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Il mondo in cui viviamo e’ sempre più individuale

Inserito da on 28 gennaio 2013 – 00:00No Comment

 Giuseppe Lembo

Il 10% delle famiglie italiane, detiene metà della ricchezza del Paese. La ricchezza netta nel 2011 era di 8.619 miliardi di euro; tanto corrisponde a 140 mila euro pro-capite ed a 350 mila euro in media per famiglia. Mentre la maggior parte delle famiglie detiene livelli moderati o nulli di ricchezza, le altre, che sono poche, dispongono di una ricchezza molto elevata ed assolutamente spropositata. Alla fine del 2010 la metà della popolazione più povera deteneva il 9,4 % della ricchezza totale; il 10% della popolazione, più ricca ed assolutamente privilegiata ne deteneva il 45%. Nel resto d’Europa e dei Paesi industrializzati, le disuguaglianze sono anche maggiori; nel confronto internazionale le famiglie italiane hanno un elevato grado di ricchezza. Nel 2010 era pari a otto volte il reddito disponibile (8,2 Regno Unito, 8,1 Francia, 7,8 Giappone, 5,5 Canada, 5,3 Stati Uniti). Le famiglie italiane hanno anche meno debiti: il 71% del reddito disponibile Francia e Germania, il 100% USA e Giappone, il 125%, il 165% Regno Unito. Per quanto riguarda il patrimonio complessivo, abbiamo il 62,8%, rappresentato dalle attività reali; il 37,2% è rappresentato invece, dalle risorse finanziarie. A fine 2011 il patrimonio delle case italiane era stimato in 5 mila miliardi di euro. A ben considerare l’Italia, così come ci dicono oggi gli analisti della ricchezza del mondo, non è poi messa tanto male. L’economia italiana è, comunque, in buona salute e può guardare con fiducia al proprio futuro. I mali d’Italia sono tanti e sono prevalentemente altri; sono, prima di tutto, mali politici e di governo della cosa pubblica, dove negli ultimi decenni, politici a vita e classe dirigente del sistema Paese, hanno pensato a prendere indebitamente per sé, risorse che invece, servivano all’Italia, arricchendosi e crescendo nei privilegi, mentre i mali italiani, progressivamente in salita, creavano difficoltà alla crescita socio-economica, al welfare e soprattutto al lavoro non più sicuro, non più garantito, sempre più delocalizzato, sempre più negato ai giovani ed ai meno giovani, con un alto tasso di disoccupazione e con un tasso assolutamente insopportabile di disoccupazione giovanile, fuori dal controllo, con il 35% di disoccupati. Che fare? Continuare ad assistere impotenti ed in silenzio? Non è questa la via giusta; sarebbe una via senza sbocchi ed assolutamente perdente. In alternativa, come strada maestra, per il futuro dell’Italia, c’è la via del cambiamento possibile. Cambiare per non morire è la sola via dell’Italia del possibile; è la leva per il futuro italiano che vuole prioritariamente, una nuova politica ed una nuova classe dirigente. Per cambiare l’Italia, bisogna definitivamente rompere il suo assordante silenzio, la sua disperata solitudine. Bisogna saper trasformare le idee, il pensiero, pilastri portanti per l’uomo e l’umanità italiana, in atti e fatti di assoluta certezza e concretezza. L’Italia è assolutamente da cambiare. Che fare per cambiare l’Italia? Cambiare significa rendere tutti cittadini responsabili e consapevoli del proprio ruolo sia individuale che d’insieme umano e sociale. Significa essere capaci di trasformare ciascuno di noi, tanto da spogliarlo di quella parte assordante di sé stesso che egoisticamente sa pensare solo al proprio Io mondo e trasformarlo in …. parte degli altri. Tanto significa passare eticamente dall’io al noi condiviso. Per questo cambiamento possibile è utile e necessario pensare per l’Italia di oggi e soprattutto per l’Italia che verrà, regole e principi nuovi, per un insieme italiano, sociale ed umano basato, prima di tutto, sulla persona, capaci di promuovere il necessario cambiamento. Tanto, partendo da precise regole e principi necessari a: -  scuotere l’Italia, usando toni crescenti che non siano assordanti; -   dare forza alla comunicazione, sostituendo la comunicazione assordante e del chiacchiericcio mediatico, con la comunicazione autentica; -    promuovere l’integrazione sociale tra le generazioni; -   promuovere l’ascolto, rimarcando l’importanza per ciascuno del riflettere e del fare riflettere; -   promuovere il dialogo, il confronto, evidenziando l’importanza dell’insieme umano e sociale; -   promuovere la società, facendo capire all’insieme sociale che, anche la crisi può diventare un’opportunità; -  uscire allo scoperto ed evitare di rinchiudersi in una sterile quanto inopportuna autodifesa; -  promuovere la coesione, l’insieme sociale, evitandone lo sgretolamento ed il degrado. L’Italia, fortemente tradita dalla politica, sempre più attenta al suo egoismo dell’Io mondo, l’Italia dei santi in paradiso, pensiamo tutti insieme di cambiarla con un’Italia per gli italiani del diritto alla vita, del diritto al futuro, una strada obbligata per evitarne la decomposizione umana e sociale e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che, a lungo andare, produce disperata violenza, in una condizione umana sempre più popolata di ombre.

 

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