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A te che leggi dopo mezzanotte…”L’uomo che non sapeva amare”

Inserito da on 8 maggio 2012 – 00:00No Comment

Giuliana Rocci

I pensieri le disturbavano la mente, mentre la luna, quella stessa che qualche sera prima s’era divertita a strapazzarle il cuore, continuava interrogativa a divorare il cielo. Solo qualche giorno prima…tutto era sembrato perfetto o quasi. Nel suo tour, sotto il suo ring, lei sempre dall’altra parte per sostenere il suo campionato di serie A. Sul gong finale, già s’era attrezzata al verdetto qualunque sarebbe stato: lui a tappeto, questo lei non l’aveva previsto. Aveva dato l’anima in quel suo tour, seguendolo di tappa in tappa, prima che il match finale, ne decretasse il titolo. Lo vedeva un vincente-uomo: forse più uomo, che vincente, al punto che la sera prima, quasi a mezzanotte, l’aveva scorto stanco, distrutto ed aveva dovuto rigettare quell’unico slancio che le accelerava il cuore: buttargli le braccia al collo lì, sotto tanti occhi indiscreti, curiosi…ancora una volta, aveva dovuto frenare ciò che aveva in cuore, mentre quella loro vincente luna, continuava ad essere sempre più a palla. Con un gesto imbarazzato, si era riannodato il baralino al collo, mentre l’argento dei bracciali, aveva tintinnato la sua voglia di averne al polso qualcuno regalato da lui. Aveva sospirato: mai un pensiero gentile per lei, mai un’attenzione, mai un regalo che non fosse scivolato nella formalità. Lui era così, senza iniziative verso di lei, da far arrossire un ragazzino. Rimaneva tale, perchè in troppi a caricargli le spalle di problemi. Con lei soltanto, si liberava di tutto e correva come un puledro nella felicità d’esistere. Lei lo amava da tanto e sempre allo stesso modo e lui, allo stesso modo, intensamente non se la toglieva dal cuore. E mentre lei parlava freneticamente, per celare l’imbarazzo ogni volta che incrociava il suo sguardo in pubblico, lui la osservava beato, contremplando un capolavoro dialogicamente complice che lei ogni volta tesseva sapientemente. Era tanto ormai, troppo, eppure quel loro rapporto intenso, indivisibile, non mollava entusiasmo. Le endorfine avevano sempre una buona fetta di attenzione. Era stato bellissimo guardarlo ed attenderlo, vederlo ogni sera ed aspettare di rincontrarlo…era stato bello sperare con lui e vivere ansie e tensioni…era stato bello essere la sua mezzaluna, mentre lui la guardava più che mai consapevole che senza di lei, non avrebbe fatto molta strada. Ora voleva vederlo, gli mancava terribilmente: perchè il tempo, quello che una volta aveva voluto incapsulare in quella clessidra che gli aveva regalato, non s’era fermato? Il loro amore, suggestivo, un dono della vita, un completamento senza mezze misure: loro erano naturalmente fatti l’uno per l’altro, identici, ma anche complementari. A tappeto, lei non voleva vederlo, pensava lui, mentre lei non faceva altro che attrezzarsi ad alzarlo da qual tappeto, a volerlo rivedere sul ring della vita con lei accanto…era tanto che  gl’iniettava col suo esclusivo amore, fiducia ed energia, al punto da dimenticarsi di sè. E mentre pensava che l’amore, come diceva Segal “Mai dire mi spiace” e glielo ricordava anche il mini cuscino, dalla parete della sua casa in collina, ingoiava l’amaro delle lotte che aveva fatto con tanti per lui e tentava di non soccombere sotto quella tristezza della mancanza di lui. Voleva essergli accanto, proprio ora che lui era restato a tappeto, se non altro per medicargli qualche ferita: ma lui le chiudeva la porta in faccia…e lei, ancora una volta, a soffrire per il suo modo di amarla…no, dopo quello che c’era stato in quelle sere, lei sapeva che lui le apparteneva, come lei a lui, perchè lui allora non sapeva amarla e s’arrendeva definitivamente a quel loro rapporto??? Avrebbe imparato prima che lei avesse dato definitivamente un colpo secco a quel loro irrinunciabile amore? O avrebbe perso definitivamente il vero amore che la vita gli offriva? Bastava solo che lasciasse vivere il suo cuore, che gli dettava di star con lei…

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