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Niente scuse: e’ l’odio ad armare la mano degli psicolabili

Inserito da on 23 marzo 2012 – 00:007 Comments

Giovanna Rezzoagli

Per compenetrare l’essenza di questo scritto è opportuno chiarificare che cosa si intende per “psicolabile”. Psicolabile è colui/colei che è affetto da labilità emotiva, ovvero che si trova in stato di instabilità della condizione emotiva risultante facilmente modificabile dagli stimoli extrapsichici ed intrapsichici. Questa è la definizione tecnicamente corretta di psicolabile. Cosa significa in termini di più facile comprensione? Semplicemente significa che esistono soggetti il cui rapporto con la dimensione della realtà è fortemente condizionato da ciò che sentono, vedono, leggono, percepiscono. Non sempre è una condizione patologica vera e propria, a volte è più corretto ricondurre una certa influenzabilità emotiva ai tratti peculiari della personalità di un soggetto. In altri casi invece può rappresentare uno dei primi sintomi di alcune forme schizofreniche, particolarmente della schizofrenia paranoide. Queste precisazioni sono fondamentali per capire che esistono molti soggetti che potenzialmente possono diventare molto pericolosi, per se stessi e per la società. Nessuno può azzardare una stima percentuale di quanti siano i soggetti psicolabili all’interno di una determinata società, e, ai fini di una seria ed intellettualmente onesta dissertazione, non è utile. In verità è sufficiente un solo soggetto psicolabile per far si che possa innescarsi una spirale distruttiva. Ecco perché diventa fondamentale una comunicazione il più possibile scevra di incitazioni dirette o indirette all’odio in tutte le sue infinite declinazioni. Parliamoci chiaro: in questi anni duemila che, nell’immaginario collettivo, avrebbero dovuto portare pace sociale e benessere diffuso, l’odio è diventato il più presente degli affetti. Sui media, nei rapporti sociali, l’odio e la prevaricazione sono onnipresenti. A nessuno viene in mente la semplice evidenza che i cosiddetti “folli” integralisti sono in aumento? Prendiamo ad esempio Anders Behring Breivik, l’autore della strage avvenuta sull’isola di Utoya e degli omicidi perpetrati ad Oslo il 22 luglio 2011. Una volta arrestato ha fornito un lucido quadro motivazionale dei suoi crimini, definibile delirante. Il delirio, sempre patologico, gli ha permesso di ottenere la non punibilità per incapacità di intendere e volere. Militante dell’estrema destra ha compiuto i suoi crimini spinto dall’odio razziale e religioso. Un identico quadro sembra delinearsi per Mohammed Merah, il responsabile delle morti si Tolosa. Stesso odio razziale e religioso. Non è certo un caso. I legami sociali che uniscono attraverso la medesima appartenenza ad una determinato gruppo razziale e/o ad una religione sono tra i più forti che possono crearsi tra diversi soggetti ma anche tra un singolo soggetto e l’ideazione del reale. Questi legami rappresentano una forma di sicurezza, di antidoto a molte tra le più ancestrali paure dell’uomo, che, sin dalle proprie origini, ha compreso l’importanza del vivere in comunità. In un soggetto psicolabile l’influenza di questi parametri può essere enorme. L’insicurezza ed il senso di inadeguatezza sociale sono, in genere, tratti peculiari dello psicolabile, quando egli crede di trovare un’ideologia capace di lenire questi dolorosi sentimenti, in genere, l’abbraccia senza riserve. La storia insegna che un solo uomo può portare alla follia un intero popolo, ma persino Adolf Hitler ebbe contestatori e certamente non si può affermare che tutti i tedeschi fossero conniventi del regime dittatoriale. Molti lo furono. Molti lo sono sempre di fronte a chi offre pronte risposte che si vorrebbero avere alle molte domande. Risulta molto più facile adeguarsi alle ideologie altrui piuttosto che elaborare propri convincimenti: spesso essere intellettualmente liberi può costare l’isolamento sociale se non l’ostracismo vero e proprio. Ma la libertà è davvero un bene inestimabile, e tra tutte le libertà di cui si può godere quella di pensiero è la più grande. Chi ha la mente libera raramente conosce l’odio, non ne ha bisogno perché sa che ciascuno ha i suoi stessi diritti. Voltaire scrisse che, poiché viviamo in società, nulla è buono per noi se non lo è anche per la società. Dire che l’odio è male è ovvio e banale, ma ciononostante viviamo nell’odio, lo tolleriamo e persino lo predichiamo ogni volta che ci sentiamo migliori di un altro. Qualsiasi altro. Quest’odio che arma la mano dei tanti psicolabili che a volte uccidono, a volte si uccidono, tante volte proseguono a seminare altro odio.

7 Comments »

  • Margherita scrive:

    Tutto perfetto. Peccato non si sottolinei il fattore religioso che sfocia in fanatismo. Il caso di Tolosa a me sembra un caso attinente. Qui la psicolabilità dell’individuo ha la mano armata da chi pensa di avere l’unica tra le religioni possibili. Fanatici in tal senso ce ne sono tanti e chianmarli “integralisti” è un buonismo fuori luogo.

