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L’Italia e l’austerità: inizio della fine

Inserito da on 31 marzo 2012 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

La disoccupazione crescente, la disperazione economica, altro non portano che povertà diffusa. Mentre le fabbriche chiudono, i consumi si riducono soprattutto per effetto dei prezzi che aumentano, si va producendo una situazione omogeneamente diffusa di impoverimento; di grande povertà diffusa. Ben sette Paesi europei sono in recessione; si produce di meno; purtroppo, si continua a produrre  di meno. Diminuisce la ricchezza; diminuiscono le risorse; si consuma di meno. In Italia ed in alcuni Paesi dell’Europa, siamo ormai più poveri. In tutto questo profondo malessere sociale, umano ed economico dov’è l’Europa? Quale il suo vero volto? Di quale umanità europea si tratta, se tra i popoli che ne fanno parte (purtroppo legati tra di loro solo dalla moneta), si producono tante situazioni di disperazione e di morte? Con l’esercito dei poveri in crescita quale sarà mai il futuro possibile? Quale il futuro ipotizzabile? Che succederà nel futuro di ogni singolo stato? Intanto c’è una purtroppo amara certezza; la gente è disperata; è depressa e non sa cosa fare. Sono tanti i poveri in Grecia; tanti sono i suicidi disperati in Paesi solo nominalmente europei, ormai sull’orlo del collasso. Tanta parte del popolo d’Europa, affolla le mense della caritas e della spontanea e crescente assistenza, che mette a disposizione di chi non ha, il piatto della disperata sopravvivenza. Ma di realtà come la Grecia in grave difficoltà economica, l’Europa ne contiene anche altre; la Spagna, il Portogallo e non ultima anche l’Italia. Per tanta parte dell’unione monetaria europea, dietro l’angolo c’è il default; c’è il fallimento; c’è la disperata uscita dalla moneta unica. In tanti paesi europei è in forte crisi il lavoro; tanti i licenziamenti; la disoccupazione è crescente. In questo clima è in grave crisi di futuro soprattutto il mondo delle giovani generazioni. È il Sud d’Italia e d’Europa il vero tallone di Achille; è sempre più la parte debole della falsa unione europea a pagare; a pagare il conto non più sostenibile. Il Sud in Italia ed in Europa, più delle altre sue parti, è già in povertà. Un segnale, in tal senso, inequivocabilmente forte, viene proprio da Napoli, dal Sud dell’Italia dove, per sopravvivere, dove per mangiare, si vende di tutto; una vera e propria economia di guerra; una grande emergenza sociale ed economica che spinge tante coppie a vendere anche le fedi nuziali (Corriere del Mezzogiorno – domenica 18 marzo 2012). Purtroppo la povertà è di casa al Sud d’Italia, al Sud d’Europa. La povertà è da noi; inutile sconfessarla e/o fare inopportuni scongiuri per tenerla lontana. È da noi; fa parte di NOI. È ormai di casa ed in modo sempre più diffuso e coinvolgente. Che altro ci dobbiamo aspettare oltre tutto questo? Forse il pericolo dietro l’angolo potrà essere quello di altri nuovi pazzi della storia di eliminare fisicamente le tante bocche affamate da sfamare? Diciamo e speriamo di no, ma purtroppo è d’obbligo diffidare dell’impegno umano che produce sempre più tecnologie e sempre meno saperi, per cui si nutre di crescente aridità e quindi di diffusa disumanità. Il mondo non riesce ad umanizzarsi; non riesce ad unirsi negli intenti e negli sforzi di un insieme solidale tale da saper pensare positivo e positivamente preoccuparsi ed occuparsi dell’uomo della Terra; della vita dell’uomo sulla Terra e non di violenti e disumani egoismi che a lungo andare possono mandare in frantumi quella fragilità dei rapporti umani, un viatico che così com’è, non porta da nessuna parte; non porta giovamento per nessuno; proprio per nessuno. Ma perché non ci fermiamo a riflettere? Perché non ci fermiamo a guardare da vicino i mali del mondo; i mali d’Europa; i mali d’Italia? Considerate le condizioni in cui si trova il nostro Paese, oltre tutto questo, che altro ci dobbiamo aspettare? La disperazione di tanti, purtroppo, è ormai alle stelle; anche per il solo mangiare a Napoli si fa ormai di tutto. Sono tanti gli italiani in gravi, gravissime difficoltà. Per assoluta mancanza di soldi, non si pagano più le rate del mutuo; non si pagano più le bollette. Si riducono i consumi ed in tanti correranno il grave rischio di perdere la casa che, senza scrupoli, non pagando, viene gravata di ipoteca e quindi svenduta ai disonesti approfittatori delle disgrazie altrui. A Napoli, area calda dell’attuale grave crisi economica che va assumendo sempre più per tanti caratteristiche di una vera e propria crisi esistenziale, città simbolo di sprechi, per sopravvivere, si privano anche delle fedi nuziali. Siamo ormai vicini al capolinea; siamo veramente all’inizio della fine. A Napoli e provincia nel solo anno 2011 sono state concesse ben 180 licenze, per compravendita di gioielli (80 solo nel capoluogo partenopeo). Una vera e propria febbre dell’oro, per sottrarlo ai poveri e poi passarlo nelle mani dei ricchi banchieri-finanzieri. C’è una grande disperazione umana diffusa; gente in povertà estrema che si priva anche di oggetti simbolo quali le fedi, pur di sopravvivere. A Napoli e non solo a Napoli ma in gran parte del Sud ed in Italia più in generale, crescono le povertà; un bambino su tre, nella capitale del Sud, è sotto la soglia di povertà; due famiglie su quattro non pagano le bollette perché non hanno i soldi per pagarle ed una famiglia su quattro non riesce a pagare i ticket dei medicinali, per cui chiudendosi sempre più in se stessi, si rinuncia perfino a curarsi e …. in tanti perfino a vivere. È, purtroppo, questo veramente l’inizio della fine; è l’inizio di quel malessere profondo che rischia di far saltare la “polveriera Italia” ed il suo ordinato e tanto diversificato insieme sociale. Quando un Paese non ha più da mangiare non è forse un Paese fallito? Non è forse morta la sua democrazia? Non è forse, da ultima spiaggia, la sua dignità di POPOLO? Questa è purtroppo l’Italia; questa è la nostra Italia. Senza lavoro, con tanto malessere umano e sociale, vive la sua triste condizione preagonica di crisi profonda, in attesa di quella che sarà la sua inevitabile fine, con la speranza nel cuore che si esca dalle macerie in una condizione rigenerata dal punto di vista umano, sociale ed economico e senza più il male estremo della malapolitica, fonte di una malasocietà, dovuta tra l’altro alla malafamiglia, alla malascuola, alla malacultura e ad un insieme sociale in forte crisi per effetto di tutti questi mali messi assieme nel corso di lunghi anni vissuti in modo poco virtuosi e poco solidali, facendo prevalere sempre ed ovunque il “male” apparire sul “buon” essere.

 

                                                                                   

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