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Italia lavoro

3 luglio 2012 – 00:00Nessun commento

Giuseppe Lembo

All’orizzonte del nostro Paese, il lavoro è sempre più un “diritto negato”. Come si può pensare al futuro senza lavoro?  Come si può progettare un’Italia ispirata all’equità ed alla giustizia sociale, se si rifiuta a tanti, soprattutto ai giovani, prima di tutto, il pane della sopravvivenza e poi la fiducia nel futuro, purtroppo largamente negata dai tanti ladri di futuro che governano sgovernando, questo nostro Paese, creando in modo diffuso, sofferenze e sfiducia nel futuro? Abbiamo nel nostro Paese un giovane disoccupato su tre; abbiamo al Sud, il 40% di donne che non lavorano. Siamo in una condizione di crisi umana da cui è difficile, veramente difficile, uscirne. Secondo i dati ISTAT dell’aprile 2008, gli occupati italiani sono calati di ben 670 mila unità. Una situazione grave, da vero e proprio allarme rosso; occorre invertire la tendenza e creare occupazione, riducendo al massimo le situazioni di precarietà; se non si fa questo, si muore. Muore l’Italia; muore l’Italia del futuro, dove i senzalavoro sono soprattutto i giovani senza speranza. Molte delle cose fatte sono cose sbagliate e controproducenti; i 170 mila over 55 trattenuti a lavorare, non permettono minimamente ai giovani disoccupati di trovare un lavoro; e così mentre i padri continuano inopportunamente a lavorare, i figli continuano a rimanere disoccupati. L’Italia, altra grande e grave anomalia, è il Paese del lavoro nero. Che fare per salvare l’Italia e quel futuro dei nostri figli, sempre più un futuro negato, rubato dai tanti ladri di futuro che hanno governato questo nostro malcapitato Paese? La situazione è così grave, per cui si fa male a non accorgersene; soprattutto da parte di chi invece deve sapersene assolutamente accorgere, per governarla. E’ una situazione grave; è una situazione, fortemente esplosiva. Occorrono urgenti azioni di sviluppo per nuova occupazione. Non bastano più gli ammortizzatori sociali che richiedono cifre da capogiro (19,7 miliardi), per garantire la cassa integrazione a tutti. Ma oltre al CIG c’è anche la cassa integrazione in deroga che scatta dopo i due anni di cassa ordinaria e straordinaria e grava interamente ed unicamente sulle spalle dei contribuenti. È solo grazie all’intervento costosissimo ed insostenibile per un Paese economicamente in agonia come il nostro, che si è oggi evitato di avere mezzo milione di disoccupati in più. Oltre a questi strumenti di sostegno temporaneo a chi perde il lavoro, c’è anche l’indennità di disoccupazione della durata di 12 mesi per chi ha più di 50 anni e di 8 mesi per chi è più giovane (il tetto massimo è di 900 euro lordi mensili). Il mercato del lavoro italiano purtroppo, è in una situazione diffusa di crescente preoccupazione. Il lavoro che non c’è, crea una situazione di grave disagio umano e sociale, con attese senza prospettive certe soprattutto per il mondo giovanile a cui viene negato l’accesso al lavoro, non permettendogli così di inventarsi un futuro possibile. Un patto sul lavoro, senza alchimie e/o strategie da parte di chi, di fatto, non favorisce il lavoro, deve porsi come obiettivo primario.  L’Italia ha bisogno di lavoro; di lavoro quello vero e non più di tutte quelle situazioni emergenziali temporanee, compresi gli ammortizzatori sociali che non permettono al Paese di crescere e di svilupparsi guardando al futuro e prioritariamente al futuro dei giovani che deve diventare per tutti, un futuro garantito e non più e solo un futuro negato.

                                                                                               

 

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