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Mercato San Severino: uno spettacolo coinvolgente

Inserito da on 24 febbraio 2012 – 00:00No Comment

Anna Maria Noia

Uno spettacolo che ha davvero coniugato divertimento e riflessione, quello tenutosi giovedì 23 febbraio presso il teatro comunale di Mercato S. Severino; una piece, performata – in primis – dal noto e simpatico attore partenopeo Nando Paone (in una ben riuscita interpretazione), incentrata su argomenti attuali come la solitudine, la vecchiaia, la malattia e la paura della morte, ma anche e soprattutto sulla incomunicabilità. Il titolo della messa in scena, una commedia in due atti di Cetty Sommella (compagna sulle scene e nella vita di Paone), appartenente al difficile genere della cosiddetta “nuova drammaturgia” è stato: “Se ci amiamo non ci estinguiamo”. Accanto a Paone, altri validi attori, come Annarita Vitolo e Biagio Musella. La commedia, dal retrogusto amaro e impegnativa, sia come tematica che come latrice di messaggi seri, ha assunto un carattere di graffiante leggerezza e di ironia beffarda e grottesca. Nel corso del primo atto, un singulto di vitalità da parte di Paone (Franco) porta a conseguenze dense di risate – almeno per il pubblico, non per i protagonisti, marito e moglie: Franco e Milena. D’un colpo, nonostante gli acciacchi e le difficoltà della (non tanto) veneranda età, ossia di settantasette e settantatrè anni rispettivamente per lui e per lei, i “nonnini” decidono di reagire alla “morte” dello spirito. Di punto in bianco, questi “spettri” del quotidiano esistere esplodono, cercando di affrontare la senilità con allegria e senza proibizioni (o inibizioni) dovute al diabete o alle malattie della vecchiaia. Le risate si incrinano nel momento in cui alla comicità “involontaria” creata dai due anziani coniugi, che vivono sciattamente una vita logora e stanca, appunto “da vecchi”, subentrano le problematiche dell’età ma anche del chiarimento sia tra gli stessi Franco e Milena, sia tra essi e i figli. Nel primo atto ci sono più momenti ilari e risibili, ma la scena, nel senso del dipanarsi della recitazione, cambia radicalmente, di netto, drasticamente nella seconda parte. Qui i dialoghi si incrociano e si susseguono in una maniera più prettamente dinamica ed anche più drammatica. Il tutto, tra “filosofia” (quella di Franco, che “rinasce”, contagiando poi la moglie) e soprattutto psicologia, psicoanalisi addirittura: la figlia della coppia, Luisa, è infatti seguita da uno specialista da sette anni (al momento di quando si svolge l’azione della piece) e anche il figlio, Luigi, sudato dal primo istante che mette il piede in scena, ha problemi di ansia causati da stress lavorativo e dal troppo accumulare case e ricchezze e per vivere in una agiatezza soltanto di facciata. L’unica – anche ella schizofrenica, per un’esistenza nevrotica e appunto frenetica – che capisce i due anziani che reagiscono alla condizione di “vecchi”, relitti della società è la cugina Fabrizia, geriatra, un medico che si occupa della terza età. È poi al culmine dell’ultimo atto che tutto si svela: c’è un vero e proprio sovvertimento, un rovesciamento dei ruoli, un ribaltamento nel quale i giovani sembrano non saper vivere oppure essere già morti dentro, essendo calati in una società depressa e infelice, scontenta. Ciò perché è mancato loro il vero “amore”, come tutti e quattro, infine, seduti a tavola apparentemente in serenità – per la prima volta – ammettono e dimostrano: proprio in conclusione della piece, tutti i protagonisti si rinfacciano e si vomitano animatamente addosso (dopo la parentesi di serenità sopra descritta) antichi e mai sopiti rancori, conflitti freudiani e una educazione indifferente da parte degli anziani Franco e Milena. Tutto questo è inserito in una “bolla” di cattivi rapporti pronta ad esplodere. Ha ragione – dunque – il saggio Paone-Franco verso la conclusione dello spettacolo – gradito dal severo pubblico di appassionati che affolla il Comunale di S. Severino – quando afferma: “Se ci amiamo non ci estinguiamo”. Proprio l’amore, dunque, per riprendere il tema dello show, ci dovrebbe o potrebbe salvare da un’atrofizzazione alla vita, che è soprattutto un’atrofizzazione ai sentimenti. In chiusura, vogliamo ricordare che Nando e Cetty credono molto al teatro come “educazione delle coscienze” in un contesto sociale di crisi culturale prima che economica, quale il nostro: a tale scopo, raccontano in un’intervista rilasciata ad un quotidiano locale, reggono da un decennio un laboratorio di formazione teatrale a Pozzuoli. Poi la coppia ha aperto, senza grandi “aiuti” né pubblici né privati, una sala teatrale di settanta posti all’interno di un centro polifunzionale, sempre nella realtà puteolana. Si tratta di “Art garage”. I due attori hanno rivelato inoltre che, essendosi rivolti alle scuole, non hanno ricevuto una risposta definitiva per introdurre gli studenti alla magia di questa arte. Dopo la tournee per promuovere questo spettacolo, Paone sarà presente sul grande schermo con “Non me lo dire”, garbata commedia con Uccio De Santis. Una sua partecipazione, sempre parlando di cinema, è prevista infine nel film di Matteo Garrone “Big house”.

 

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