e civili, ma inevitabilmente deviati, destinati ad affondare nelle barbarie della vita che, per colpa di un sistema ammalato, diventa per tutti una vita d’inferno, una vita da crocefissi senza resurrezione.

 

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