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Alcune ulteriori considerazioni sulla discussione in corso sulle Indicazioni

Inserito da on 25 marzo 2012 – 00:005 Comments

Gennaro Tedesco

 A me sembra che il documento ministeriale per quanto riguarda gli  standard d’apprendimento, competenze, traguardi e valutazione, abbia, per lo meno in parte, demandato volutamente ai docenti una loro maggiore possibilità e capacità  di programmazione, curricolarizzazione e valutazione. Mi sembra che una delle logiche del documento in questione sia anche il tentativo di riportare al centro della Scuola e del suo gioco inesausto, protagonisticamente, le capacità di elaborazione intellettuale e professionale di autonomia e responsabilità del docente  nei confronti della totalità della comunità educante  in un contesto di scambio permanente e ricorrente col mondo,  non solo scolastico, lavorativo e relazionale ( alludo in questo caso ai genitori e agli agenti del territorio ), ma soprattutto culturale , nel senso non solo di una pedagogia culturale, ma anche e soprattutto di una apertura totale e globale  nei confronti dell’avventura intellettuale e umana . Per quanto riguarda la valutazione o la sua eventuale carenza nel documento ministeriale , essa mi sembra del tutto voluta e programmaticamente perseguita. Prima di tutto perché esistono vari approcci a tale spinosa e intricata questione . Per motivi di brevità , li ridurrò a due, ma è evidente la molto maggiore complessità del problema. Credo che  in parte l’attuale dibattito su tale questione veda fondamentalmente schierati due schieramenti contrapposti : da una parte gli oggettivisti e dall’altra i soggettivisti. Gli oggettivisti , che sostengono la riducibilità della valutazione  a una misurazione quantitativa e oggettiva delle competenze dell’alunno, facendo ricorso a una varia e sofisticata strumentazione, dai test alle elaborate e complesse indagini internazionali sugli standard formativi e intellettuali degli allievi, delle scuole e  dei sistemi educativi,  si inseriscono  nell’approccio funzionalistico  , macchinistico e sostanzialistico dell’attuale filosofia aziendalistica dominante in Europa, in Italia e nel mondo. L’alunno e i suoi risultati sono tutti misurabili nell’ottica di una maggiore efficienza ed efficacia del sistema , ogni competenza è misurabile e accertabile scientificamente al di là e, forse, contro ogni considerazione dei contesti situazionali, interazionali e comunicativi del discente, ma anche del suo ambiente di apprendimento col mondo circostante. I soggettivisti  partono, in un certo qual modo, tanto per capirci più rapidamente e meglio , da un approccio simpatetico all’alunno. Essi vogliono creare ambienti di apprendimento in cui l’allievo sia valutato nel suo contesto di riferimento, nel suo approccio globale e totale  alla realtà e alla vita. Mi sembrano, senza ombra di dubbio, due  mondi di valutazione completamente diversi. Se esistono queste differenze ,  allora non solo gli stili di valutazione sono diversi , ma anche curricoli e competenze e quindi l’eventualità di una certa vaghezza ministeriale. A me  pare che questa questione, questa divaricazione, culturale, epistemologica ed educativa, vada posta in rilievo, anzi enfatizzata anche rispetto alla prossima discussione sull’innalzamento dell’obbligo e sugli eventuali monitoraggi  e sulle eventuali visite nelle scuole. E non mi sembra solo un problema filosofico , ma anche pragmatico , perchè è evidente che non si può chiamare nessuno a far proprie logiche larvatamente o esplicitamente aziendalistiche   quando poi le stesse Indicazioni sembrano lasciare un’ampia , salutare ed intelligente apertura verso posizioni e pratiche diametralmente opposte. Concludo il mio modesto e rapido intervento , precisando che ci sarebbe bisogno di una più duratura e intensa discussione su questo punto da me sottolineato perché mi sembra strategico e preliminare a qualsiasi eventuale azione pratica .

5 Comments »

  • Joseph scrive:

    Ma non è che le sue conoscenze della scuola reale siano solo frutto di un “sentito dire”? Non mi dispiace la modellizzazione in oggettivisti e soggettivisti. Sicuramente nel settore Fisico-Matematico essere “soggettivisti” è davvero tanto difficile. Specialmente quando si ignora (come fa lei) che la programmazione d’inizio d’anno è un atto collegiale, criteri di valutazione incluisi. Il soggettivismo diventa così “buonismo” di alcuni di fronte agli errori. Porre l’argomento di un logaritmo non negativo invece che strettamente positivo è un errore grave e non una svista, specie se ripetuto, non crede? Io temo anche il soggettivismo nei temi d’Italiano e per questo un docente serio provvede ad una griglia di valutazione “in chiaro” uguale per tutti gli studenti. Il problema della valutazione non è pertanto un problema legato alla Didattica ma un problema di serietà del Docente. E i buoni docenti anche lo studente sfaticato li riconosce subito a “fiuto”. Peccato che molti presidi non abbiano tale fiuto. Peccato che gli ispettori del Ministero stiano sempre a Roma. Lei usa tanti paroloni, ma, a mio avviso, conosce molto poco.

  • Margherita scrive:

    Il titolo è davvero fuorviante, quanto alla terminologia (contesti situazionali)credo farebbe meglio a scrivere d’altro.

  • Gianluigi64 scrive:

    “A me pare…”
    “A me sembra…”
    Scusi, ma chi si crede d’essere? Oltretutto di “scuola” reale lei ha idee poco chiare. Lasci scrivere chi della scuola conosce in prima persona qualcosa.

  • Corinna scrive:

    Si sono dimenticati di rimuovere questo papocchio di opinioni senza opinioni? O l’articolista è caro all’Olimpo?

  • E. Viappiani scrive:

    Leggo che “ci sarebbe bisogno di una più duratura ed intensa discussione”. Veramente faccio già fatica a comprendere l’argomento specifico sin dalla prima riga, che inizia con un secco “A me sembra” senza introdurre minimamente il tema trattato.

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