Home » miscellanea

A te che leggi dopo mezzanotte…”La canzone dell’addio”

Inserito da on 16 maggio 2012 – 00:00No Comment

Giuliana Rocci

“Volo Az” l’era sempre piaciuta: quella canzone che si stagliava nell’azzurro, urlando un “Ti amoooo” forte di lui, solo quando lei aveva preso l’aereo sparendo tra le nuvole. E lui ancora di più a gridare …Quando troppo tardi per ritornare sui propri passi, troppo tardi per riacciuffare l’altro prima che scappi, troppo tardi per far sì che resti incollato al nostro andare quando l’abbiamo troppe volte allontanato non essendo capaci, di saper far quadrare la felicità con noi stessi, pur essendo abili di bilanci! Lui stava facendo di tutto per perderla…Per lei era fondamentale che entrambi pensassero allo stesso modo: e loro erano uguali in questo. Perciò soffriva tanto nel doversi riabituare a fare a meno di lui…una continua altalena che la stordiva, la prostrava e probabilmente lui era proprio da un’altra parte, ignaro del dolore che le bucava i giorni! Ma stavolta lei avrebbe chiuso davvero quella favola sentimentale, era l’ultima volta che riacciuffava a due mani il cuore, lo stritolava d’assenza, ma avrebbe chiuso quella lenta agonìa che invece era destinata a dar felicità ad entrambi. Era lui un masochista, che coinvolgeva anche lei per vigliaccheria, in uno stato di prostrazione che non le faceva trovar pace. E probabilmente nemmeno a lui, avvezzo a dover convivere nel tubo catodico della compressione! Davvero non lo invidiava ed anche se lo aveva capito per anni, ora non reggevano più i suoi top, quelle ossa che si portava a spasso sotto troppi dolori e tra mille bisogni nella segretezza del proprio cuore. Stavolta, se lui non l’avesse contattata nei prossimi giorni, avrebbe perfino gettato alle ortiche i suoi recapiti. Non capiva perchè lui non dovesse vivere un po’ in pace, come lei gli aveva suggerito e non avesse ancora urlato d’amarla, ad una luna sempre in cielo a guardarli, mentre il mare calmo, le faceva venir i lucciconi agli occhi di solitudine, in una domenica di svago. Aveva addirittura una vista fioca, con quell’umor acqueo centellinato, ed una specie di ponfi nelle cavità sottorbitali che la mettevano in guardia da lacrimucce insidiose. Specialmente l’occhio sinistro, sembrava il più traditore: si guardò allo specchio a malapena! Addirittura una punta bianca…l’organismo reagiva in mille modi, con segnali atipici ovunque, tra un ponfo sulla gota destra e due negli occhi. Roba da matti pensava, riacciuffando quelle conoscenze mediche che aveva, si rese conto che avrebbe dovuto curarsi…ma al momento non ne aveva voglia! Si rese conto dell’assedio morale in cui era, solo dopo aver saputo che lui sarebbe rimasto nel suo ruolo…senza di lei? Si sentì ridicola tutto ad un tratto, goffa nella sua semplicità, stupida nell’avergli dilatato sempre il suo cuore…sarebbe stata diversa dall’indomani! Peccato lui annullasse tutto: l’avrebbe voluto accanto, con lui sarebbe andata anche in capo al mondo… su un jet o in mongolfiera…semplicemente in quella città scaligera, dove tra un’arena ed un balcone, l’amore eterno ebbe la sua immortalità. In una città dolce al palato, avrebbe gradito sentirsi una Giulietta senza tempo…forse i Montecchi ed i Capuleti l’avrebbero assolta dalla polvere del tempo! Per lei, che ancora sapeva tessere l’amore di un canto, quando per l’amato, non ci sarebbe stata migliore occasione, che condividere con lui anche le vie del cielo! Squarciare l’azzurro della libertà: senza piccioni tiratori o spifferi indiscreti. Il volo nella libertà dell’essere, avrebbe sgravato anche lui di quella zavorra abitudinaria, che aveva finito quasi per esser la sua seconda pelle, in una banalità infingarda. Mentre Edmond Haracourt le ricordava quella canzone dell’addio “Partire un po’ morire perchè in ogni saluto, parte del nostro essere viene lasciata. Perchè in ogni addio seminiamo parte della nostra anima”. Per loro non sarebbe stato così…avrebbero portata intera la loro anima fino a destinazione. Avrebbero visitato tenendosi per mano un sogno d’amore che si portavano da sempre dentro… si sarebbero amati come i ragazzi della notte che Prevert ritrova a baciarsi contro le porte della notte …loro si amavano davvero, restando fanciulli dentro, al di là del tempo: loro, quelli di un tempo, uniti nel presente, sarebbero restati uniti anche il domani.Perchè lui ancora usava il paracadute? Avrebbe dovuto urlare di lì a poco il suo Ti amoo…a lei persa per sempre??? Ma poi come sarebbe andato avanti senza di lei??  Lei avrebbe incarnato “Il canto dell’addio” distaccandosi definitivamente, se lui non le avesse dato, a breve, quanto aveva in cuore: l’amore che voleva da lei!

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.