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Gl’ Italiani ed il gioco

Inserito da on 23 ottobre 2012 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

Nel nostro Paese, la prima evidente condizione del terzomondismo in cui siamo precipitati, è data dal gioco che di fatto, diventa giogo, ossia disumana sudditanza ed in casi estremi, sempre più numerosi, vera e propria morbosa e grave malattia di dipendenza. È un fenomeno in crescita, sempre più proporzionalmente alla crescita della povertà diffusa. La dea bendata è la prima e per molti, unica divinità del nostro Paese. Sono in tanti, ad affidarsi alla dea bendata ed al gioco che diventa giogo di sottomissione da cui è poi difficile potersi liberare. Gli italiani hanno un brutto, anzi bruttissimo rapporto con il gioco; una droga di massa che fa sempre nuovi proseliti creando speranze e delusioni che poi si trasformano in vera e propria disperazione umana non solo per la vittima che lo pratica, ma per riflesso anche per il mondo familiare. La dipendenza dal gioco quando ti prende non ti lascia. Chi sono i veri protagonisti che animano la scena del gioco nel nostro Paese? Verrebbe subito da dire che al centro della scena ci sono i giocatori. Ma non è così; non è assolutamente così. Il primo protagonista del gioco italiano, è lo Stato-padrone che dal gioco che produce disperazione e qualche volta anche morte, incassa l’onorevole somma di oltre 60 miliardi all’anno. C’è subito da chiedersi che cosa farebbe lo Stato-padrone in mancanza di un’entrata certa di tale e tanta entità. Sicuramente ci sarebbe ed inevitabilmente la bancarotta; lo Stato-padrone potrebbe chiudere bottega in mancanza di un’entrata  certa di tanta e tale entità. Ma che costa al nostro Paese un’industria così diffusamente organizzata? È, prima di tutto, fonte di speranza tradita, per i tanti disperati che dal gioco si aspettano tutto. C’è un popolo sommerso, ma alla fin fine non tanto sommerso, che vive di gioco; al centro della propria vita c’è il gioco che si traduce in giogo in quanto produce sottomissione e dipendenza. Sono 60 i miliardi che, soprattutto la povera gente, i disperati del nostro Paese, togliendosi il pane di bocca e rendendo la vita, un vero e proprio inferno alle famiglie, danno in regalo allo Stato che ingenerosamente li gestisce abusandone e per fini non sempre nobili ed utili al bene comune. Quello del gioco è un altro esempio di Stato-padrone che si organizza per fottere il prossimo suo e fottendosene del bene comune. Una condizione da immoralità diffusa che offende la gente del nostro Paese; un vero e proprio tradimento non solo per chi gioca, sperando di poter cambiare la propria vita, la propria condizione economica che, purtroppo, si aggrava sempre di più e diventa una condizione patologica di un male incurabile senza possibilità alcuna di guarigione; la patologia di questo grave male è la dipendenza. Che fa lo Stato padrone per il suo accanito e disperato popolo di incalliti giocatori? Purtroppo niente; ma proprio niente se non lanciare messaggi diabolicamente accattivanti attraverso le tante vie che spingono al gioco, come possibile paradiso umano in Terra.

