Home » Curiosando

Madjugorje…Wanna Marchi

Inserito da on 22 marzo 2012 – 00:00Un commento

Carlo Di Pietro

Dopo i casi “Mamma Ebe”, “Damanhur” e “Vanna Marchi” pensavo di aver assistito al top della blasfemia e dell’inganno; come studioso di sette e scrittore cattolico di demonologia /apologetica da più di 10 anni, non ero mai incappato in una situazione così palesemente scismatica e disobbediente, per giunta a danno di 2 religiosi plagiati. Questo modo di agire non è cattolico, non si può definire tale neanche sotto tangente, sotto minaccia o sotto tortura. La “veggente” protagonista di tale bestemmia per la cattolicità può, al massimo, rientrare nella setta dei pentecostali. .… Il termine apostasia denota sostanzialmente, nell’ambito giudaico-cristiano, la defezione dalla fede. Le persecuzioni dei primi cristiani forzano molti a rinnegare il discepolato cristiano, essi venivano indicati con il nome di lapsi. Essi manifestavano la loro apostasia, sotto costrizione, offrendo incenso ad una divinità pagana, oppure bestemmiando il nome di Cristo. L’imperatore romano Giuliano (detto, appunto, “l’apostata” dai suoi avversari cristiani) rinuncia al cristianesimo in favore del paganesimo poco dopo la sua salita sul trono. Una defezione apostata può essere intellettuale (sulla base dell’adesione a filosofie diverse), oppure morale e spirituale, come Giuda che tradisce il Signore per lucro.[1] “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.” (2 Tessalonicesi 2 e 3) “Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà.” (Matteo 24,10-12).“Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest’oggi, perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato. Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio. Quando pertanto si dice: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione [...]” (Ebrei 3,12-15).

CORRETTA DOTTRINA CATTOLICA SU IMPOSIZIONE DELLE MANI, PREGHIERE DI GUARIGIONE, MESSE DI GUARIGIONE E LIBERAZIONE, ESORCISMO.

TUTTO QUANTO SI DISCOSTA DA CIO’ CHE LEGGERETE E’ INGANNO O PROTESTANTESIMO, PRIVA DELLA GRAZIA DI DIO. CHI, CONSAPEVOLMENTE, RINNEGA LA PROPRIA FEDE SOTTOMETTENDOSI A RITI PAGANI E PENTECOSTALI, COME QUELLI IN FOTO ED IN VIDEO, E’ IN ODORE DI APOSTASIA DELLA FEDE. IO POSSO SOLO AVVISARE, POI DECIDETE VOI!

 Nel caso in cui tali gesti venissero effettuati in discordanza dalla fede cattolica (ad esempio come farebbe un protestante pentecostale), si tratta di apostasia. Nel caso in cui tali gesti venissero effettuati in contesto volutamente cattolico, senza discostarsi dalla dottrina cattolica (ad esempio la dottrina sul Sacerdozio, ecc…), ma compiendo abusi o contravvenendo alla disciplina ecclesiastica, pur non trattandosi di apostasia dalla fede, si tratta comunque di situazioni di disobbedienza, ove quindi regna la superbia e Satana.

Fonti utilizzate:

- Catechismo della Chiesa cattolica;

- Codex iuris canonici;

- De exorcismis et supplicationibus quibusdam;

- Disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede del 14 settembre 2000;

- Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt del Rituale Romanum;

- Norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell’Istruzione del 30 marzo 1992;

- Quanto promulgato dalla CEI nelle premesse generali n°18 al Benedizionale.

- Decreto Diocesano circa gli esorcismi e le preghiere di liberazione, a cura di sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione Arcivescovo Metropolita;

- Enciclopedia Treccani.