    • Tommaso scrive:

      La religione non genera fanatismo, ma sono le ideologie che lo generano.
      Come il nazismo e il comunismo del secolo scorso, erano ideologie estremiste, che hanno fatto milioni di morti, per lo più, povera gente indifesa e innocente.

  • Gentile Margherita, il buonismo non serve a nessuno, è deleterio. Definire deleterio l’integralismo è un eufemismo. Chiunque creda di essere migliore di un altro è solo un soggetto che ha paura di riconoscersi fragile. Ma sta nel conoscere la propria fragilità la vera forza interiore che permette di affrontare la vita. Chiunque diffonda le proprie idee a qualsiasi titolo e con qualsiasi mezzo non può esimersi dall’assumersene piena responsabilità. Io per prima, beninteso. In un epoca in cui la debolezza impera bisognerebbe promulgare incontro e toleranza, non odio e autoreferenzialità. Questo è il mio punto di vista, a ciascuno il suo. Tuttavia basta guardarsi intorno per poter osservare che di integralismi davvero non ne avremmo bisogno. Di nessun integralismo.
    Grazie per il commento.
    Cordialmente.
    Giovanna Rezzoagli Ganci

  • Joseph scrive:

    Ho letto l’articolo e il primo commento cui lei ha risposto. Lei ha la capacità di dire e non dire e questo, a mio avviso, è un’arma a doppio taglio nell’informazione.Di fronte a uno che sostiene che un prete pedofilo sia un male minore rispetto a un prete eretico lei mi sta a dire che questo individuo si è assunto le sue responsabilità? Ne è sicura?

  • Gentile Joseph, mi scusi, ma a volte quello che sembra un dire e non dire e’ semplicemente astensione dal giudizio. Per essere precisi e’ un tentativo di astensione dal giudizio, perché e’ impossibile non avere giudizi.
    Lei vorrebbe da me una presa di posizione netta, che in realtà ha già. Non le sembra forse chiaro che nel mio scritto affermo che chiunque comunica ha la responsabilità morale e materiale di ció che trasmette? Se non era chiaro prima, spero lo sia ora. Io sono ben sicura di prendermi le mie, di responsabilità, e tanto mi basta. La ringrazio perché mi ha offerto lo spunto per scrivere un articolo sulla pragmatica della comunicazione, che io da non giornalista conosco, ma che invece tanti giornalisti o ignorano o fanno finta di non conoscere.
    Cordialmente.
    Giovanna Rezzoagli Ganci

  • Vincenzo scrive:

    L’essere psicolabili comporta problemi a se stessi e a chi e’ vicino negli affetti.In questo caso mi chiedo quale atteggiamento deve avere chi ha un rapporto affettivo con un elemento del genere? Cosa e’ l’origine di questo catastrofico comportamento ? E’ forse un problema educativo? oppure genetico? E’ possibile la guarigione? Grazie per l’articolo interessante che mi e’ stato concesso di leggere

    Vincenzo

    • Jonathan scrive:

      Caro Vincenzo, ci vuole un atteggiamento di grande pazienza, calma e autocontrollo. Non bisogna farsi coinvolgere a livello emotivo ai suoi continui sbalzi psicologici, e non bisogna mai tentare di “convincere” l’altro di qualcosa, anche se giusto. Se lo capisce bene, altrimenti meglio evitare inutili e infinite discussioni che portano solo a logorarsi.

      La risposta alle altre domande è sempre sí: è un problema educativo e genetico, in quanto ciò che plasma ogni essere umano è l’educazione e l’influenza che riceve fin dall’infanzia, e il proprio codice genetico che conserva “informazioni caratteriali” dei propri genitori, nonni, bisnonni ecc.

      Si può guarire? Sí, se il soggetto riconosce di essere malato e intende mettere in atto un processo di guarigione, e in questo una giusta psicoterapia non sarebbe affatto male, per poter risalire alle radici del problema. Ma in generale la vera guarigione consiste in un cambiamento esistenziale che lo porti a considerare se stesso una persona in mezzo agli altri, un essere umano degno di rispetto e amore esattamente come i suoi simili, e non qualcuno sopra un piedistallo che enuncia oracoli a un’umanità da lui ritenuta inferiore. Sentire gli altri come potenziali amici e compagni di un cammino di vita, e non come nemici e stupidi da “convertire” a una qualche ideologia o credo.

      Perché, come dice giustamente l’articolo, la radice di ogni forma di odio è il sentirsi migliore di altri, il sentirsi superiori ad altri… E se ci pensiamo bene ognuno di noi nasconde in se una forma di nucleo psicolabile, ogni qualvolta si erge a giudice o “maestro” di qualcuno che considera inferiore per qualsivoglia motivo.

      Come “combattere” l’odio, come contrastare l’atteggiamento negativo di soggetti psicolabili? O come evitare di esserne “infettati” pure noi?

      Opponendo, ma sopratutto praticando, valori totalmente opposti: altruismo, umiltà, apertura mentale e psicologica, volontà di benessere per tutti coloro con cui veniamo in contatto, empatia e ascolto dell’altro, capacità e volontà di risolvere i problemi altrui o comunque dare sostegno morale, psicologico e materiale a chi necessita di vero aiuto.

      Cominciando dal preparare una buona colazione a chi la sera prima ci ha sbraitato addosso ogni sorta di insulto possibile e inimmaginabile ;)

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