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I morti resuscitati da San Giovanni Bosco

Inserito da on 13 maggio 2012 – 00:003 Comments

Carlo Di Pietro

In tempi più recenti, è stata attribuita la risurrezione di almeno due ragazzi a S. Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore dei Salesiani. Oltre ai sogni premonitori, cosi tanti eventi miracolosi avvennero nella vita di don Bosco e attorno a lui, che papa Pio XI disse della sua esistenza: “Il soprannaturale divenne quasi naturale, e ciò che era straordinario divenne ordinario”. Quando ci si rende conto di quanti miracoli sono stati compiuti da anime sante in tempi recenti – come da S. Giovanni Bosco, da S. Giovanni Vianney (il Curato di Ars) e da padre Pio (che morì nel 1968), risulta più semplice accettare anche i racconti di miracoli che risalgono ad epoche precedenti. Nel 1866, quando don Bosco si trovava nell’area di Firenze, morì un ragazzino. Don Bosco pregò Maria Ausiliatrice (Maria, Aiuto dei Cristiani), si unirono a lui gli altri preti, e il ragazzino iniziò a respirare. Un caso più famoso ebbe luogo in precedenza, nel 1849. Un quindicenne di nome Carlo, che frequentava l’Oratorio di don Bosco, stava morendo. Chiamò don Bosco, ma il prete non c’era. Così i genitori chiamarono un altro sacerdote, che ascoltò la confessione del ragazzo. Ma il ragazzo chiamò ancora don Bosco prima di morire. Quando il santo tornò da Torino e venne a sapere della morte, si affrettò alla casa del ragazzo, e chiese: “Come sta?”. Il servitore interrogato rispose chiaramente: “È morto da dieci o undici ore!”. (Un resoconto dice ventiquattro ore; probabilmente si intendeva la durata del giorno). Ma don Bosco disse che il ragazzo “si era solo addormentato”; le stesse parole che Nostro Signore aveva usato a proposito di Lazzaro e della figlia di Giairo. Il servitore rispose che tutti in quella casa sapevano della morte del ragazzo, e che il dottore aveva già firmato il certificato di morte. Il servitore condusse don Bosco in salotto dai genitori affranti. La madre gli raccontò di come Carlo avesse continuato a chiamarlo prima di morire. Nella stanza dell’ammalato don Bosco mandò via tutti, ad eccezione della madre e di una zia. Il corpo giaceva avvolto, cucito in un lenzuolo, un velo bianco sopra la testa, pronto per la sepoltura. Don Bosco chiuse la porta, pregò per un po’ e poi disse forte: “Carlo ! Alzati !”. Il corpo del ragazzino iniziò a muoversi sotto il lenzuolo. La madre e la zia in lacrime guardavano sgomente. Il prete strappò il lenzuolo dal corpo e tolse il velo bianco che copriva il volto. Carlo sospirò, si mosse ed aprì gli occhi. Fissò la madre e le domandò perché era vestito con il lenzuolo funebre appena strappato. Poi notò don Bosco e lo salutò contento ringraziandolo. Il ragazzo raccontò al prete di quanto aveva avuto bisogno di lui, che per paura non aveva detto tutto durante la sua ultima confessione e che ora avrebbe dovuto essere all’inferno. Carlo raccontò a don Bosco che aveva sognato di essere circondato da una banda di demoni che stavano per buttarlo tra le fiamme di un’enorme fornace, quando una bella Signora intervenne. Ella gli disse: “C’è ancora speranza per te, Carlo! Non sei ancora stato giudicato”. In quel momento aveva sentito don Bosco ordinargli di alzarsi. La madre e la zia lasciarono la stanza perché il ragazzo chiese di confessarsi. Poi, dopo essersi confessato, Carlo gridò forte perché tutti sentissero: “Don Bosco mi ha salvato!”. Tutti i partecipanti al funerale accorsero nella stanza per vedere e sentire la storia. Pochi notarono che, nonostante la vitalità del ragazzo, il suo corpo restava freddo, come fosse morto. In quel momento andava presa un’importante decisione. Il Santo fece delle considerazioni sulla saggezza di Dio nel mostrare il valore di una buona confessione; Ma domandò anche a Carlo se, adesso che era pronto per il Cielo, preferiva andare in quel luogo o rimanere sulla terra. Il ragazzo, in presenza della madre e dei suoi cari, volse altrove lo sguardo. Lacrime inumidirono i suoi occhi. C’era un’aria di tranquilla attesa. Ci possiamo immaginare la commozione dei presenti. “Don Bosco, preferisco andare in Cielo”. (A volte la saggezza di un santo si trasmette ad un comune mortale!). Allora, Carlo si appoggiò indietro, chiuse gli occhi, e tranquillo morì ancora una volta. Don Bosco stesso raccontò questo evento diverse volte nel corso della sua esistenza. Di solito parlava del prete coinvolto in terza persona, usando la parola “egli”. Ma nel 1882, senza accorgersene, raccontò la storia usando la prima persona: “io”.

 

 

3 Comments »

  • Corinna scrive:

    Giovanni Bosco era un galantuomo con una fede semplice messa in ombra dalla sua opera volta al bene. Attribuirgli fole grottesche è davvero troppo. La fonte, immagino, sia verbale, rigorosamente bigotta e non documentata. Come sempre.
    Ne segua l’esempio, di questo grande uomo. Imbratti meno di chiacchiere Pontifex e questo giornale e sia capace di buone opere.

  • marco scrive:

    Io son cresciuto in una famoglia religiosa e San Bosco è stato sempre venerato. Mai sentito di morti resuscitati. Sono andato a cercare in internet per curiosità e l’unico che racconta questa storia è Carlo Di Pietro. Direttrice, per rispetto dei suoi lettori chieda le fonti a cui si è riferito questo suo giornalista. Non è credibile uno che se la canta e se la suona da solo e mette a rischio la credibilità del suo ottimo giornale.

  • Carlo Di Pietro scrive:

    Corinna lei sta diffamando Pontifex ed il sottoscritto. Le ripeto, come già detto, che se vuole può confrontarsi con me in un pubblico dibattito. Le fonti sono più che autorevoli e sono leggibili in qualsiasi biblioteca che voglia dirsi cattolica. Le ripeto, commentando lei si rende ridicola.

    Gentile Marco, internet è fonte di disinformazione. Le ricerche si compiono in biblioteca e si analizza, rigo per rigo, la letteratura certa. Oltre che, va detto, i miracoli qui indicati sono presenti anche nell’atto di canonizzazione del Don Bosco. Le ho già detto in altri commenti che la sua prosopopea oltrepassa talvolta la soglia della buona educazione.

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