Indicazioni pastorali e dottrina cattolica su imposizione delle mani, preghiere di guarigione, messe di guarigione e liberazione, esorcismo: Traendo ispirazione da accesi dibattiti a cui sto partecipando su forum di varie religioni, ho notato che disgraziatamente c’è molta disinformazione, anche in ambienti cattolici, su 2 argomenti molto delicati e dei quali è bene parlare con estrema chiarezza, precisione e con dovizie di particolari, onde evitare sbagliate interpretazioni e sconfinamenti nel neo paganesimo e nelle arti occulte. Altra motivazione, non meno importante, che mi ha spinto a scrivere questo articolo è la gravissima situazione di sottomissione, circuizione psicologica e ritorsione morale / economica in cui versano decine di migliaia di persone disperate che, sentendosi sole ed abbandonate benché vittime di gravi problemi, decidono di rivolgersi a carismatici, maghi, santoni, spiritisti, esoteristi, pseudo religiosi, laici in cerca di gloria e di appagamento sessuale, stregoni, veggenti ed altri, al fine di ricercare soluzione definiva ai propri problemi. Si sappia in anticipo che, in caso di problemi, siano essi spirituali o di salute, è cosa giusta ed opportuna rivolgersi esclusivamente ad un medico riconosciuto dall’Ordine e ad un sacerdote della Chiesa di Roma, a secondo dei casi. Nulla impedisce, come nelle circostanze di possessione o vessazione demoniaca, che psichiatri e religiosi collaborino sinergicamente al fine di risolvere progressivamente i problemi della persona. Altra verità basilare da conoscere, onde evitare di rifugiarsi nelle mani sbagliate, è che nessuno può assolutamente praticare esorcismo, fatta eccezione per i Vescovi o per i sacerdoti che, dopo adeguata preparazione dottrinale e spirituale e dopo un lungo tirocinio, ricevono mandato dal proprio Vescovo dunque vengono autorizzati a praticare il rituale sacramentale di esorcismo in nome della Chiesa di Roma. Lo stesso discorso vale per l’imposizione delle mani, pratica ormai molto diffusa anche in ambienti laici, di cui si fa ogni uso ed abuso; si sappia che esclusivamente il sacerdote può imporre le mani, non un laico, un religioso od un mistico. Il gesto dell’imposizione delle mani fu usato da Gesù, dagli Apostoli e dai primi missionari evangelici (Discepoli) per guarire gli infermi e per liberare gli ossessi; è prescritto nella celebrazione della Messa, nell’amministrazione di alcuni Sacramenti e sacramentali, ed è materia esclusiva dell’Ordine sacro. Diffidate, pertanto, dai falsi profeti che, in nome di una religiosità sicuramente disobbediente e più vicina al paganesimo che al Cattolicesimo romano, si vendono ai vostri occhi come esorcisti e vi impongono le mani; costoro sono degli impostori e, pur distinguendosi in consapevoli o profani, operano sempre e comunque seguendo dinamiche inconsciamente o volutamente diaboliche, pertanto non solo non risolveranno alcun problema, ma a lungo andare ne procureranno altri ben più gravi sotto il profilo della sfera spirituale, psichica e, a volte, anche fisica. Molti potranno obiettare e, usando il metodo protestante della “sola scriptura”, sicuramente citeranno Matteo 10,1 “Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”, oppure Luca 10,17 “I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»” e citazioni analoghe. In tutti questi casi ed anche in situazioni similari, è sempre raccomandato di seguire il consiglio di San Giovanni, così come ci insegna Pio XI nella Lettera enciclica “Mortalium animos”: “Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno”. Ai santoni del caso, siano essi laici o religiosi, sappiate rispondere con fermezza e dite che voi non credete alla loro parola, bensì confidate esclusivamente nella Santa romana Chiesa, che è società visibile, religiosa e gerarchica fondata da Cristo e da Lui organizzata come Suo Corpo Mistico; Colei che chiama incessantemente i fedeli, mediante il Vescovo di Roma – Vicario di Cristo – e mediante gli altri istituti santificati e diretti dalla medesima Gerarchia, alla santità, all’umiltà, alla cattolicità, all’apostolicità ed alla romanità. Vistisi smascherati e consapevoli del vostro grado di preparazione, a questo punto gli “esorcisti della porta accanto” cercheranno di sedurvi, citando Marco 16,17-18 “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno ” o citazioni analoghe. A questo punto, data la palese circuizione mentale a cui vogliono sottoporvi, siate dapprima ironici e rispondetegli in russo (!!! lol), oppure date loro in mano un cobra e verificate se effettivamente sono in grado di sopravvivere ai veleni e di parlare lingue sconosciute. Ironia a parte, sappiate che nei primi secoli successivi alla morte e resurrezione di Nostro Signore, la Dottrina, che è la sola fucina di Verità, era in fase di formazione; all’epoca, difatti, la Rivelazione fu affidata da Cristo ad Apostoli e Discepoli in maniera orale “Parola Incarnata” e, nel tramandare e diffondere pubblicamente quanto alle verità in cui credere ed ai doveri da compiere in ordine della Salvezza eterna, nostro Signore concesse di accompagnare alle Parole, anche i fatti. Oltre agli Apostoli ed ai Discepoli, che adunavano anche folle di ammalati e di indemoniati per guarirli, negli anni un sempre maggior numero di fedeli ricevettero il Battesimo e, nel predicare la Parola in tutto il mondo, che era la loro principale fonte di nutrimento, anch’essi compivano segni miracolosi, prodigi e guarigioni, secondo le parole di San Paolo “[...] tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Colossesi 3,17). In tale contesto, dunque, anche i “non consacrati” – gli attuali laici – votati alla santità ed al martirio, imponevano le mani e, comandando il demonio in nome di Gesù, erano in grado di liberare gli ossessi e di guarire gli ammalati ma, con l’incedere dei secoli, si diffusero pratiche pagane, nacquero i primi imbroglioni, molti laici si macchiarono di stregoneria, la simonia prese piede e, come accade anche oggiAggiungi un appuntamento per oggi, con i religiosi seri e fedeli a San Pietro, ci fu il dilagare dell’apostasia più totale e nacquero tante eresie. La Chiesa, per evitare abusi e per arginare il problema dell’inganno a discapito della credulità popolare, ha decretato quanto segue: Codex Iuris Canonici – I SACRAMENTALI

Can. 1169 – §1. Le consacrazioni e le dedicazioni possono essere compiute validamente da coloro che sono insigniti del carattere episcopale, nonché dai presbiteri ai quali ciò sia permesso dal diritto o da legittima concessione.

§2. Le benedizioni possono essere impartite da qualunque sacerdote, eccettuate quelle riservate al Romano Pontefice o ai Vescovi.

