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Perchè la Chiesa perde fedeli?

Inserito da on 15 marzo 2012 – 00:0010 Comments

Carlo Di Pietro

Papa Benedetto XVI, fine teologo, ha indetto l’ “Anno della fede” in data 16 ottobre 2011; questa grande occasione di crescita spirituale, di indottrinamento e di ri-evangelizzazione dei molti parroci erranti, avrà inizio in data 11 Ottobre 2012 e terminerà il 24 Novembre 2012. Il Santo Padre, tuttavia, già con il sermone della notte di Natale ha dato inizio ad una vera e propria opera di battaglia contro “alfabetizzazione religiosa” e contro quella categoria di clerici e laici, impegnati nella pastorale delle anime, vittime delle “onde del mondo” e delle “mode del mondo”. Nell’omelia in occasione della visita pastorale alla Parrocchia romana di San Giovanni Battista de La Salle al Torrino il 4 marzo 2012, Benedetto XVI ha detto: “Il prossimo «Anno della fede» sia un’occasione propizia anche per questa parrocchia per far crescere e consolidare l’esperienza della catechesi sulle grandi verità della fede cristiana, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire il Credo della Chiesa, e superare quell’«analfabetismo religioso» che è uno dei più grandi problemi del nostro oggi“. Nell’omelia del 2 febbraio 2012 il Pontefice si è espresso come segue: “Nell’Anno della fede voi, che avete accolto la chiamata a seguire Cristo più da vicino mediante la professione dei consigli evangelici, siete invitati ad approfondire ancora di più il rapporto con Dio. I consigli evangelici, accettati come autentica regola di vita, rafforzano la fede, la speranza e la carità, che uniscono a Dio”. Durante il discorso partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede il 27 gennaio 2012, La parole del Papa sono state ancora più toccanti, ovvero: “come sappiamo, in vaste zone della terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento. Siamo davanti ad una profonda crisi di fede, ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi. Il rinnovamento della fede deve quindi essere la priorità nell’impegno della Chiesa intera ai nostri giorni. Auspico che l’Anno della fede possa contribuire, con la collaborazione cordiale di tutti i componenti del Popolo di Dio, a rendere Dio nuovamente presente in questo mondo e ad aprire agli uomini l’accesso alla fede, all’affidarsi a quel Dio che ci ha amati sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto”. Il 22 dicembre del 2012, rivolgendosi alla curia romana, Papa Ratzinger ha ricordato che “il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci”. Ma perché il popolo si sta allontanando da Dio e dalla Chiesa? Perché molti cattolici sostengono di voler relazionarsi direttamente con Dio, omettendo l’intermediazione della Chiesa? E perché sempre più spesso si ascoltano i fedeli inveire contro i parroci ed asserire che essi credono in Dio ma non nella Chiesa? Di Chiesa come “colonna” di fede e “madre e maestra” ve ne ho già parlato, di differenza fra infallibilità della Chiesa e fallibilità dell’uomo ve ne ho già parlato e di sinergia / interdipendenza inattaccabile fra Chiesa e Vangelo vene ho già parlato. Dunque perché la popolazione si allontana dalla Chiesa? La risposta l’ha fornita il Papa: c’è “alfabetizzazione religiosa” che, progressivamente, ha distrutto il vero spirito missionario e logorato quello che era il concetto di “silenzio, parola e opere di bene”. Questo stato di cose, eredità di quella parte progressista dei padri conciliari, ha un comune denominatore: la superbia, dunque la disobbedienza. Dal discorso del Santo Padre ai partecipanti all’incontro voluto dal Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione il giorno 15 ottobre 2011, impariamo che  “La Chiesa non si limita a ricordare agli uomini la giusta distinzione tra la sfera di autorità di Cesare e quella di Dio, tra l’ambito politico e quello religioso. La missione della Chiesa, come quella di Cristo, è essenzialmente parlare di Dio, fare memoria della sua sovranità, richiamare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita”. L’incontro con Cristo, ecco quello che i religiosi ed i laici impegnati nell’evangelizzazione dei popoli non comprendono più: il dovere di obbedienza a Cristo, dal latino ob-audire, ovvero saper ascoltare. Obbedienza non è umiliazione, ma è il coraggio missionario di saper ascoltare e rispettare gli insegnamenti di Cristo che, in terra, si esprime attraverso il Magistero infallibile o solenne. PERINDE AC CADAVER, ossia “come un cadavere”, questo era il motto tratto