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Italiani: un popolo senz’anima

Inserito da on 8 maggio 2012 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

L’Italia si sta fortemente impoverendo; c’è una povertà economica che colpisce le famiglie, in crescenti gravi difficoltà, che, così come ridotte, proprio non ce la fanno più a campare. Oltre alla povertà economica, c’è una altrettanto diffusa e crescente povertà umana, di valori e di rapporti tra le persone con forme di egoismo e di solitudine da vero e proprio familismo amorale. In questa crisi profonda, così come si va manifestando, c’è un elemento di forte sofferenza sistemica, da cui è assolutamente necessario uscire, per evitare guai peggiori. La povertà d’Italia, provoca in senso diffuso, la naturale conseguenza di una ribellione spontanea ed il rifiuto della politica, vista dai più come la prima e diretta responsabile dei mali italiani; tanto anche per gli effetti dei privilegi diffusi, degli sprechi e soprattutto delle ruberie che vedono protagonisti uomini e partiti della classe politica italiana, una classe dominante di lunga data, tanto da aver creato una gerontocrazia italiana di potere in controtendenza con l’Europa, l’Occidente e/o altre parti del mondo. Il caso italiano è un caso complesso, sorto per effetto di una complicità diffusa tra i rappresentanti del governo del Paese ed il popolo, un popolo sempre più senz’anima, attento solo ai privilegi possibili conseguenti ad un consenso complice e silenzioso, con tutte le leve del potere, non ultima quella di una burocrazia potente ed assolutamente refrattaria ai cambiamenti. Le cause della povertà italiana sono, prima di tutto, cause strutturali per il lavoro che non c’è; oltre a questa, sono anche cause comportamentali da ritrovare in un forte cambiamento umano, tutto rivolto all’apparire, al consumo sfrenato ed alla domanda di denaro, considerato il dio universale e potente a cui votarsi. E così il modello Italia di voler vivere a tutti i costi sopra le righe ha funzionato, alimentato, tra l’altro, da una classe dominante che, poco o niente con i piedi per terra, ha fatto sognare, facendo credere in un Paese più virtuale che reale. Oggi siamo inevitabilmente al capolinea; oggi c’è un’amara resa dei conti aggravata, tra l’altro, da una scarsa solidarietà europea e dai comportamenti assolutamente irresponsabili da parte del mondo del capitalismo finanziario, impegnato a far crescere le ricchezze dei pochi, sulle povertà più diffuse. E così, mettendo a bagnomaria la democrazia parlamentare, il nostro paese si è inventato un governo tecnico, sostenuto in modo anomalo, da una coalizione di partiti assolutamente diversi gli uni dagli altri. È scattato una solidarietà nazionale che ha permesso a dei tecnici di tassare tartassandoli, gli italiani che oggi hanno difficoltà a campare. Tutto questo mentre c’è, per effetto della crisi economica in atto, una decrescita dei servizi specialmente utili alla persona. Per quanto ancora può durare questa situazione assolutamente insostenibile? Nonostante il comportamento italiano da brava gente, siamo ormai al limite massimo della sopportazione. Il tempo della tolleranza e della disponibilità dei deboli nei confronti dei forti, è un tempo ormai scaduto; chi deve opportunamente prenderne coscienza, è bene che lo faccia presto, altrimenti, dietro l’angolo, c’è l’imprevedibile e l’irreparabile. Questo Governo ha lavorato, a suo dire, per mettere ordine nel disordine dei conti pubblici; per questo obiettivo ha attuato una politica di assoluto rigore, con tagli e tasse che hanno colpito, non i privilegiati, ma in modo pesante ed insostenibile, direttamente attraverso le tasse, indirettamente attraverso i prelievi forzati, i tartassati di sempre. Quali i risultati di questa manovra da lacrime e sangue? Ha impoverito ulteriormente l’Italia; sono diminuite le opportunità lavorative; sono aumentati prezzi e tariffe; è cresciuto il disagio, il malessere e la sfiducia dei cittadini. L’Italia si è ritrovata più povera, con i conti per niente a posto, con il rischio di altre