§3. Il diacono può impartire solo le benedizioni che gli sono espressamente consentite dal diritto.

Can. 1170 – Le benedizioni, che vanno impartite in primo luogo ai cattolici, possono essere date anche ai catecumeni, anzi, se non vi si oppone una proibizione della Chiesa, persino ai non cattolici.

Can. 1171 – Le cose sacre, quelle cioè che sono state destinate al culto divino con la dedicazione o la benedizione, siano trattate con riverenza e non siano adoperate per usi profani o impropri, anche se sono in possesso di privati.

Can. 1172 – §1. Nessuno può proferire legittimamente esorcismi sugli ossessi, se non ne ha ottenuto dall’Ordinario del luogo peculiare ed espressa licenza.

§2. L’Ordinario del luogo conceda tale licenza solo al sacerdote che sia ornato di pietà, di scienza, di prudenza e d’integrità di vita. Ciò detto, si sappia che attualmente la Conferenza Episcopale Italiana, nell’introduzione al Rituale romano di Esorcismo, ammonisce come segue: “Il nuovo «Rito degli esorcismi» vede la luce in una situazione culturale segnata da una larga diffusione di pratiche cultuali deviate o apertamente superstiziose. La carenza in molte persone di un’incisiva esperienza di fede e di solide convinzioni religiose, la perdita di alcuni importanti valori cristiani e l’oscurarsi del senso profondo della vita concorrono a creare un clima di incertezza e di precarietà, il quale a sua volta favorisce il ricorso a forme di divinazione, a pratiche religiose venate di superstizione, a espressioni rituali di magia e talora perfino a riti estremamente aberranti, come quelli del culto a Satana. [...] non è escluso che l’efficienza scientifica e tecnica, stimolando la bramosia di successo, possa in certi casi predisporre l’animo alla ricerca dell’ efficienza magica, conferire alle pratiche superstiziose una patina di scientificità e di rispettabilità [...]“. In merito alla vigilanza cristiana, sempre la Conferenza Episcopale Italiana espleta le seguenti considerazioni: “Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc l, 23-28. 32-34. 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che «non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male» (Ef 6, 12). “[...] La vigilanza deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell’azione ordinaria di Satana, con la quale egli continua a tentare gli uomini al male. Proprio la tentazione è il pericolo più grave e dannoso in quanto si oppone direttamente al disegno salvifico di Dio e all’edificazione del Regno. Satana riesce a impadronirsi davvero dell’ uomo in ciò che ha di più intimo e prezioso quando questi, con atto libero e personale, si mette in suo potere con il peccato [...]“. Quali sono le attenzioni pastorali che è bene tenere in mente ed a cui fare unico riferimento di verità? “L’attuale diffusione delle manifestazioni superstiziose, della magia e del satanismo richiede una certa sollecitudine pastorale, a tener desta la quale può contribuire la pubblicazione e l’uso adeguato del Rito stesso. A questo riguardo è necessario da parte dei pastori d’anime:

- richiamare, con sapienza e prudenza, i fedeli a non ricercare il sensazionale e ad evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi ,forma di intervento del Maligno nel mondo;

- mettere in guardia i fedeli nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani;

- esortare i fedeli a non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti;

- presentare il significato autentico del linguaggio usato dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione e far maturare nei cristiani un atteggiamento corretto riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo;

- ricordare nella catechesi e nella predicazione che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore”.

Chi è l’esorcista? “Ministro del Rito dell’esorcismo è esclusivamente un sacerdote che per la sua pietà, scienza, prudenza e integrità di vita sia ritenuto dall’Ordinario idoneo a tale ministero e da lui espressamente autorizzato ad esercitarlo”. Esorcista è anche ogni Vescovo della Chiesa di Roma. Quale deve essere il compito dei laici e dei religiosi – non esorcisti (preti, frati, suore) – durante il rituale di esorcismo? ” Se, come indicato al n. 35 delle Premesse, sono presenti anche alcuni fedeli, questi siano esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito”. Ovvero i laici ed i religiosi – non esorcisti (preti, frati, suore) – possono solo ed esclusivamente pregare, in presenza dell’esorcista e solo alcune preghiere, quali il Padre Nostro od i Salmi, così come previsto dal Rituale romano; sarà l’esorcista ad indicare i momenti di preghiera collettiva e quelli di silenzio. E’ opportuno anche sapere che: “È doveroso che i fratelli sofferenti siano accompagnati dall’aiuto orante della comunità cristiana, ma in tali incontri di preghiera deve essere accuratamente evitato ogni abuso e ambiguità. Per questo è importante fare riferimento alle direttive della Congregazione per la Dottrina della Fede nell’ Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione”. Conclusione:

1) In caso di problemi bisogna anzitutto consultare un medico iscritto all’Ordine (diffidate da chi pratica medicina orientale o altre forme non riconosciute);

2) In confessione parlate dei vostri problemi al sacerdote, con lui e con il medico, valutate se questi problemi possono essere di natura diabolica o non risolvibili seguendo le normali terapie mediche;

3) Se necessario, consultate un esorcista, facendo attenzione che il sacerdote a cui vi rivolgete sia realmente autorizzato dal Vescovo della vostra Diocesi (telefonate alla Curia);