da un testo di S. Ignazio di Loyola: «Quelli i quali vivono sotto l’ubbidienza, devono lasciarsi guidare e reggere dalla Divina Provvidenza per mezzo dei superiori, come se fossero un cadavere, “perirtele ac si essert cadaver”. [1] L’obbedienza non può essere passiva, automatica, servile, di pura esecuzione del comando; ma intelligente, cordiale, nella condivisione dei motivi che inducono il superiore ad esigerla. Motivi che devono essere almeno intravisti perché il suddito sia certo di compiere la volontà di Dio nel perseguire il vero bene, conforme alla sua legge e alle fondamentali norme della prudenza umana e cristiana. Volontà di Dio da tutti ricercata con la preghiera e il consiglio, del quale è capace anche il suddito perché, membro del Corpo Mistico, è animato dal suo Spirito, per cui è «figlio» (non servo) di Dio nel Cristo. [2] L’obbedienza, che inclina a far la volontà altrui, può avere i motivi più diversi quante sono le virtù che la esigono, come l’umiltà, la pietà filiale, l’amicizia, la gratitudine, la pazienza, l’affabilità, la giustizia sociale, la liberalità, la penitenza. Presa in senso più rigoroso, l’obbedienza induce ad eseguire gli ordini dei «superiori», quali sono tutti coloro che ci «superano» per l’età, l’esperienza della vita, l’abilità professionale, la cultura in genere. Abbiamo l’obbedienza dei figli ai genitori, dei discepoli ai maestri, degli operai ai tecnici, dei soldati al generale, dei funzionari ai dirigenti, dei cittadini allo Stato. Non c’è ordinato nucleo sociale che non sia presieduto da un’autorità capace di coordinare l’opera di tutti i subalterni e subordinarla al bene comune, che risponde alle reali esigenze di tutti e, possibilmente, dei singoli, prescindendo dalle quali non sarebbe legittimo alcun esercizio del potere, né quindi concepibile l’obbedienza. Nella Chiesa l’obbedienza è giustificata dalla sua struttura gerarchica dovuta alla soprannaturalità della sua origine, dei suoi poteri, del suo fine: nella Chiesa l’obbedienza è «vissuta come dipendenza dall’Alto». Soprattutto in essa (e in ogni società umana) il potere, intervenendo, supplisce a tre fondamentali difetti dell’uomo: - l’ignoranza per la quale non sanno giudicare i propri veri bisogni, che, riguardando il livello della grazia, rimandano al Mistero trinitario e all’opera redentrice del Verbo incarnato, oggetto di fede; - la negligenza per la quale, turbati dalle passioni, sono portati a non soddisfarli come conviene;- la superbia per la quale, vittime delle “onde del mondo” e dello “spirito del principe del mondo”, che è Stana, ci si incammina nell’errore. Ne risulta la necessità di «norme» che dirigono, di «esortazioni» che stimolano, di «pene» che inducono alla resipiscenza ricomponendo l’equilibrio turbato. Scopo di tutto, che giustifica l’autorità che comanda e l’obbedienza che eseguisce, è il massimo possibile vantaggio spirituale dei fedeli, oggetto esclusivo del volere di Dio, sommo Bene, che intende comunicarsi secondo la personale «chiamata» di ciascuno. Tra i fedeli, emergono quanti, per raggiungere un superiore grado di perfezione nell’amore di Dio e del prossimo, scelgono la via dei consigli evangelici, la cui pratica è resa possibile specialmente in seno agli Ordini religiosi, fioriti in tutti i tempi nella Chiesa. In essi, l’obbedienza ai superiori è disciplinata dalle Regole che, incarnando lo spirito dell’istituto, assicurano – al più alto livello – il rispetto delle norme del Diritto canonico e della legge naturale. Obbedienza, che svolgendo una funzione eminentemente ascetica, riparatrice e apostolica, è soprannaturale perché diretta dalla fede e animata dall’amore; è ragionevole perché illuminata dalla consapevolezza dei motivi che la giustificano; è umile e pronta, gioiosa e costante per i vantaggi che procura. Il superiore, nei singoli casi della vita quotidiana, richiamando e interpretando le Regole, può non essere né illuminato né retto né – assai meno – infallibile…; donde il suo dovere di consigliarsi e dialogare coi sudditi nella comune ricerca della volontà di Dio a proposito dei veri interessi di ciascuno e di tutti. Soltanto allora le sue decisioni rispondono alle finalità del potere esercitato e l’obbedienza realizza il suo scopo. Quando neppure ciò è possibile, escluso il peccato (quale violazione delle leggi che anche il superiore è tenuto ad osservare), alle ragioni dell’obbedienza vera e propria prevalgono quelle delle virtù sopra accennate: l’umiltà, la pazienza, la solidarietà, l’amore dell’unità e della pace. È quanto