Home » Mondo

Sul lago Tanganika

Inserito da on 11 marzo 2012 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Per chi non lo conoscesse, è un piccolo lago nel centro dell’Africa: lungo 650 km e largo 40 e profondo 1500 metri. E’ sempre un’esperienza simpatica navigarlo. Di solito, sono i pescatori che al tramonto del sole, con le loro piroghe vanno a pesca. Accendono le loro lampare per attiare i pesci. Gettano le reti e aspettano, cantando sottovoce. I loro pensieri vanno alla famiglia che hanno lasciato a casa e si chiedono come si può andare avanti, nonostante tutte le difficoltà della vita. Poi, finalmente, qualche pesce decide di finire nella rete. Di solito, sono quelli piccoli, gli “ndagala” (pesce azzurro) o i “mikeke”(che vorrei verranno fatti seccare sulla spiaggia). Lavorano tutta la notte e al mattino ritornano verso riva. C’è sempre molta gente ad accoglierli. Prima di tutto i doganieri e altri “loschi” figuri che chiedono la loro parte con forza e non si può rifiutare. A volte compaiono anche i militari che li accusano di essere andati a incontrarsi con i ribelli e allora bisogna dare qualcosa. Finite tutte queste richieste, si può cominciare a vendere il pesce e recuperare le spese fatte. Una parte andrà anche a sfamare la famiglia. Se la pesca è stata molto fortunata, il pesce verrà portato sulla spiaggia e messo a seccare. Quando sarà pronto, verrà caricato sui camion e venduto nelle città lontane. Ma anche il missionario prova l’avventura del lago. Metà delle comunità della parrocchia sono sul lago e allora bisogna improvvisarsi marinai. Si parte presto con il battellino. Lo si carica di tante cose e ci sono i soliti passeggeri che chiedono un posticino con il rischio di affondare. Poi i nostri due “capitani” fanno cantare il motore fuoribordo e si parte. Ogni tanto si incontrano delle tempeste e vento forte…e allora, con l’aiuto del Buon dio, si riesce ad arrivare a riva. Ma la cosa più bella è quando si arriva a uno di questi villaggi di pescatori. Il motore piano piano rallenta e i bambini si tuffano in acqua per accoglierci. E’ una festa che continua per tutta la giornata nel villaggio. Naturalmente si mangerà del pesce, ma soprattutto si condividerà un po’ di vita. Poi, un po’ di riposo nelle loro capanne, cercando di invitare i topi, che avevano sentito l’odore del pesce, ad andare da un’altra parte. Ancora qualche saluto e si riprende la navigazione. Non sempre si riesce ad arrivare a riva con il battellino. Bisogna scendere nelle loro piroghe, cercando di non finire subito in acqua. L’equilibrio è una dote rara: o ce l’hai o non ce l’hai. In ogni caso, serve molto. Nel viaggio, si incontrano grossi barconi “boti”, carichi di sacchi di pesce (2 o 3 metri di altezza) e sopra la gente con i loro bagagli. Se il lago è tranquillo, arrivano al porto senza problemi. Se invece il vento comincia a soffiare forte, allora c’è il rischio che tutto finisca in acqua e chi s’è visto s’è visto. Da non dimenticare che il lago Tanganika, oltre ai pesci e ai serpenti d’acqua, ospita anche i coccodrilli e gli ippopotami. Normalmente non si riesce a fare amicizia con loro. Ognuno sta a casa propria. Però, quando vedono le piroghe dei pescatori, allora gli ippopotami si divertono a buttarle in aria e i coccodrilli ringraziano. Ma, per finire, l’esperienza più bella è quando si inizia il viaggio di ritorno (13 ore di battellino). Verso sera, il sole si addormenta nel lago e subito esce la luna, accompagnata dalle stelle. Illumina le onde argentate e i pesciolini vengono in superficie e si mettono a danzare. Mezzo addormentato sul battellino, mi metto a sognare e a pensare a tante cose. Chissà se i sogni diventeranno realtà. E’ stato bello laggiù sul lago. Chissà se un giorno vi ritornerò?

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.