4) Non rivolgetevi mai a maghi, guaritori, santoni, sciamani, amici “super religiosi”, stregoni e simili. Diffidate anche da tutti i carismatici, anche se questi sono devoti e apparentemente molto fedeli; è sempre meglio rivolgersi al Vescovo per farsi indicare un vero esorcista;

5) Non fatevi mai imporre le mani da nessuno. Solo i sacerdoti (anche non esorcisti) hanno ricevuto tale “dono”, pertanto spetta a loro gratuitamente farne uso durante i sacramentali ed i Sacramenti. I laici cosa impongono? Cosa hanno nelle mani l’energia aliena????;

6) Sappiate vivere il male fisico, psichico o spirituale, con la consapevolezza che la situazione, seppur breve o prolungata nel tempo, è sempre transitoria, può essere santificante e mai potrà turbarvi oltre la morte, dato che Gesù ha vinto il male. Approfondimento: Tutti sappiamo che, per rientrare nei ranghi della Chiesa cattolica, senza se e senza ma, bisogna rispettare ed obbedire a quanto è prescritto nel Magistero, diversamente, senza il pastore – la Chiesa cattolica – siamo come pecore allo sbando, pertanto sbagliamo e pecchiamo, apriamo la nostra anima a Satana e radichiamo i nostri vizi che, alla lunga, diventeranno pertinaci e tenaci, quindi ci condurranno al male, a colui il quale ci tenta e ci seduce: al demonio. Il rispetto del Magistero, a cui tutti noi membri della Chiesa cattolica siamo tenuti ad obbedire con grande gioia, rientra nel concetto di ortodossia della fede, difatti, nella teologia cattolica, ortodossia è l’accettazione completa della dottrina rivelata da Cristo e insegnata dal Magistero della Chiesa romana. Il concetto nasce nelle prime comunità cristiane a significare l’unità della fede contro le tendenze giudaizzanti, scismatiche ed eretiche, secondo l’enunciato dell’epistolario paolino: «Un Signore, una fede, un battesimo». Nell’età patristica la preoccupazione di conservare intatta la fede ricevuta da Cristo e dagli apostoli si accentuò nella lotta contro le eresie.  S. Agostino, usando espressamente il termine ortodossia, notò appunto che solo nell’ortodossia c’è la salvezza. Lo stesso principio è ribadito nei simboli della fede e nei decreti del Magistero della Chiesa, a partire dal simbolo atanasiano (Quicumque vult), probabilmente del 5° secolo. La Chiesa, tuttavia, con la stessa chiarezza con la quale afferma la necessità dell’ortodossia per salvarsi, afferma anche il principio della salvezza per quanti la ignorano completamente, o per quanti, in buona fede, sono fuori del suo corpo visibile (attenzione a non confondere mai l’ignoranza o inconsapevolezza, con la furbizia). Alla luce di quanto detto ed alla luce delle fonti magisteriali che andrò ad elencare, si sappia che quando si va oltre l’obbedienza, in senso contrario (disobbedienza), si soggiace allo spirito del mondo e si fa, della superbia, la propria fede che è sbagliata, fuorviante e, in molti casi, direttamente ispirata dal maligno. Ricordiamo le parole del profeta Geremia: “«Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti mando via dal paese; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione contro il Signore». Il profeta Anania morì in quello stesso anno, nel settimo mese” (Geremia 28,15-17). Chi disubbidisse al Magistero, imponendo le mani pur non avendo carisma o praticando esorcismo senza autorizzazione, potenzialmente può diventare un eresiarca o un protestante; se accadesse ciò, seguendo le indicazioni pastorali di Papa Pio XI, “è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo” (Lettera Enciclica Mortalium Animos). Discorso valido anche per la partecipazione ai riti delle false religioni. Nella presentazione della versione italiana del Nuovo Rito degli esorcismi («De exorcismis et supplicationibus quibusdam», promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998), è affermato che “Il nuovo «Rito degli esorcismi» vede la luce in una situazione culturale segnata da una larga diffusione di pratiche cultuali deviate o apertamente superstiziose. La carenza in molte persone di un’incisiva esperienza di fede e di solide convinzioni religiose, la perdita di alcuni importanti valori cristiani e l’oscurarsi del senso profondo della vita concorrono a creare un clima di incertezza e di precarietà, il quale a sua volta favorisce il ricorso a forme di divinazione, a pratiche religiose venate di superstizione, a espressioni rituali di magia e talora perfino a riti estremamente aberranti, come quelli del culto a Satana”.Compito della Chiesa è anche quello di accogliere le persone che chiedono di essere liberate e guarite dal maligno o dai suoi lacci, in quanto sono sempre persone bisognose di aiuto. A volte si tratta anche di persone povere di fede e di cultura, altre volte di persone toccate dal dolore e dalla sofferenza fisica e psicologica. Nei loro confronti la Chiesa ha sempre il dovere che nasce dalla carità di accoglierle, ascoltarle, illuminarle, sostenerle e aiutarle affinché siano effettivamente liberate da ansie e paure, sofferenze e schiavitù. La guarigione dell’uomo si compie per mezzo della grazia di Cristo, che si comunica per la potenza dello Spirito Santo, attraverso i sacramenti. E’ attraverso di essi che l’uomo debole e peccatore entra in contatto con l’opera della redenzione e viene guarito e salvato. Nell’ambito dell’azione sacramentale della Chiesa i riti di benedizione manifestano lo splendore della salvezza del Risorto ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell’uomo e del cosmo. Benedire è infatti un atto sacramentale in cui si manifesta la fede nella presenza operante di Dio nel mondo e la vittoria pasquale del Signore Gesù. La forza salvifica di Gesù raggiunge il suo vertice non nell’esorcismo ma nei sacramenti. Contro l’influsso del demonio il primo e principale rimedio va ricercato in una vita spirituale impegnata, nell’assidua frequenza ai sacramenti, nella preghiera fervorosa e incessante, nell’ascolto docile della Parola di Dio. Ci sono poi, alcuni casi particolari in cui, accanto a questi rimedi, la Chiesa è chiamata a liberare gli oppressi mediante le preghiere di liberazione e anche la pratica dell’esorcismo. Bisogna però attentamente discernere se si tratti di una reale presenza diabolica oppure di una malattia psichica. In quest’ultimo caso la preghiera di esorcismo è assolutamente da evitare perché arrecherebbe ulteriori danni alla salute dei fedeli. Per questo è sempre bene ricercare la collaborazione di medici e specialisti capaci di affiancare il sacerdote in un sano ed equilibrato discernimento.