Lo Stato padrone è rete organizzata dell’offerta di sempre nuovi e sofisticati giochi, ormai una realtà del nostro Paese che giovano e non poco alle casse di uno Stato padrone, sempre più immoralmente indifferente alla vita dei cittadini, vita che non è niente, che non conta niente, che è, alla fine utile a fare soldi, necessari a finanziare gli sprechi ed oltre agli sprechi, le tante cose illecite che ogni giorno arricchiscono le cronache dei giornali e della comunicazione mediatica, una comunicazione poco autentica che, registra e fa conoscere le notizie, con indifferenza assoluta per le conseguenze in chi le riceve e non sa darsi una ragione per quel che succede alla società di questo nostro malcapitato Paese. Tutto è visto e vissuto con distaccata indifferenza; tutto è inumanamente cronaca; sempre più spesso si tratta di cronache annunciate. Oggi si stende facilmente un velo pietoso su tutto e tutti. Anche il gioco è parte del sistema Paese; nella sua anormalità, è considerato assolutamente normale. Non ci si ferma a considerarlo almeno per un momento ed a riflettere sulla sua evidente immoralità e sugli effetti sempre più spesso, violentemente tragici che ne conseguono. Il gioco è ormai parte conclamata della vita del nostro Paese; non suscita nessuna preoccupazione, nessuna riflessione sulle sue tante negative conseguenze. Lo Stato padrone può tutto; può tassare il gioco ed impinguare le sue casse con 60 miliardi di euro all’anno. Lo fa perché a nessuno passa per la testa che trattasi di un fatto umanamente e socialmente sporco con conseguenze patologicamente gravi per la persona, per la famiglia e più in generale per la società nel suo insieme. Come per le sigarette lo Stato padrone si sente autorizzato a vendere morte e considerarsi a posto con la propria coscienza, scrivendo sul pacchetto “il fumo uccide”; così anche per il gioco la tolleranza è a 360 gradi. Il gioco è importante perché serve a fare cassa; serve a fare soldi, per cui ben vengano le sale bingo, le slot machine, i gratta e vinci, le lotterie, le sale da gioco, le ricevitorie del lotto e le tante offerte cabalistiche ed accattivanti che invitano l’ingenuo ed a volte sprovveduto cittadino ad avvicinarsi alla dea bendata, per quel colpo di fortuna che può cambiare la vita, ma che di fatto non arriva mai. Un messaggio falsamente ingannevole che fa proseliti ovunque e comunque. Per giocare crescono gli spazi e le offerte agli italiani. I gratta e vinci sono da qualche anno anche un prodotto delle Poste italiane, un circuito sempre più bassamente commerciale che ha smesso di essere socialmente utile e di offrire servizi ai cittadini. Ha più interesse a vendere pentole e gratta e vinci che fornire i suoi tradizionali prodotti postali alla clientela; intanto la crisi sistemica cresce ed affonda un servizio territorialmente utile ed utile allo Stato nella raccolta del risparmio postale, con le poste di periferia cancellate perché  non sanno vendere il pentolame o i gratta e vinci, assolutamente indifferenti del ruolo tradizionale particolarmente utile a garantire il territorio minore attraverso il funzionamento di servizi utili alla sopravvivenza delle piccole comunità. Perché in Italia si gioca tanto? Perché sono in tanti a giocarsi anche gli ultimi spiccioli? Non siamo forse al capolinea? Non è forse questa la fine disperata di una società disperata ed ormai senza speranza alcuna di futuro possibile? Ma quale futuro può mai esserci per chi vive da disperato la quotidianità del presente? C’è da ribellarsi e con forza; c’è da indignarsi e dire basta con uno Stato-padrone che alimenta i suoi tanti vizi favorendo il gioco, le vie della disperazione e qualche volta della morte per gioco che non giova a chi gioca, ma semplicemente a chi ne trae i vantaggi. Lo Stato-padrone e chi ha in mano la rete ingannevole del gioco italiano (dalle slot machine, ai gratta e vinci ed altro) ossia la società del malaffare, ben in sintonia con il sistema di garanzie, sono i diretti ed unici grandi beneficiari della fabbrica italiana del gioco legale ed autorizzato, con affari da 60 miliardi per lo Stato padrone. E i giocatori? Quale il loro ruolo? Purtroppo sono i disperati di un’Italia immoralmente disponibile a tutto, pur di farla sopravvivere nel sistema in cui ha scelto di vivere; sono le vittime sacrificali sempre più numerose che, non trovando risposte utili a vivere dignitosamente la loro vita, cercano le scorciatoie e le attrazioni di guadagni disperatamente facili. Ultima accattivante diavoleria è quella dei “Pacchi”, di una popolarissima trasmissione Rai, con milioni di affezionati spettatori, convinti di poter vincere, migliaia se non centinaia di migliaia di euro e così cambiare vita. Per carità di Dio chiudete questa ignobile fiera dei sogni! Non è da Paese civile. Non è umano far credere a tanti nella ricchezza facile. È una vergogna, assolutamente da cancellare, se non si vuole che gli italiani sprofondino nella disperazione come comune condizione di vita, di una realtà umana amaramente trasformata in un letamaio che va rubando non solo i sogni, ma la stessa vita di chi disperatamente cerca a lungo andare la via del NULLA, per farla finita con una vita d’inferno.

 

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