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Occorre costruire tutti insieme, un’ Italia veramente unita

Inserito da on 29 novembre 2012 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

Le radici della disunità d’Italia, sono radici profonde; fanno parte della condizione di due diverse realtà antropologiche che si compiacciono di alimentare i contrasti e le diversità; tanto, per non sapersi o volersi impegnare a vivere bene insieme. Dopo 150 anni di unità poco condivisa esplodono i contrasti di sempre da parte del Sud che non perdona ai piemontesi la conquista violenta del Mezzogiorno e del Nord che non ha mai smesso di fatto di esprimere il proprio antimeridionalismo, considerando il Sud una vera e propria palla al piede per l’Italia unita. E così la storia ha macinato anni, decenni, assommando contrasti dalle lontane radici individuabili nelle diversità antropologiche delle due realtà storiche, geografiche, economiche e soprattutto umane. Io sono un convinto sostenitore dell’Unità d’Italia; con forza esprimo la mia italianità senza se e senza ma, nel libro “Cara Italia ti scrivo”, un libro molto dibattuto nel 2011, anno delle celebrazioni dell’unità italiana. Un libro-verità, un libro-inchiesta che, senza riserve mentali o falsi convincimenti, ha messo a nudo i mali d’Italia, mali diffusi che accomunano il Nord ed il Sud e che solo il percorso di un insieme italiano veramente unitario può azzerare, ridando un cammino storicamente nuovo all’Italia unitariamente italiana, senza falsi profeti e/o fanatici sostenitori di questa o quella verità storica. Non è assolutamente possibile che le divisioni Nord-Sud continuino più oltre a farci male come italiani ed a fare male ad un Paese che non può pensare al futuro, guerreggiando tra le sue diverse parti che si compiacciono di gridarsi addosso la loro differenza e di agire di conseguenza contro, gli uni contro gli altri. Da pacifista, da gandhiano che pratica la nonviolenza come sistema di vita, dico che è ora di smetterla e di riporre quello spirito guerrafondaio che non giova a nessuno, ma proprio a nessuno. Facciamo pure e doverosamente tesoro dei fatti storici; affidiamoli alla nostra memoria, ma evitiamo di rinfocarne le ceneri. Tanto, proprio non si deve fare, perché non giova a nessuno. Non giova al Sud vivere pensando che i piemontesi hanno agito da violenti colonizzatori, espropriando una “condizione di vita paradisiaca” che paradisiaca non era per niente, perché i borboni con accanimento succhiavano da veri e propri vampiri, il sangue della povera gente. L’Unità d’Italia non è avvenuta in modo indolore; ha avuto e voluto il suo tributo di sangue, per il quale ci deve essere il massimo rispetto nell’affidarlo alla memoria del tempo. Ma non possiamo fermarci qui ostinandoci a fare delle sterili lotte di secessione in nome di quegli eventi che appartengono al nostro Risorgimento, ad un nuovo capitolo della nostra storia con il protagonismo di una realtà nuova, l’Italia. Tutto deve essere ricordato; tutto deve essere rigorosamente documentato; tutto deve continuare a far parte della memoria italiana. Ma oltre questo non possiamo, né dobbiamo andare; la storia non si ferma, né si può fermare. Altri eventi violentemente più tragici contro l’uomo, spesso assolutamente innocente, sono capitoli amari della storia dell’uomo della Terra. Due o meglio tre per tutti: l’olocausto, le bombe su Hiroshima e Nagasaki, la strage degli innocenti nelle guerre dimenticate. Forse che questi eventi tragici, una macchia infame nella storia dell’umanità, assolutamente da non dimenticare, hanno fermato il corso della storia, affidandosi al rivendicazionismo delle violenze subite ed attualizzate attraverso una forte propaganda che da sempre è servita solo a rinfocolare l’odio ed a continuare a mettere violentemente gli uni contro gli altri? L’olocausto non sarà mai cancellato dalla storia dell’umanità; ma con questo, non c’è da pensare ad un odio eterno contro la Germania ed i tedeschi che si portano addosso la pazzia dei loro padri per un genocidio assolutamente assurdo che ancora oggi ricordiamo come un’offesa all’uomo della Terra tradito dall’infamità di altri uomini. Ebbene, è assolutamente un bene ricordare, senza mai cancellare dalla memoria fatti che suonano come un tradimento per la specie umana contro uomini innocenti, da parte di altri uomini disumanamente contro. E così anche per il ricordo della strage degli innocenti in Giappone e/o di quelle vite umane violentemente eliminate nei tanti conflitti in varie parti del mondo di cui si sa