Le disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede (14 settembre 2000)

Nell’intento di regolamentare lo svolgimento delle preghiere di guarigione e la pratica degli esorcismi, la Congregazione per la dottrina della Fede ha emanato una Istruzione “Circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione”, contenente le seguenti disposizioni disciplinari:

Art. 1 – Ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione. Quando tuttavia queste si svolgono in chiesa o in altro luogo sacro, è conveniente che esse siano guidate da un ministro ordinato.

Art. 2 – Le preghiere di guarigione si qualificano come liturgiche, se sono inserite nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della Chiesa; altrimenti sono non liturgiche.

Art. 3 – § 1. Le preghiere di guarigione liturgiche si celebrano secondo il rito prescritto e con le vesti sacre indicate nell’Ordo benedictionis infirmorum del Rituale Romanum.

§ 2. Le Conferenze Episcopali, in conformità a quanto stabilito nei Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt, del medesimo Rituale Romanum, possono compiere gli adattamenti al rito delle benedizioni degli infermi, ritenuti pastoralmente opportuni o eventualmente necessari, previa revisione della Sede Apostolica.

Art. 4 – § 1. Il Vescovo diocesano ha il diritto di emanare norme per la propria Chiesa particolare sulle celebrazioni liturgiche di guarigione, a norma del can. 838 § 4.

§ 2. Coloro che curano la preparazione di siffatte celebrazioni liturgiche, devono attenersi nella loro realizzazione a tali norme.

§ 3. Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una giusta e proporzionata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre il divieto ad un altro Vescovo.

Art. 5 – § 1. Le preghiere di guarigione non liturgiche si realizzano con modalità distinte dalle celebrazioni liturgiche, come incontri di preghiera o lettura della Parola di Dio, ferma restando la vigilanza dell’Ordinario del luogo a norma del can. 839 § 2.

§ 2. Si eviti accuratamente di confondere queste libere preghiere non liturgiche con le celebrazioni liturgiche propriamente dette.

§ 3. E’ necessario inoltre che nel loro svolgimento non si pervenga, soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all’isterismo, all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo.

Art. 6 – L’uso degli strumenti di comunicazione sociale, in particolare della televisione, mentre si svolgono le preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche, è sottoposto alla vigilanza del Vescovo diocesano in conformità al disposto del can. 823, e delle norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell’Istruzione del 30 marzo 1992.

Art. 7 – § 1. Fermo restando quanto sopra disposto nell’art. 3 e fatte salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici, nella celebrazione della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore non si devono introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche.

§ 2. Durante le celebrazioni, di cui nel § 1, è data la possibilità di inserire speciali intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi nella preghiera universale o “dei fedeli”, quando questa è in esse prevista.

Art. 8 – § 1. Il ministero dell’esorcismo deve essere esercitato in stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre 1985 e del Rituale Romanum.

§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale Romanum, devono restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche.

§ 3. E’ assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella celebrazione della Santa Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore.

Art. 9 – Coloro che guidano le celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, si sforzino di mantenere un clima di serena devozione nell’assemblea e usino la necessaria prudenza se avvengono guarigioni tra gli astanti; terminata la celebrazione, potranno raccogliere con semplicità e accuratezza eventuali testimonianze e sottoporre il fatto alla competente autorità ecclesiastica.

Art. 10 – L’intervento d’autorità del Vescovo diocesano si rende doveroso e necessario quando si verifichino abusi nelle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche, nel caso di evidente scandalo per la comunità dei fedeli, oppure quando vi siano gravi inosservanze delle norme liturgiche e disciplinari.

