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Salerno: Musto “Palasport chimera!”

Inserito da on 9 febbraio 2012 – 06:28No Comment

Il palasport continua ad essere una vera e propria chimera in quella che il Primo Cittadino definisce una città proiettata verso l’Europa. La denuncia sociale è nei confronti di questa amministrazione che ancora una volta non mantiene le promesse e gli impegni assunti con i cittadini salernitani durante le scorse campagne elettorali.  L’unico risultato ottenuto è una struttura incompiuta e fatiscente che deturpa l’ambiente circostante. Lo stato di abbandono e di incuria in cui versa questa pseudo struttura destinata alle fasce giovani ,è sotto gli occhi anche dei tanti amministratori locali che ritengo responsabili di un vero e proprio danno d’immagine per la città. Lasciando il Palazzetto al degrado del tempo perdiamo una occasione importante per favorire lo sviluppo di un polo socio-sportivo per tutti i ragazzi salernitani che avrebbero una struttura dove poter condividere la propria passione. La costruzione è iniziata il 17 settembre del 2005 e prevedeva il completamento dell’opera entro e non oltre il 2008, ma ad oggi invece ci ritroviamo dinanzi ad una struttura che questa amministrazione ha definito in un comunicato stampa durante la presentazione dell’opera un impianto competitivo sul mercato nazionale ed internazionale che avrebbe puntato a valorizzare la tradizione sportiva e culturale di Salerno, ma anche le sue potenzialità commerciali e congressuali. Lastroni di cemento marcio, pilastri sospesi nel cielo, distese di erbacce, alveari di calcestruzzo, ponti protesi sul nulla. Le opere pubbliche incompiute emanano una bellezza malinconica e struggente, evocano ciò che avrebbero potuto essere, rammentano sprechi, raccontano una amara storia d’Italia. Come denunciato dalla Corte dei conti, che ne fa derivare responsabilità erariali a carico di politici e dirigenti pubblici, «rappresentano un gravissimo spreco di risorse pubbliche e la testimonianza più eloquente dell’inefficienza dell’amministrazione centrale e periferica». Le cause? Per i magistrati contabili, «carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure amministrative, inadeguatezza della progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabile sia alle amministrazioni committenti che alle imprese esecutrici, carenze e inadeguatezze dei controlli tecnici e amministrativi». Oltre ad accertare e punire i responsabili dello spreco, resta il problema: che fare delle opere incompiute? Due mesi fa, un gruppo di deputati ha presentato una proposta di legge per favorirne «il recupero e il riutilizzo». Il testo prevede l’istituzione di un’anagrafe nazionale, aumenti di cubature fino al 30% e incentivi economici per coinvolgere i privati, introducendo il divieto per le amministrazioni di progettare nuovi edifici se prima non completano quelli precedenti. Le campagne elettorali sono ancora lontane ed il coordinamento cittadino della Destra  invita questa amministrazione a partecipare al festival delle opere incompiute che anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo si svolgerà a Giarre (Catania) tra giugno e luglio e dove  questa amministrazione potrà esporre tutti i suoi fallimenti e forse potrà finalmente comprendere i suoi errori in campo sociale e  soprattutto per quel che riguarda le politiche giovanili. Per l’invito ufficiale non dovrebbero esserci problemi in quanto gli organizzatori dell’evento con i quali sono già in contatto mi hanno garantito che nei prossimi giorni provvederanno ad inviare a Palazzo di Città una richiesta per far partecipare simbolicamente attraverso una mostra fotografica delle opere incompiute di questa città.

 Vincenzo Musto –segretario cittadino La Destra

 

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