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La tragedia beffata

Inserito da on 29 febbraio 2012 – 07:254 Comments

Maddalena Robustelli

Proprio nei giomi in cui veniva ritrovato il corpo della piccola Dayana, dispersa nel disastro della Costa Concordia, un altro bimbo vestiva l’uniforme del capitano Schettino, a mo’ di costume carnevalesco. I suoi genitori, non contenti di essersi limitati al solo abito, hanno finanche allestito il passeggino, ponendovi “a prua” una riproduzione in cartone della nave naufragata ed “a poppa” un cartello ben issato con la scritta “c….. torni a bordo, capitano”, la famosa frase proferita dal cap. De Falco al comandante della Concordia. Che lugubre messinscena in occasione di un evento atteso dai bimbi ed anche dai genitori per scherzare tra di loro e per sollazzarsi! Tutti noi viviamo il Carnevale in un’atmosfera di gioco e divertimento e conseguentemente mai e poi mai avremmo immaginato che dal pianto potesse nascere il riso e dalla tragedia la beffa. Che Paese è quello che riduce ad evento mediatico il lutto, il dolore, la sofferenza, deridendo e dileggiando ma, soprattutto, coinvolgendo anime innocenti in questo gioco tremendamente colpevole. Quel bimbo, tragicamente addobbato, un giorno rivedrà quelle fotografie scattate tanti anni prima ed, oltre a provare vergogna, una profonda vergogna, si indignerà con i propri genitori che lo usarono come un pupazzo per richiamare l’attenzione dei media. L’operazione allora riuscì, tant’è che in Internet vennero diffuse le immagini sconcertanti di un pargoletto usato come un’esca per le allodole. Fatto è che, immortalando quel bambino così abbigliato, ne è scaturito ulteriormente l’aver fermato nel tempo l’immagine di un’Italia caduta profondamente in basso. Ma come, all’onta internazionale seguita al naufragio delle Costa Concordia con tanto di valanga di luoghi comuni sull’inaffidabilità del nostro popolo, occorreva aggiungere anche il peso da novanta di uno scherzo lugubre, calato addosso ad un bimbo reo soltanto di avere dei genitori colpevoli di un comportamento così deprecabile! Ma come, allora c’era voluto l’atteggiamento fermo e risoluto del cap. De Falco che, richiamando all’ordine un capitano che in occasione del naufragio aveva abbandonato a sé stessi i passeggeri della sua nave, aveva reso un po’ più credibili gli italiani, popolo di poeti, santi e navigatori! Quegli stessi italiani che, tanto derisi dalla platea mondiale, invece con molta forza d’animo e determinazione hanno continuato e continuano a lavorare per recuperare i corpi degli altri dispersi. Ci sono riusciti con la piccola Dayana, mossi dall’intento di darle un’onorevole sepoltura, un luogo dove riuscire ad elaborare il lutto ed il dolore conseguente ad una perdita improvvisa e così tragica. E proprio mentre i subacquei nel buio degli abissi marini riuscivano nell’impresa di ritrovare quel piccolo cadavere, altri, invece, alla luce del sole facevano nuovamente morire quella vittima innocente, inscenando la tragedia beffata del passeggino Concordia con tanto di capitano e cartello di rimprovero. A cosa sarebbe, difatti, servito l’abbigliamento carnevalesco “schettiniano” se non a prendersi gioco di un evento luttuoso che finora ha causato la morte di ben 25 passeggeri e il mancato ritrovamento di altri 7 dispersi. Povero quel bimbo che, troppo piccolo per comprendere come venisse utilizzato, si ritroverà nell’album dei propri ricordi quelle fotografie fatte scattare da genitori poveri, tremendamente poveri, di quella pietas che ogni madre e padre dovrebbero avvertire nei riguardi di un altro genitore affranto dalla perdita della propria figlia. Ma, soprattutto, povero quel Paese che, sfoggiando quelle immagini, non senta il peso dell’onta, per non essere stato capace di educare i propri cittadini al rispetto degli stati d’animo delle persone colpite da catastrofi a carattere nazionale e di rendere solidale lo sconcerto di una parte rilevante della propria collettività per una sciagura facilmente evitabile. A voi, parenti di chi ha perso la vita nel mare davanti all’isola del Giglio, giungano le nostre più sincere scuse, in nome e per conto di chi non sente neppure il dovere morale di rispettare i vostri morti ed il vostro dolore.

 

 

4 Comments »

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Condivido in tutto e per tutto questi sentimenti così bene espressi da Maddalena Robustelli. L’Italia continua a essere un Paese di grandi contrasti, un Paese in cui convivono, appunto, i De Falco e gli Schettino, gli italiani che “tanto derisi dalla platea mondiale… hanno continuato e continuano a lavorare per recuperare i corpi degli altri dispersi”, e gli ufficiali che hanno abbandonato i passeggeri della Concordia al loro destino. Ricorderei anche, tra chi si è sacrificato per gli altri, Giuseppe Girolamo, il giovane batterista che ha lasciato il suo posto nella scialuppa a un bambino, e che è finito tra i dispersi. Infine è vero: “povero quel Paese…che non senta il peso dell’onta, per non essere stato capace di educare i propri cittadini al rispetto degli stati d’animo delle persone colpite da catastrofi a carattere nazionale”; e magari anche non a carattere nazionale, come l’”incidente” che ha ridotto in fin di vita il trentasettenne Luca Abbà, a Chiomonte in Val di Susa. Vedere gli sberleffi a lui dedicati da “Libero” e dal “Giornale”, anche questa, ahimè, è l’Italia di oggi.

    Fulvio Sguerso

  • Gentile Dottoressa Maddalena Robustelli
    Credo che la consorteria umana commetta mille errori al secondo. Ma noi, popolo di poeti e di grandi navigatori, non meritiamo di essere messi alla “gogna” da tutto il mondo per un errore umano , anche se ha portato tantissimo lutto in altrettante famiglie, alle quali tutti ci associamo al loro immane dolore. E’ più che vero che la gravità del disastro navale è incalcolabile e che noi tutti abbiamo nel cuore il dolore per i morti e dispersi . Ma ci dispiace anche che si sia verificata una tale funzione di carnevale com’ella ci ha raccontato. Certo, è stata una carnevalata sgradevole. Ma mi piace chiudere il mio modestissimo commento dicendo:
    “Signore, perdona coloro che non sanno quello che fanno”:.
    Cordialità, Alfredo

  • Alice scrive:

    “Che Paese è quello che riduce ad evento mediatico il lutto, il dolore, la sofferenza, deridendo e dileggiando ma, soprattutto, coinvolgendo anime innocenti in questo gioco tremendamente colpevole”.
    Che paese è? un paese diviso a metà tra persone serie e tra pagliacci parassiti. Purtroppo è la seconda componente quella che ci accomuna tutti in un’aura negativa all’estero. Alla pizza, il mandolino e la pistola negli spaghetti, oggi si aggiunge la figura del capitano Schettino che furoreggia non solo nel nostro carnevale ma anche in quello di Rio de Janeiro. Per i genitori del bambino nessun commento: mancano idonee parole per evidenziarne le qualità umane. Complimenti per l’articolo: raramente su un giornale certi argomenti sono trattati linearmente e per la via comunicativa frontale e diretta.

  • Corinna scrive:

    La platea mondiale ha assimilato a torto o a ragione l’Italia al capitano Schettino. I commenti internazionali sono stati impietosi e questo capitano resta a piede libero aggiungendo la beffa al danno.

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