La situazione della Diocesi di Benevento, che più o meno rispecchia la realtà di tutto il sud Italia, secondo sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione è la seguente:

-  è in continuo aumento il numero di fedeli che si recano da sacerdoti, e a volte anche da laici, per chiedere di essere liberati da possessioni e infestazioni diaboliche di vario genere causate, a loro dire, da malefici e fatture;

- ancora più alto è il numero delle persone che si recano da maghi e chiromanti nell’intento di ottenere benefici di varia natura e guarigioni da malattie e sofferenze, ma, non di rado, anche per cercare di colpire e fare del male ad altre persone attraverso malefici;

- alla crescente richiesta da parte dei fedeli cercano di rispondere alcuni sacerdoti, tutti animati da buona volontà e dal desiderio di recare conforto e aiuto a queste persone bisognose, che si rendono disponibili ad accoglierle, ascoltarle, benedirle e, a volte, anche ad esorcizzarle. In concreto, tali sacerdoti, che non agiscono in maniera uniforme e coordinata, intervengono in vari modi celebrando Messe e recitando preghiere di liberazione e, in qualche caso, praticando preghiere di esorcismo;

-  esiste in Diocesi qualche caso di fedeli laici che guidano preghiere di liberazione aventi la presunzione di assimilarsi a veri e propri esorcismi, con tanto di imposizione delle mani e benedizioni;

- spesso le preghiere di liberazione vengono recitate nelle chiese davanti all’Eucarestia solennemente esposta, in adunanze pubbliche, con il rischio di alta spettacolarizzazione e con il pericolo di grave disorientamento dei semplici fedeli. Non di rado durante queste celebrazioni il sacerdote passa tra i fedeli benedicendoli uno per uno con il Santissimo Sacramento e quasi sempre si verificano fenomeni quali urla, parolacce, bestemmie e cose del genere che turbano non poco i fedeli presenti e specialmente i bambini e i più deboli;

-  altre volte tali preghiere avvengono in case private guidate da laici, qualche volta anche assistiti da sacerdoti, spesso all’interno di incontri di preghiera pubblici anch’essi altamente spettacolarizzati e con gesti e riti che alimentano superstizione e fanatismo;

- non di rado, durante questi incontri, vengono presentate fotografie di persone assenti per chiedere preghiere di liberazione e ottenere “diagnosi” di possessioni diaboliche o di presenza di malefici.

Disposizioni Normative

Di fronte a tanta sofferenza unita a confusione e mancanza di chiarezza, il Vescovo e Pastore della Chiesa diocesana ha il dovere di fare chiarezza affinché si possa realmente aiutare i fedeli che ne abbiano effettivo bisogno con sistemi e mezzi approvati dalla Chiesa e in linea con il suo insegnamento e la sua Tradizione.

Pertanto, dopo aver a lungo ascoltato sacerdoti e collaboratori, ritenendo di dover procedere ad una attenta regolamentazione sia delle preghiere di liberazione sia degli esorcismi, con il presente Decreto, disponiamo quanto segue:

Art 1 – Preghiere di liberazione elevate al Signore da parte di laici

Ricordando quanto già stabilito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che “ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere la guarigione”, esortiamo e incoraggiamo tutti i fedeli laici a “pregare incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito” (Ef. 6, 18). Senza dubbio è lodevole che i fedeli preghino singolarmente e comunitariamente anche con l’intenzione di chiedere la liberazione dal maligno. Al fine, però, di correggere abusi e deviazioni dalla retta e genuina fede stabiliamo che: 1. Non è lecito ai laici in nessun modo e in nessun caso pronunciarsi su eventuali malefici, possessioni, ossessioni o infestazioni diaboliche di qualsiasi genere, senza averne ricevuto esplicito permesso per iscritto da parte del Vescovo diocesano a cui spetta in modo esclusivo il discernimento sull’esistenza e l’autenticità di eventuali carismi (cf. LG, 12; can. 839 § 2);

2.      Non è lecito ai laici benedire oggetti o persone se non entro i limiti e nei termini previsti dalle disposizioni della Chiesa (cf. CEI, Benedizionale, premesse generali, n. 18);

3.      Non è lecito ai laici imporre le mani o compiere gesti riservati ai ministri sacri;

4.      Non è lecito ai laici organizzare e guidare in nessun luogo “celebrazioni pubbliche” di preghiere di liberazione o di guarigione, anche in presenza di ministri ordinati.