poco, per cui denominate “guerre dimenticate”. Il ricordo di episodi tristi della storia non devono portarci con lo spirito ad un giustizialismo anche di sole parole che non serve a niente ed a nessuno, se non ad alimentare nuovi rancori e nuovo odio, in modo perdente per tutti. La Germania è oggi leader in Europa nonostante il suo passato storico; anche l’America opportunamente dialoga con il vecchio nemico nipponico nonostante la veramente brutta vicenda delle bombe contro la gente innocente di Hiroshima e Nagasaki. Anche le vittime senza nome e senza volto delle tante guerre dimenticare, con il muto silenzio che le circonda sono per l’uomo della Terra un patrimonio della memoria da non cancellare; da non dimenticare. Ma detto questo, con lo spirito impegnato a guardare avanti, assumendo la propria ferma volontà contro la disumanità e le violenze folli degli uomini contro altri uomini, bisogna intelligentemente guardare avanti, liberandosi delle scorie di un risentimento contro che non giova a nessuno ed umanamente non ci porta proprio da nessuna parte. Tornando all’Italia ed al comportamento dei piemontesi al Sud, durante la guerra di liberazione dal regime borbonico per costruire una nuova Italia, unita dal Nord al Sud, c’è da dire basta con quel protagonismo parolaio assolutamente fuorviante e che non aiuta a dare una dimensione unica all’Italia, mettendo una volta per tutte da parte sia l’inutile antimeridionalismo del Nord che le vecchie ed ostinate accuse di violenze, di saccheggi, di ruberie da parte dei piemontesi e dei garibaldini che, a mio avviso, nobilmente hanno dato il loro sangue per la giusta causa dell’Unità d’Italia e per quella rinascita risorgimentale intesa come grande inizio della storia d’Italia unitariamente intesa. I problemi umani, sociali e territoriali purtroppo sempre più spesso sono una conseguenza del fatto che si sta dalla parte sbagliata; l’errore di posizionamento diventa così la causa di tutti i mali di breve e lungo corso. Il Sud viene da errori storicamente rilevanti; il primo di tutti è la sua storica dipendenza che ha creato anche nei tempi più vicini a noi, una condizione politica fortemente etero diretta con l’indeterminata e sempre più difficile soluzione dei suoi tanti problemi dovuti ai mali che si sono andati stratificando nel tempo e quindi crescendo all’infinito. Che fare? Evitare, prima di tutto, di continuare a stare dalla parte sbagliata. Altrettanto necessario è poi attualizzare le analisi del sociale meridionale, partendo dalla condizione, fortemente stratificata ed immutata nel tempo, del familismo amorale, da cui tanto ancora dipendono i mali del Sud. Per il bene di un grande Paese che si chiama Italia occorre liberare il Sud dalle sue condizioni di consolidato ritardo nelle sue realtà socio-economiche, ancora causa di una inarrestabile emigrazione che, oggi più di ieri, va desertificandone i territori, sempre più dal futuro negato, in quanto sempre più mancanti dell’uomo, la prima grande risorsa alla base di ogni prospettiva possibile di sviluppo umano, sociale e territoriale. Per cambiare il Sud è necessario studiarne le risorse; organizzarle funzionalmente e rendere la gente protagonista attiva delle scelte da farsi per un nuovo corso della politica meridionale, tale da non essere eterodiretta ma attivamente innervata nei territori e soprattutto nelle sue realtà umane, rendendo così la gente attivamente protagonista attraverso la partecipazione democratica e la voglia di un cambiamento del proprio stato, tale da cancellare i tanti sudditi e farli diventare altrettanti protagonisti delle scelte che interessano l’insieme umano e quindi anche la propria vita, purtroppo e per troppo tempo vissuta da “indifferenti”, con grave danno per tutti. Io resto nella convinzione che il Sud e solo il Sud è il primo e più importante anello del suo necessario cambiamento; a cambiare il Sud devono essere prima di tutto i meridionali; per questo bisogna far presto, prima che sia troppo tardi e ci si trovi senza la risorsa umana che è la base insostituibile per ogni possibile discorso di cambiamento e quindi di sviluppo umano e territoriale. Da italiano convinto senza pregiudizi e sempre più aperto ad una visione globale del mondo con al centro l’uomo della Terra, credo sia necessario anche al Nord mettere da parte i pregiudizi di un antimeridionalismo che non serve all’insieme italiano; è dannoso non solo per il bene del Sud, ma  è anche altrettanto dannoso anche per il Nord. È veramente da ingenui separare quello che invece deve essere sempre più