di più saggio è possibile dedurre dalla storia della Chiesa, delle diocesi, delle comunità religiose. I superiori, essendo «uomini», soltanto raramente sono ideali, sì da rappresentare perfettamente Dio…, e dispensare i sudditi dal dovere della prudenza, regina delle virtù. [3] Il Catechismo della Chiesa cattolica ci rimembra che il dovere di obbedienza impone a tutti di tributare all’autorità gli onori che ad essa sono dovuti e di circondare di rispetto e, secondo il loro merito, di gratitudine e benevolenza le persone che ne esercitano l’ufficio. Alla penna del Papa san Clemente di Roma è dovuta la più antica preghiera della Chiesa per l’autorità politica [4]: « O Signore, dona loro salute, pace, concordia, costanza, affinché possano esercitare, senza ostacolo, il potere sovrano che loro hai conferito. Sei tu, o Signore, re celeste dei secoli, che doni ai figli degli uomini la gloria, l’onore, il potere sulla terra. Perciò dirigi tu, o Signore, le loro decisioni a fare ciò che è bello e che ti è gradito; e così possano esercitare il potere, che tu hai loro conferito, con religiosità, con pace, con clemenza, e siano degni della tua misericordia ». [5] Come risponde l’uomo a Dio che si rivela? L’uomo, sostenuto dalla grazia divina, risponde con l’obbedienza della fede, che è affidarsi pienamente a Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da Lui, che è la Verità stessa. [6] Quali sono nella Sacra Scrittura i principali testimoni di obbedienza della fede? Ci sono molti testimoni, in particolare due: Abramo, che, messo alla prova, «ebbe fede in Dio» (Rm 4,3) e sempre obbedì alla sua chiamata, e, per questo è diventato « padre di tutti quelli che credono» (Rm 4, 11,18); e la Vergine Maria, che realizzò nel modo più perfetto, durante tutta la sua vita, l’obbedienza della fede: «Fiat mihi secundum Verbum tuum – Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). [7] Come collabora Maria al disegno divino della salvezza? Per la grazia di Dio Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza. È la «piena di grazia» (Lc 1 ,28), la «Tutta Santa». Quando l’Angelo le annuncia che avrebbe dato alla luce «il Figlio dell’ Altissimo» (Lc 1,32), ella dà liberamente il proprio assenso con «l’obbedienza della fede» (Rm 1,5). Maria si offre totalmente alla Persona e all’opera del suo Figlio Gesù, abbracciando con tutta l’anima la volontà divina di salvezza. [8] Ed ecco che arriviamo alla Quaresima, momento massimo per la comprensione del principio di obbedienza: Le tentazioni di Gesù nel deserto ricapitolano quella di Adamo nel paradiso e quelle d’Israele nel deserto. Satana tenta Gesù nella sua obbedienza alla missione affidatagli dal Padre. Cristo, nuovo Adamo, resiste e la sua vittoria annuncia quella della sua passione, suprema obbedienza del suo amore filiale. La Chiesa si unisce a questo Mistero in particolare nel tempo liturgico della Quaresima.[9] Ma perché la Chiesa sta perdendo fedeli? Perché i religiosi ed i laici impegnati nella pastorale delle anime sono superbi e disobbedienti, riporponendo ciò che accadde nel Paradiso Terrestre: L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia. Da qui il peccato, che non unisce, bensì divide; opera Satana per disgregare la Chiesa e l’unità di un’unica fede, quella del Simbolo Atanasiano: il peccato è «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna» (sant’Agostino). È un’offesa a Dio, nella disobbedienza al suo amore. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. Cristo nella sua Passione svela pienamente la gravità del peccato e lo vince con la sua misericordia. [10] Per cui, il disobbediente va punito e questo concetto è importantissimo, perché una pena, inflitta da una legittima autorità pubblica, ha lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa, di difendere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, di contribuire alla correzione del colpevole. [11] In sintesi, quindi, la Trinità è giusta e va ascoltata, la Chiesa è Corpo Mistico della Seconda Persona della Trinità ed è lo Spirito Santo a guidarla, il Pontefice è il ponte fra il divino e l’umano, è Simone da uomo ma è Pietro quando è Chiesa. Ed ecco che il religioso che non rispetta alla lettera il Magistero ed il Codice di Diritto Canonico, non è più obbediente a Dio, ma è servitore di Satana, dunque la sua apostasia ricade sulle anime dei fedeli che, di conseguenza, si allontanano dalla Chiesa e si creano una spiritualità parallela che, senza la purificazione sacramentale e la comunione con Roma, porterà all’inferno.

