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Vallo di Diano: Se non ora quando contro dimissioni in bianco

Inserito da on 23 febbraio 2012 – 02:34No Comment

      Per restituire al Paese una legge di civiltà oggi delegazioni di donne consegneranno a tutte le Prefetture d’Italia una lettera per chiedere norme efficaci contro le dimissioni in bianco, missiva già inviata al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, alla ministra Fornero ed  alle parlamentari di entrambi i rami del Parlamento. In tal modo si intende sollecitare il ripristino della legge 188/2007, attraverso la quale nel recente passato si era contrastato l’abuso di potere, spesso compiuto nei confronti di giovani lavoratrici e lavoratori al momento dell’assunzione, abuso che consiste nell’aggirare il divieto di licenziamento, vigente nel nostro ordinamento, in assenza di giusta causa e giustificato motivo (art.18 dello Statuto dei lavoratori). Infatti capita che  al momento dell’assunzione  venga richiesto di firmare una lettera di dimissioni volontarie, definite in bianco perché senza data. La data verrà messa successivamente, quando quella ragazza sarà incinta, o quel ragazzo avrà avuto un infortunio o una lunga malattia. La legge 188, approvata nell’ottobre del 2007, aveva una funzione preventiva basata su un’autodichiarazione codificata e non su norme che agivano a posteriori, vanamente repressive. Le dimissioni volontarie, per qualunque tipologia di rapporto di lavoro, dovevano essere auto-dichiarate esclusivamente su moduli con numerazione progressiva che, avendo una scadenza di quindici giorni, non potevano essere compilati prima del loro utilizzo. Si trattava di una legge semplice ed efficace, priva di costi. Chi la presentò in Parlamento e curò con tenacia la sua approvazione, cercò il consenso delle donne di tutto il centro sinistra e del centro destra. Venne votata all’unanimità alla Camera e a maggioranza al Senato, dove l’opposizione principale fu condotta dall’allora senatore Sacconi, che, divenuto Ministro del lavoro nel successivo governo Berlusconi, determinò le condizioni per una sua abrogazione. Subito dopo l’annuncio iniziò una raccolta di firme, promossa da donne di mondi diversi, donne della società civile, donne dei partiti, del sindacato, del giornalismo, diverse tra di loro anche per formazione e cultura politica. Nonostante le firme raccolte fossero state migliaia la legge venne egualmente abrogata nel giugno del 2008. Successivamente vennero depositate inutilmente in Parlamento diverse proposte di legge che miravano all’obiettivo di vietare la prassi delle dimissioni in bianco. Oggi la riconquista della legge 188  avrebbe lo straordinario significato simbolico di riaffermazione della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione: ciascuna donna e ciascun uomo deve essere artefice della propria vita e delle proprie scelte, particolarmente delle scelte procreative, che solo uno spirito illiberale e incapace di immaginare il futuro può contrapporre al lavoro. Sappiamo che intorno alla legge grazie alle donne è finalmente maturata una grandissima condivisione nel dibattito pubblico. Abbiamo ascoltato le parole con le quali il Presidente del Consiglio, nel suo discorso programmatico, ha nominato giovani e donne, indicando la necessità di una loro valorizzazione come condizione fondamentale per il futuro del Paese. Le donne del sindacato, del giornalismo, della società civile, della politica, quelle che nel 2007 promossero la legge contro le dimissioni in bianco, pensano che il futuro dell’Italia passi anche dal ripristino della dignità e civiltà del lavoro e pertanto, auspicando il ritorno della legge 188/2007, invitano le donne italiane a far proprio il contenuto della suddetta lettera nonché gli obiettivi ivi sottesi.

 

 

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