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Comandante Schettino a Carnevale?

Inserito da on 21 febbraio 2012 – 06:03No Comment

di Rita Occidente Lupo

Ogni anno, il Carnevale, ne inventa di tutti i colori. Per essere sempre più originale e per continuare a far divertire grandi e piccini. Almeno questo lo scopo delle goliardiche serate in maschera, dei carri allegorici che, in cartapesta, dalla patria versiliana, alle singole realtà autoctone, sfilano tra coriandoli e lazzi. E le maschere, i costumi, in un tripudio di stoffe e di colori. Di mode e di  suoni. Divertire, l’unico imperativo al quale danze e canti sembrano rispondere. All’appello, giammai assente la tradizione: il partenopeo Pulcinella, il dotto Balanzone, la civettuola Ciolombina, il colorato Arlecchino ed il grottesco Pierrot. La sua perenne lacrima sul viso, interrogativo di quanti, almeno a Carnevale, vorrebbero esorcizzare il dolore, che in ogni caso stria l’esistenza di tanti. In un mix tra vecchio e nuovo, rivisitando la competitività, ma adeguandosi ai tempi. In una tipizzazione contemporanea, talvolta clonata sui personaggi dei cartoon sempre così vicini al pubblico del piccolo schermo. Ma quest’anno, in quella città che canta l’allegria non solo nella stagione estiva, alle falde di un Vulcano che ancora lancia strali di perplessità, per la sua quiescenza, genitori in dubbio se la maschera di Schettino, sia davvero tale. In bella mostra, in vetrina, tra costumi carnecialeschi sempre più innovativi, anche un piccolo abito da comandante, con tanto di gradi e di cappello con visiera. Già dall’infanzia, far indossare una maschera del genere al proprio figlio può suscitare dubbi sul senso dell’umorismo. Ma si sa, a Carnevale, sembra quasi tutto lecito…e calcare il personaggio del momento, pur di non battere cassa, resta pur sempre la trovata contro la crisi! Mascherarsi come momento di riflessione su quegli spaccati di vita, che mirano a far sorridere, tra la fretta di crescere. Nella corsa a voler sempre più stupire, si finisce nel cattivo gusto o nella lascivia: nella volgarità o nella fallace proposta di modelli tutt’altro che edificanti. Impersonare, una volta all’anno, principesse o clown, coniglietti o damine incipriate un tempo,  se oggi può apparire sorpassato da nuovi personaggi, che catturano la scena contemporanea, graffiando la notorietà, in ogni caso deve mantenere sano il divertimento assicurato, grazie a modelli dignitosi tutt’altro che… inopinabili!

 

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