Art. 2 – Preghiere di liberazione elevate al Signore da parte dei chierici

A tutti i sacerdoti ricordiamo il diritto dovere di accogliere sempre con generosità e amore chi è nel bisogno e chi si reca da loro per ottenere sostegno, consiglio e aiuto. Molto spesso la mancanza di accoglienza, se non addirittura la derisione da parte dei sacerdoti, spinge queste persone sofferenti a cercare aiuto e comprensione altrove col grave rischio di abbandonare la fede genuina e di subire ben più gravi danni sia psicofisici che spirituali. Nell’accogliere queste persone, si raccomanda a tutti i sacerdoti di privilegiare l’opera di evangelizzazione e catechesi. A queste persone va ricordato che “Gesù Cristo Redentore del mondo, è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e non vi è altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati” (cf. At. 4, 12). E’, inoltre, importante far capire che è l’adesione a Gesù che libera dai lacci e dalle insidie del demonio: chi vuole essere davvero libero deve riscoprire la bellezza di una vita cristiana autentica, vissuta, cioè, nella preghiera, nell’ascolto e nell’adesione alla Parola di Dio, nella partecipazione attiva ai sacramenti, primi fra tutti l’Eucarestia e la Riconciliazione, nell’impegno generoso della carità. Senza un tale impegno qualsiasi altro intervento sarebbe un surrogato inefficace e dannoso perché allontanerebbe dalla genuina fede. All’interno di questo indispensabile cammino di accompagnamento il sacerdote è, poi, chiamato ad un attento discernimento e, qualora dovesse avvertirne la necessità, cioè, qualora la sua opera di evangelizzazione e catechesi, unita alla sua benedizione e alla sua preghiera di liberazione non dovesse portare i frutti sperati, provvederà ad indicare al fedele un sacerdote esorcista approvato dal Vescovo per una eventuale preghiera di esorcismo. Ciò premesso, stabiliamo, per la nostra Diocesi le seguenti ulteriori norme da osservarsi per le preghiere di liberazione guidate da un presbitero:

1.      Si fa divieto, nell’intero territorio diocesano, di organizzare celebrazioni comunitarie di preghiere di liberazione e di guarigione senza l’esplicito permesso scritto da parte del vescovo diocesano;

2.      Nei luoghi sacri, ma sempre in forma privata e non comunitaria, le preghiere di liberazione possono essere elevate al Signore solo sotto la guida di un ministro ordinato;

3.      Le suddette preghiere vanno elevate sempre in un clima di grande riservatezza e sobrietà al fine di evitare ogni spettacolarizzazione, artificiosità e teatralità;

4.      Fatte salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici e le intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi nella preghiera universale o “dei fedeli”, è assolutamente vietato introdurre preghiere di liberazione e di guarigione, liturgiche o non liturgiche, nella celebrazione della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore.

5.      E’ espressamente vietato benedire singolarmente i fedeli con il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia al fine di ottenerne la guarigione o la liberazione dal maligno;

6.      I gesti da compiere e le preghiere di liberazione da usare durante queste celebrazioni saranno pubblicate in un apposito sussidio approvato dal Vescovo.

Art. 3 – Esorcismo

Il sacerdote esorcista, al quale faranno ricorso i singoli fedeli presentati dal proprio parroco o da altro sacerdote, è chiamato ad agire sempre con la massima prudenza e a seguire attentamente quanto è prescritto nei numeri 14-19 del nuovo Rito degli Esorcismi (De exorcismis et supplicationibus quibusdam).

In particolare stabiliamo che:

1.      Può esercitare il ministero di esorcista soltanto il sacerdote che ne abbia ottenuto speciale ed espressa licenza da parte del Vescovo diocesano e non semplicemente da qualsiasi Ordinario del luogo.

2.      Potranno ottenere questa licenza soltanto i sacerdoti di provata pietà, scienza, prudenza, integrità di vita e preparati in modo speciale ad esercitare tale ufficio.

3.      E’ espressamente vietato ai laici, ma anche ai sacerdoti non muniti della debita licenza, pronunciare preghiere di esorcismo.

4.      I sacerdoti, ai quali viene affidato il ministero di esorcista in modo stabile o «ad actum», lo esercitino con fiducia, umiltà e sempre sotto la guida del Vescovo diocesano. Per questo riferiranno regolarmente al Vescovo sull’esercizio del loro ministero.

5.      Gli esorcisti della diocesi si incontreranno regolarmente tra loro e con il Vescovo, per condividere le loro esperienze e riflettere insieme.

6.      Il ministero di esorcista non è mai delegabile da parte dell’esorcista ad un altro sacerdote. E’, dunque, vietato, a chi è esorcista estendere la sua facoltà ad altre persone anche se sacerdoti.

7.      I sacerdoti “non esorcisti” possono pregare per la liberazione delle persone tormentate dal demonio, secondo quanto già stabilito al punto precedente (Art. 2), ma non possono esorcizzare. Essi, col permesso espresso del Vescovo diocesano del luogo in cui si trovano, possono guidare assemblee che pregano per questa intenzione. La preghiera di guarigione o di liberazione non può mai sfociare nell’esorcismo.

8.      Per la preghiera di esorcismo ordinariamente si dovrà seguire il nuovo rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato con decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il 22 novembre 1998 e approvato nella versione italiana dalla CEI il 25 novembre 2001.

9.      Il sacerdote esorcista procederà alla celebrazione dell’esorcismo nella forma imperativa solo dopo aver raggiunto la certezza morale sulla reale possessione diabolica del soggetto. Nel discernimento si servirà innanzitutto di criteri tradizionalmente seguiti per individuare i casi di possessione diabolica (cf. De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 16) e potrà avvalersi del confronto con sacerdoti esorcisti di consolidata esperienza e, in alcuni casi, della consulenza di persone esperte di medicina e di psichiatria.

