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I castighi divini esistono: eretico chi li nega!

Inserito da on 27 aprile 2012 – 00:007 Comments

Carlo Di Pietro

Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si nomina soltanto l’onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato, [Cf  Gen 1,1;  Gv 1,3 ] tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; [Cf  Mt 6,9 ] misteriosa, perché la fede soltanto la può riconoscere allorché “si manifesta nella debolezza” ( 2Cor 12,9) [Cf  1Cor 1,18 ]. “Egli opera tutto ciò che vuole” ( Sal 115,3). Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” ( Gen 49,24;  Is 1,24 e. a), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” ( Sal 24,8-10). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” ( Sal 135,6), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Cf  Ger 32,17; 269  Lc 1,37 ] e dispone della sua opera come gli piace; [Cf  Ger 27,5 ] egli è il Signore dell’universo, di cui ha fissato l’ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Cf  Est 4,17 b;  Pr 21,1;  Tb 13,2 ]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” ( Sap 11,21). Il castigo è una punizione che si infligge a chi ha commesso una colpa, una trasgressione, una disubbidienza, con lo scopo di correggerlo. Il Signore voleva questo: un numero anche minimo di giusti per salvare la città. “Ma – afferma il Papa – neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera d’intercessione di Abramo. Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19)” (Benedetto XVI, Udienza generale del 18 maggio 2011). Il Papa ricorda dunque che “non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo”. Il peccato porta con sé, come conseguenza, il castigo, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Con queste parole Benedetto XVI non ha fatto altro che collegarsi ai suoi immediati predecessori, quei Papi il cui Magistero gode, come ricorda padre Mucci, della prerogativa dell’infallibilità, quando, nel loro Magistero ordinario, ribadiscono la continuità di un insegnamento pontificio. Papa Benedetto XV ricorda, nel corso della Prima Guerra mondiale, che “le private sventure sono meritati castighi, o almeno esercizio di virtù per gli individui, e che i pubblici flagelli sono espiazione delle colpe onde le pubbliche autorità e le nazioni si sono allontanate da Dio” (Benedetto XV, Discorso ai predicatori quaresimali di Roma del 19 febbraio 1917) poiché “Dio, che governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità” (Benedetto XV, Enciclica In praeclara summorum del 30 aprile 1921). Pio XII, in occasione della rivolta di Ungheria, insegna che il Signore “come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna” (Pio XII, Enciclica Datis Nuperrime del 5 novembre 1956). Il Beato Giovanni XXIII afferma che “l’uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini”; perciò “Egli [Gesù] vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi” (Beato Giovanni XXIII, Radiomessaggio del 28 dicembre 1958). “Come siamo meschini, come siamo davvero colpevoli al punto da meritare i castighi del Signore!” (Paolo VI, Omelia del 13 marzo 1966), esclama Paolo VI; mentre Giovanni Paolo II spiega che Dio “esige sì soddisfazione, e tuttavia è anche clemente, e non ci punisce tanto quanto meriteremmo” (Giovanni Paolo II, Omelia del 22 febbraio 1987); “Dio ricorre al castigo come mezzo per richiamare sulla retta via i peccatori sordi ad altri richiami” (Giovanni Paolo II, Udienza generale del 13 agosto 2003). In che cosa consiste la Provvidenza divina? Essa consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. Dio è l’autore sovrano del suo disegno. Ma per la sua realizzazione si serve anche della cooperazione delle sue creature. Allo stesso tempo, dona alle creature la dignità di agire esse stesse, di essere causa le une delle altre (Comp. CCC 55). Come l’uomo collabora con la Provvidenza divina? All’uomo Dio dona e chiede, rispettando la sua libertà, di collaborare con le sue azioni, le sue preghiere, ma anche con le sue sofferenze, suscitando in lui «il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13) (Comp. CCC 56). Se Dio è onnipotente e provvidente, perché allora esiste il male? A questo interrogativo, tanto doloroso quanto misterioso, può dare risposta soltanto l’insieme della fede cristiana. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male. Egli illumina il mistero del male nel suo Figlio, Gesù Cristo, che è morto e risorto per vincere quel grande male morale, che è il peccato degli uomini e che è la radice degli altri mali (Comp. CCC 57). Perché Dio permette il male? La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene. Dio questo l’ha già mirabilmente realizzato in occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male morale, l’uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione (Comp. CCC 58).

7 Comments »

  • Corinna scrive:

    Mi limito al solo titolo: il punto esclamativo finale ha una sua valenza. Definire “eretico” chi non crede né nei castighi divini né nelle sue fandonie è decisamente un cattivo uso della lingua Italiana. Su un giornale occorrerebbe avere maggior cura di questi aspetti. A meno che non si tratti di cecità mentale e ignorante.

  • Benedetta scrive:

    Fossi in lei ci andrei adagio con il dare dell’eretico ai suoi confedeli. Quelli potrebbero prenderla come un novello Savonarola. Quelli che invece non credono ai castighi di Dio non perdono tempo con lei. Da questi non deve temere nulla.

  • lupo solitario scrive:

    Dio Onnipotente oltre ad essere SOMMA BONTà è in primis SOMMA GIUSTIZIA.
    Pronto a perdonare chi si pente sinceramente, ma condannando alla “pena eterna”(non godere della SUA vista)i peccatori.

    Probabilmente Giovanni Paolo II, sperimentando su di se la “PUNIZIONE SALVIFICA” parlò della TEOLOGIA del DOLORE.
    in bocca al lupo

  • Giulio Caso scrive:

    Un’ipotesi, spero non in competizione con le religioni, sul perché del “bene e del male”, potrebbe essere legata ai motivi dell’esistenza:
    - La vita dell’uomo potrebbe essere finalizzata/coltivata per produrre emozioni.
    Ad esempio lo scambio uomo e piante (animali e vegetali): anidride carbonica in cambio di ossigeno.
    Uomo (materia – energia – pensiero)che produce emozioni di qualsiasi natura; emozioni che verrebbero contraccambiate con le “regole” sull’universo, visibile o che sia.

  • Raffaella scrive:

    Non riesco proprio a capire come si faccia a sostenere simili cose. I castighi divini esistono? Prove, possibilmente inconfutabili. Altrimenti non vedo il senso di mettere addosso tanta paura alla gente. A meno che non ci sia dietro il fine di far comprare rosari e libri vari. Ho trovato davvero disgustoso attribuire al castigo divino la morte del povero Claudio Pinna al cantante Jovanotti. Dove sono le prove per affermare queste cose? Non mi pare giusto scrivere certe cose. Meglio un giorno da eretico che una vita da credente miope

  • Joseph scrive:

    Cara Raffaella,
    evidentemente non hai sentito le registrazioni (che passeranno alla storia) di don Livio Fanzaga. Le trovi in Internet. Questa gente basa la propria stessa sopravvivenza sulle paure istintuali della morte che da sempre ha l’uomo. La loro forza sta nella paura e noi, stato bigotto, diamo a loro tutto o parte dell’otto per mille. Dopo che Berlusconi sanò con i fondi dell’otto per mille il bilancio del comune di Catania non ho più firmato a favore dello stato. Purtroppo l’otto per mille va necessariamente a tutti quanti, anche a questi menagrami fanatici.
    Joseph (non certo Ratzinger)

  • Carlo Di Pietro scrive:

    Corinna e Joseph se solo voi aveste sfogliato il Catechismo, sapreste di essere oltre che in errore anche gravemente audaci nel giudicare le ricerche altrui.

    Ribadisco quanto detto in articolo ed approfondisco in un testo di nuova pubblicazione.

    Signori ma avete dei preconcetti contro il sottoscritto?

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