manovre aggiuntive e con un numero crescente di disoccupati e di inoccupati senza lavoro e senza alcuna prospettiva certa di lavoro possibile anche nel breve termine. Il governo dei tecnici di Mario Monti che è nato, commissariando la politica, messa del tutto inopportunamente a bagnomaria e con un peso parlamentare trasversale assolutamente irrilevante nelle decisioni finali, per rastrellare altri soldi, questa volta negli apparati pubblici, aumentando il suo già alto peso gerantocratico, ha pensato di inserire nella squadra, nel ruolo di commissario, l’ultrasettantenne (più vicino agli anni ottanta che ai settanta) Enrico Bondi. Il commissario Bondi deve intervenire sulla spesa (ormai le pensioni hanno subito i loro tagli), riducendo i costi degli stipendi più elevati dei dirigenti pubblici, i voli di stato, l’uso delle auto di servizio, la rinuncia a compensi da parte di alcuni componenti del governo; tutto questo, anche se necessario ed un opportuno segnale di moralizzazione pubblica, è ben poca cosa. Il commissario dei commissari che, come in una vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera, di giovedì 3 maggio 2012, fa dire al neonominato commissario rivolto a Monti “Ma l’assunzione di un tecnico da parte di un governo di tecnici non le pare uno spreco?” Per ridurre gli sprechi e tagliare la spesa pubblica il premier si appella, tra l’altro, ai cittadini italiani, invitandoli a segnalare via web eventuali sprechi di loro conoscenza. Ma in che condizioni è ridotto questo nostro Paese? Devono essere proprio i cittadini onesti e senza un euro in tasca a fare gli spioni di stato per ridurre gli sprechi nella spesa pubblica? E la take force degli apparati pubblici che ci sta a fare? L’Italia, il Paese con più cittadini spiati del mondo, non riesce, nel rispetto delle regole democratiche, a moralizzare la spesa pubblica, riducendone gli sprechi. Non è certamente il popolo affamato a sprecare; gli sprechi sono tutti ad appannaggio della casta che ipocritamente recita a soggetto, facendo finta di voler fare i sacrifici, necessari al bene del Paese; ma è un far finta che non approda a niente, in quanto di sacrifici veri, non se ne parla proprio. Chi gode di privilegi vuole goderseli senza essere rotto le scatole; è il popolo dei tartassati, ormai affamato e disperatamente in difficoltà di sopravvivenza che deve imparare a continuare a togliersi il pane di bocca, per garantire sopravvivenza e ricchezza a chi governa, una rappresentanza politica o tecnica che sia che non vuole essere assolutamente disturbata, altrimenti passa con cattiveria, ad una fase finale non solo di tagli ma anche di eliminazione delle tante bocche inutili di italiani che vivono vegetando, privati come sono della loro dignità primaria che è quella di uomini, purtroppo sempre più spesso messa da parte come dignità inutile, da parte di chi governa le sorti di questo nostro malcapitato Paese. Un Paese che non sa rispettare la dignità umana, non sa rivolgersi ai saperi di cui dispone, non sa capire l’importanza della cultura e dei beni culturali ai fini dello sviluppo possibile, è un Paese inevitabilmente destinato al fallimento. Le moine di Mario Monti con provvedimenti che non portano da nessuna parte, sono le moine di sempre; associano, in questo nostro malcapitato Paese, anche i tecnici al comportamento della politica, un comportamento di casta e di privilegi causa maledetta del fallimento italiano che, speriamo cessi il più presto possibile, per così riprendere la faticosa strada della rinascita e della resurrezione, purtroppo violentemente compromessa dai tanti ladri di futuro che tanto male stanno facendo agli italiani di oggi ed ancor più ai nostri giovani dal futuro sempre più negato, per i quali bisogna a tutti i costi cambiare da subito, evitando così gravi disagi umani per quelli che verranno, vittime innocenti delle responsabilità dei loro padri, sempre più ladri di futuro dei propri figli.                                                                                        

 

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