10.  In presenza di disturbi psichici o fisici di difficile interpretazione il sacerdote non procederà al Rito dell’esorcismo maggiore, ma accoglierà ugualmente le persone sofferenti con carità e le raccomanderà al Signore nella sua preghiera. Al riguardo è bene precisare che se una persona è affetta da disturbi psichici, praticarle preghiere di esorcismo sarebbe puramente illusorio e dannoso. Lo stesso dicasi qualora permanesse il dubbio sulla presenza di tali disturbi. In questi casi la preghiera da consigliare non può essere né di esorcismo né di liberazione, perché ciò renderebbe ambiguo il significato e il ruolo di tali preghiere.

11.  I gesti che possono essere compiuti durante l’esorcismo saranno caratterizzati da una grande sobrietà e dovranno sempre avere un richiamo esplicito ai gesti che si compiono nel piccolo esorcismo ossia nei riti del percorso catecumenale per il Battesimo. In particolare sono da escludersi tutti quei gesti che non hanno un richiamo con la liturgia e che possono prestare il fianco all’ambiguità del gesto magico: “L’esorcismo si svolga in modo che manifesti la fede della Chiesa e impedisca di essere interpretalo come atto di magia o di superstizione” (De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 19).

12.  I gesti ammessi sono: il Segno della Croce, l’imposizione delle mani, la exsufflatio e l’aspersione con l’acqua benedetta (cf. De exorcismis et supplicationibus quibusdam, Premesse generali, n. 20). E’ anche permesso usare l’incenso e l’unzione con l’olio dei catecumeni sulla fronte. E’, invece, espressamente vietato toccare o ungere altre parti del corpo diverse dal capo e dalle mani.

13.  Per la delicatezza della cosa e il rispetto delle persone è vietata la presenza di mezzi mediatici.

14.  E’ permesso ad alcuni laici di sostenere l’esorcista con la propria preghiera. Essi, però non potranno mai pronunciare preghiere esorcistiche, né in forma deprecatoria né imperativa, in particolare non potranno mai usare la preghiera di Leone XIII sia nella forma integrale che estrapolata. Essi, come indicato al n. 35 delle Premesse generali del De exorcismis et supplicationibus quibusdam, sono invece esortati a pregare intensamente secondo quanto previsto dal Rito.

Art. 4 – Le cosiddette “Messe di liberazione”

Considerando che sempre più spesso si sente parlare di S. Messe di liberazione, diventa doveroso chiarire e stabilire quanto segue:

1.      Ogni S. Messa in quanto tale è sempre fonte di liberazione, perciò non esiste una messa specifica “di liberazione”. La sua eventuale presenza potrebbe far pensare che la S. Messa in genere è aliena dal procurare una liberazione. Si fa dunque espresso divieto a tutti i sacerdoti di celebrare Messe di questo tipo.

2.      E’, invece, possibile che una S. Messa sia applicata per la liberazione di una o più persone attaccate o possedute dal maligno. Nel Messale Romano è prevista una Messa “Per qualunque necessità”.

3.      La S. Messa deve essere sempre distinta dal Rito di esorcismo, di conseguenza è espressamente vietato inserire l’esorcismo nella celebrazione della Messa, così come è vietato inserire in essa preghiere di liberazione.

4.      Lo stesso divieto vale per le altre preghiere liturgiche: celebrazione dei Sacramenti, della Liturgia delle Ore e dell’Adorazione Eucaristica. In nessuna di queste celebrazioni potranno mai essere inserite preghiere di esorcismo.

Penso, per concludere, che la situazione sia ben chiara: diffidate da chi attua comportamenti difformi da quanto indicato in Parte1 e Parte2; questi, sicuramente, non rientra nell’obbedienza all’autorità cattolica, pertanto va considerato non docile ad essa (e se lo facesse per ignoranza, comunque avrebbe il dovere di informarsi) e, lo ripeto, in alcun modo va ascoltato o assecondato, poiché è in disobbedienza ed in errore. Ricordate il caso Milingo? Bene, anche se all’apparenza il disobbediente può sembrare un “santo”, non fatevi ingannare, dato che Satana è angelo decaduto, è essere perverso e pervertitore, è di gran lunga più furbo e potente di noi.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (M.S.M.A)

Fonti:

- Catechismo della Chiesa cattolica;
- Codex iuris canonici;
- De exorcismis et supplicationibus quibusdam;
- Disposizioni disciplinari della Congregazione per la Dottrina della Fede del 14 settembre 2000;
- Praenotanda, V, De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum competunt del Rituale Romanum;
- Norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nell’Istruzione del 30 marzo 1992;
- Quanto promulgato dalla CEI nelle premesse generali n°18 al Benedizionale.
- Decreto Diocesano circa gli esorcismi e le preghiere di liberazione, a cura di sua Eccellenza Mons. Andrea Mugione Arcivescovo Metropolita;
- Enciclopedia Treccani.

Ringrazio gli amici di “NonPossumus” per la segnalazione:
http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2012/03/gravi-prove-del-pentecostismo-dei.html

Note:
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Apostasia_(Bibbia)

 

 

 

 

Un commento »

  • Margherita scrive:

    Strano che tra le sue fonti non ci sia il Liber sententiarum di Bernardo Gui. Stia attento ai lapsus calami … quel Madjugorje cosa nasconde? Lo sa che scrivere in maiuscolo equivale ad abbaiare secondo la netiquette della rete?

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.