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Salerno: Pdl “Cambiare la classe politica, ripartire dai territori, se non ascoltati, ci tireremo fuori!”

Inserito da on 29 dicembre 2012 – 13:11No Comment

Rita Occidente Lupo

Quella del Pdl, sembra una vera e propria sfida, con tanto di documento programmatico che stamane, nella sede in Via Porta Elina, ha visto amministratori in campo, non in linea con Fratelli d’Italia. In apertura, il coordinatore provinciale Pasquale Aliberti, che ha palesato le sue contrarietà in merito alla vigente legge elettorale, monca di meritocrazia, non privilegiando le insistenze territoriali, in tema d’ impegno. “Io  e mia moglie, consigliere regionale Monica Paolino, non siamo interessati alla corsa verso la Camera dei Deputati” ha dichiarato, efficacizzando la tesi sulle motivazioni politiche, che registrano la scissione dall’unica casa madre di centro destra con il parlamentare Edmondo Cirielli, che ha siglato il documento d’appartenenza alla neonata formazione Fratelli d’Italia. L’interrogativo marcante, infatti, è stato se la scissione sia ascrivibile all’azione pragmatica dell’ex presidente provinciale. “Sempre critica nei confronti della gestione pidiellina- ha rimarcato decisa la consigliera regionale Eva Longo-giacchè il partito, che per circa un decennio ha riscosso successo in città, visto come strumento di potere in piena crisi civica. Parlamentari mai interpreti delle esigenze territoriali. Lo spirito interclassista, così distintivo della formazione azzurra, poi rivelato monolitico, a tal punto da far azzardare uno smembramento. Di circa cento parlamentari campani, un flop la legge sul condono. Dunque, non da rottamare per anagrafe l’attuale classe politica, ma per impegno: occorre confrontarsi col consenso e ripartire dal ’94, per rifondare il partito. Giammai serva sciocca, continuerò ad agire autonomamente, solo nel rispetto del mandato civico.  Chi ha usato il partito autoritariamente, avendo ricevuto presidenza della commissione difesa, presidenza della provincia, non può assolutamente definire il Pdl di plastica o padronale, perchè non c’è maggiore dimostrazione di Cirielli, che ha fatto una caserma del Pdl, senza restituire dignità ai cittadini.”Opportuno un tavolo di concertazione, per azzeramento della giunta provinciale- ha aggiunto il consigliere provinciale Massimo D’Onofrio- sì da rivedere il ruolo dei singoli, in base ai mutati scenari.” “Che consegnano ai cittadini, un grande tributo in termini d’autonomia- ha stigmatizzato il sindaco Domenico Di Giorgio- ben visibile dai circa 37 circoli sorti sui Picentini, che chiedono d’esser ascoltati e di prendere parte attiva alla vita politica.” Nelle prossime ore, attesa risposta dal commissario regionale Nitto Palma e dal segretario nazionale Angelino Alfano sul documento inoltrato: Abbiamo sperato e condiviso una grande scommessa, che ci ha accomunati in questi anni in uno straordinario cammino di cambiamento, costruendo mattone dopo mattone il risultato di un Partito che ha dato accoglienza e rappresentanza alle tantissime aspirazioni della stragrande maggioranza degli Italiani. Abbiamo fortemente sperato che quello scatto di orgoglio rappresentato dalla scelta di dare una svolta e confrontarsi con la propria base attraverso le primarie, portasse in alto la voce dei tantissimi militanti ed amministratori locali, che in nome e per conto del PDL, quotidianamente ed in silenzio danno prova del proprio valore in tutto il territorio nazionale. Purtroppo il fragore dei pochi e l’egoismo dei tanti, che pensano di voler ancora ignorare il silenzio assordante dei tanti elettori delusi da quanto sta accadendo in questi giorni , rischia di spegnere ogni nostro entusiasmo. Per ripartire è necessario lanciare una sfida nuova, voltare pagina e liberare tutte le energie disponibili, talvolta sommerse, talaltra volutamente soffocate. Serve cambiare una classe politica non per selezione anagrafica, perché si rischia di perdere forze preziose e minare quel patto tra generazioni su cui si deve fondare un progetto comunitario, ma per merito, laboriosità, passione civica, competenza. Occorre mandare in pensione chi ha fallito, non chi è anziano, ma chi ha imbrogliato, chi ha avuto l’opportunità di risolvere i problemi e non l’ha saputo fare. Non vogliamo sfasciare, vogliamo rigenerare una nuova classe dirigente all’altezza delle criticità del nostro tempo. Per  ridare entusiasmo e riconquistare la credibilità verso nostri elettori, non si può non tener conto di quanto sia successo in questi anni, in cui, complice una legge elettorale pessima, ha definitivamente tranciato il rapporto fra elettori, eletti e territorio, costruendo nel tempo una classe dirigente spesso auto referenziale. Riteniamo condizione necessaria ed imprescindibile, nel quadro politico in cui ci andremo a misurare nella prossima competizione elettorale, ripartire da chi ogni giorno si misura, con onestà ed impegno con il consenso dei propri elettori, svolgendo il difficile compito di amministratore sul territorio. In assenza di segnali chiari ed inequivocabili che confermino questa condizione, nostro malgrado ci asterremo da qualsiasi partecipazione attiva alla competizione in via di svolgimento.

 

 

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