Note:

[1] Costit. della Comp. di Gesù, VI, c. 1, n. 1

[2] P. E. Zoffoli, Dizionario del Cristianesimo, Sinopsis, p. 391
[3] cfr. Summa Theologiae., II-II, qq. 104-105; op. De perfectione vitae spiritualis, c. 10; Summa Contra Gentiles., III, c. 130
[4] Cf già 1 Tm 2,1-2
[5] San Clemente Romano, Epistula ad Corinthios, 61, 1-2: SC 167, 198-200 (Funk 1, 178-180).
[6] Comp. CCC, C. 25
[7] Comp. CCC, C. 26
[8] Comp. CCC, C. 97
[9] Comp.
CCC, C. 97
[10] Comp. CCC, C. 392
[11] Cfr. Comp. CCC, C. 468

 

 

10 Comments »

  • Margherita scrive:

    La chiesa perde fedeli perché gli uomini sono diventati meno condizionabili, perché tra vangelo e sua messa in pratica (dalla chiesa) c’è un abisso, perché si scrive troppo e si fa poco, perché la chiesa è ancora oggi misogina, perché la chiesa pensa principalmente alla ricchezza e al potere. In sintesi: dov’è Satana?

  • Giulio Caso scrive:

    Quanto asserito da Margherita, a mio parere, è estendibile anche a quasi tutte le religioni.
    Una riflessione sull’umanità fatta da coloro che sono “in buona fede” nel mondo potrebbe essere un buon inizio per la ricerca della via verso la verità (una continua ricerca).

  • Margherita scrive:

    Caro signor Giulio, ha ragione nell’estendere il fenomeno alle varie religioni proprio perché le religioni si sono affermate per esorcizzare la paura della morte. Per la religione cattolica il fenomeno è rilevante (sarebbe bello che il nostro autore ci desse i decrementi dell’otto per mille)proprio perché donne e uomini hanno acquisito il coraggio di pensare in libertà e soprattutto perché i preti hanno perso molto nell’istruzione pubblica nelle scuole primarie. Poi c’è l’esempio dei preti pedofili, le enormi ricchezze e il potere, i privilegi di casta. Di fronte a ciò la mente si sveglia

  • lupo solitario scrive:

    Penso che siate in errore, è solo la Chiesa Cattolica che sta perdendo “pezzi”.
    In teologia fondamentale si afferma chiaramente che una delle prime cause della della perdita di fede nella Chiesa Cattolica è dovuta al crescente scandalo che regna in Essa.
    Tuttavia non sono d’accordo con voi quando dite che tutte le religioni sono in crisi.
    L’Islam è in piena espansione, grazie alla sua alta spiritualità, in tutto il modo e non mancherà molto che anche in Italia si affermerà.
    in bocca al lupo

  • Giulio Caso scrive:

    L’unica cosa che mi vede perplesso è l’aggettivo “alta” riferito a spiritualità; ho il dubbio che si riferisca più alla ritualità che alla sostanza.

  • lupo solitario scrive:

    Quando ho visto un mio collaboratore il mattino, circa alle sei, a mezzogiorno, e la sera dopo il tramonto del sole, pregare, prostrato verso LA Mecca, ho capito che in loro non c’è solo fanatismo ma anche tanta RELIGIOSITà.
    in bocca al lupo

  • lupo solitario scrive:

    ….inoltre, secondo quanto scritto nei VANGELI, ” la pianta si giudica dai frutti che dà”, visto che l’Islam, oggi ha quasi raddoppiato i fedeli nel mondo(circa due miliardi di fedeli-mentre tutta la CRISTIANITà non raggiunge il miliardo di fedeli) devo desumere che probabilmente c’è qualcosa in ESSA che a tanti occidentali è sfuggito.
    in bocca al lupo

  • Margherita scrive:

    La visione pragmatica del Lupo non fa una piega. Il dato numerico non si può interpretare troppo a ruota libera. Personalmente credo che le tre religioni “monoteiste” non brillino per il ruolo che si assegna alle donne. E’ di qualche giorno fa un discutibile articolo di Carlo di Pietro dove si augura buon 8 marzo alle sante con una frecciatina alle cosiddette “peccatrici”. Con simili personaggi nella chiesa meglio stare alla larga.

  • Corinna scrive:

    Con gente come lei ne perderà sicuramente ancora di più, per cui scriva, scriva, …

  • Joseph scrive:

    Corinna, il tuo commento è davvero unico. In effetti con questa pecorella sui binari della fede, il treno lo prenderanno sempre di meno. Questo signore ha affermato che è meglio un prete pedofilo che un prete eretico.
    Lupo, hai ragione e in bocca al lupo
    Joseph (tranquilla, non sono quello …)

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