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Il coraggio di cambiare

Inserito da on 5 gennaio 2013 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

La storia delle attese del Sud ha ormai radici lontane. Il Sud d’Italia vive una realtà che è abbastanza comune a tutti i Sud del mondo. C’è sempre da attendere qualcosa e/o qualcuno. In senso sociale ci sono le attese di sempre che sono quelle del cambiamento e di nuove e migliori condizioni di vita. Purtroppo restano sempre e solo attese; non succede mai che qualche attesa di nuove condizioni di vita, diventi espressione e forza di un mondo nuovo. Alle attese che fanno sperare a tanti meridionali di poter vivere con dignità la propria vita là dove sono nati, subentrano sempre e solo delusioni e tradimenti. La condizione umana del dover attendere che qualcosa finalmente cambi, è una condizione comune non solo al Sud d’Italia, ma a tutti i Sud del mondo, dove i più, per non morire, partono, mentre gli anziani, le donne nel ruolo di madre e di spose ed i bambini, tanti bambini, vivono in un’attesa struggente del marito, del padre, dei figli che la malasorte sradica dal Sud d’Italia e dai Sud del mondo, per cercarsi un mondo nuovo, un mondo migliore e soprattutto il pane della vita, inopportunamente negato dove si è nati.

Ma quando finirà il Sud di attendere il miracolo di una vita diversa? Quando le donne possono finalmente godersi l’intimità del proprio focolare senza disperatamente attendere il ritorno delle persone care, soprattutto uomini, spinti altrove per garantire quel futuro possibile alla propria famiglia? In tanti sperano proprio di poter vivere liberi dal bisogno là dove sono nati. Il Sud del nostro Paese e tutti i Sud del mondo hanno ormai il destino segnato dalla povertà, dagli abbandoni e …. dalle attese struggenti. Il mondo del Sud del nostro Paese e dei Sud del mondo, è un mondo fatto di profondo malessere; di un malessere umano e sociale sempre più difficile da sradicare. Nella struggente attesa, vive protagoniste di una grave e difficile condizione umana, sono soprattutto le donne.

Nel disagio del loro ruolo e della loro condizione di ultime abbandonate a se stesse, ogni giorno devono con fatica programmare il presente, in un ruolo unico che fa quotidianamente avvertire la lontananza delle persone care. È difficile per le donne del Sud pensare a proiettarsi nel futuro. Ma nonostante le tante difficoltà, con grande coraggio e  forza, affrontano tutti i momenti difficili della vita, piegandosi, senza mai spezzarsi. L’importante nell’universo femminile delle donne del Sud è il protagonismo delle cose giuste; le fanno con coraggio e dignità.

Sono delle vere e proprie donne guerriere; sono donne guerriere soprattutto di amore e di pace.

Un universo femminile che si fa carico di tutto, sostituendosi agli uomini che non ci sono, perché emigrati altrove.

Al Sud, tra l’altro, ci sono tante donne legate alla mafia che cercano di riscattarsi, ricercando i simboli di una legalità che costa molto possederla. Sono tante e sempre più le donne meridionali e del Sud del mondo che vogliono uscire dalla dimenticanza ed essere, tra l’altro, restituite alla memoria collettiva. Al Sud del nostro Paese ed in tutti i Sud del mondo, assolutamente non deve morire la speranza, né si devono spegnere le luci e far cadere il buio assoluto sulle tante umanità tradite. Bisogna saper cogliere nelle tante persone di buona volontà, i segnali nuovi di speranza impressi sui volti della gente e sulle pietre parlanti delle strade che, se osservate a fondo, danno ancora oggi e per il futuro, la forza di pensare alla vita e quindi al futuro anche quando è evidente che si tratta di un futuro tradito e dal percorso sconnesso e lastricato di sole precarietà.

Le strade del Sud, sono il simbolo vivente di una forte umanità; sono dei veri e propri laboratori di educazione alla vita; a quella vita vera che ti permette di credere nel futuro di un mondo nuovo, partendo dalla propria condizione umana, anche quando sembra che il mondo ti stia per crollare addosso.

Le strade del Sud, con protagonisti silenziosi le tante diversità umane sono attivi palcoscenici di vita; di una vita in continuo movimento e dai possibili cambiamenti anche quando tutto sempre fermo ed immutabile.

Lo Stato italiano non sa né vuole aiutare concretamente il Sud, dove ancora oggi si lascia la gente sola, sempre più sola in un silenzio assordante ed in condizione disumana dove e sempre più spesso, viene tradita la fiducia della gente che si sente orfana e non protetta soprattutto nei diritti di cittadino, quali la tutela della libertà ed il diritto al lavoro. Questa condizione di Sud maledetto è comune a tutti i Sud del mondo, sempre più traditi ed abbandonati a se stessi. Al Sud c’è, purtroppo, una solitudine assordante; la gente cresce nel disagio proprio per la solitudine in cui si è costretti a vivere che alimenta, tra l’altro, lo strapotere dell’antistato, del malaffare, della sopraffazione spesso violenta dei più forti sui più deboli. È veramente grave che lo Stato accetti con indifferenza tutto questo; è grave che i cittadini onesti, la brava gente e soprattutto le donne debbano sentirsi soli e vittime di una violenza umana assolutamente disumana, per effetto della quale l’uomo si trasforma sempre più spesso in belva che uccide. Il Sud non si aiuta. Aiutare ad aiutarsi non è assolutamente tra gli obiettivi possibili per il Sud d’Italia ed i Sud del mondo. Sul protagonismo del fare per il proprio bene e per il bene comune, prevale purtroppo l’indifferenza, la rassegnazione che produce nelle coscienze della gente, il solo e distruttivo pensiero comune del “non c’è niente da fare”. Perché non si aiuta il Sud ed i Sud del mondo? Le cause sono da ricercarsi soprattutto nel mancato senso di socialità e nel familismo diffuso, che non produce né solidarietà né condivisione, ma solo solitudine ed indifferenza umana, relegando così, il bene comune, a bene assolutamente inutile, in quanto non è il proprio affaristico bene, egoisticamente inteso.

 

                                                                                               

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