unito nell’interesse di tutti. Oggi che c’è bisogno di grande solidarietà per l’uomo del mondo, non possiamo attardarci in sterili contrapposizioni che non sono assolutamente utili a nessuno. L’Italia veramente unita deve fare da volano per l’Europa veramente unita e così arrivare ad unire sempre più il mondo inteso come Terra-Stato di una società-mondo con protagonista l’uomo universalmente inteso. È del tutto inopportuno e fuori luogo attardarsi più oltre in sterili contrapposizioni Nord – Sud; non servono, proprio non servono a niente ed a nessuno. Per il bene di tutti gli italiani è necessario creare un forte ed unito insieme italiano. Chi alimenta le contrapposizioni in nome di una presunta cultura meridionale o nordista è ormai fuori tempo massimo e fuori della storia è solo ed inutile, insipido protagonista straccione di parole che non servono a niente ed a nessuno. Di altro c’è di bisogno, non di sterili contrapposizioni, per lontani rancori e/o tradimenti degli uni verso gli altri.  Basta! Basta! Basta ! Se siamo saggi come italiani, dobbiamo saperci ritrovare nello spirito di un’unità prima di tutto umana; porterebbe sicuri giovamenti a tutti. Dobbiamo costruire per il bene di tutti una forte immagine di italianità, per essere dei buoni cittadini di una buona futura Europa dei popoli e del mondo che, per evitare avventure pericolose per il futuro dell’uomo, ha bisogno di saggezza umana e non di pazzia che può produrre nell’umano terrestre, purtroppo ancora incerto e confuso, schegge impazzite che possono spingere i poteri forti ad azioni contro non utili a nessuno uomo della Terra, soprattutto per la sua condizione di debole e di indifeso, per cui facilmente vittima di chi vuole rapacemente dominare il mondo per far crescere i propri privilegi a danno di chi già è nelle condizioni umane di una sopravvivenza assolutamente difficile. Credo di fermare qui le mie riflessioni attente e soprattutto da pensatore onesto, liberamente impegnato nel difficile progetto di insieme italiano, preludio di un insieme globale da costruire per l’uomo, per tutti gli uomini della Terra. Le fermo appellandomi al buon senso comune ed all’intelligenza di chi deve responsabilmente capire prima di tutto le cose italiane e con le cose italiane, le cose del mondo. Concludo invitando alla lettura di tre buoni libri di recente pubblicazione: Giovanni Valentini – Brutti, sporchi e cattivi  I meridionali sono italiani? – Longanesi Editore- Antonio De Francesco – La palla al piede – Feltrinelli Editore Cosimo Perrotta / Claudia Sunna – L’arretratezza del Mezzogiorno – Edizioni B. Mondadori. Responsabilmente dobbiamo, tutti insieme, saper costruire il nuovo che avanza; per questo è necessario sapersi ritagliare spazi di conoscenza e di autonomia di giudizio tali da essere utilmente protagonisti nell’immaginario sociale di cui facciamo parte, eliminando i pregiudizi, tutti i pregiudizi, le categorie mentali e gli schemi interpretativi che hanno sempre condizionato non solo i rapporti Nord e Sud d’Italia, ma anche i rapporti Nord e Sud del mondo, determinando con prepotente autorità, le politiche e le strategie, le alleanze e le scelte per mantenere in piedi i pregiudizi degli uni contro gli altri, funzionali unicamente ai poterei costituiti. Quali le politiche di sviluppo possibile per il Sud d’Italia e del mondo? Se si vuole che ci siano e siano veramente tali, devono essere autocentrate; pensare come possibile, ad uno sviluppo autonomo, partendo dalle sue specificità culturali, presupposto e base di crescita umana e solidale e di una altrettanto diffusa modernizzazione. Condivido il pensiero comune a tanti e recentemente espresso da Giuseppe Galasso secondo cui il vero protagonista del progresso meridionale (estendo il concetto anche ai Sud del mondo), deve essere il Sud coi suoi mutamenti e le sue iniziative autonome ed il meno statalista possibile. Così è; così deve essere. In questa visione al centro dello sviluppo possibile nel Sud d’Italia ed in tutti i Sud del mondo, c’è l’uomo, con le sue specificità culturali ed il suo fare antropico da orientare agli importanti fini della crescita, eliminando le scorie di un comportamento che, per troppo lungo tempo, hanno risentito di un costume e di comportamenti assolutamente sbagliati, ritardando di conseguenza ed a lungo, lo sviluppo possibile, con al centro l’uomo che ne è il primo ed indiscusso protagonista.

 

                                                                                             

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