Home » Cannocchiale

San Pio da Pietrelcina: la confessione, l’aborto

Inserito da on 6 febbraio 2012 – 00:00Un commento

Carlo Di Pietro

Giovanni Paolo II disse: “voi donne che avete fatto ricorso all’aborto, non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Se ancora non lo avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacrificio della Riconciliazione”. Il Catechismo  prescrive che “quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera”. Un giorno San Padre Pio negò l’assoluzione ad un penitente e poi gli disse: “Se vai a confessarti da un altro, vai all’inferno tu e quell’altro che ti da l’assoluzione”, come a dire, senza proposito di cambiare vita si profana il sacramento e chi lo fa si rende colpevole davanti a Dio. San Padre Pio, a volte, …. si rivolgeva ai fedeli con “solidità e sobrietà” tuttavia lui santamente vedeva in quel “rigido rimprovero” una forza interiore a ritornare da lui, contriti e realmente pentiti, al fine di ottenere la meritata e vera assoluzione. La Chiesa cattolica insegna che “la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita”. Il procurato aborto, difatti, rimane sempre un peccato contro il quinto comandamento “Non uccidere” (Es 20, 13; Mt 5, 21-22), che difende la vita qualunque sia il numero degli anni, mesi, e giorni dell’essere umano. Accadde, un giorno, che padre Pellegrino chiese a Padre Pio: “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per un procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”Padre Pio rispose: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli si o no?”

“Perché suicidio?” domandò padre Pellegrino. Assalito da una di quelle insolite furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, padre Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, vedessi la bellezza e la gioia della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora si che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti. Vedi, io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un po’ forti ma giuste e necessarie a quelli che commettono questo crimine. E sono sicuro di avere ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma”. Obiettando p. Pellegrino che, “se non riesci ad estirpare le fissazioni ossessive dalla mente dei procuratori di aborti, è inutile maltrattarli con i rigori della Chiesa”. Al che il Padre disse: “Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini del mondo, è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra. Purtroppo con il passare del tempo la battaglia diventa superiore alle nostre forze, ma deve essere combattuta ugualmente, perché dalla certezza della sconfitta sulla carta, la nostra battaglia attinge la garanzia della vera vittoria: quella della nuova terra e dei nuovi cieli”. San Padre Pio inoltre, in risposta ad una domanda del Dott. Lotti circa l’aborto, disse: “basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni”. Per la Chiesa anche “la cooperazione formale all’aborto costituisce una colpa grave”. Un altro giorno, in sagrestia di fronte al confessionale, dove San Padre Pio ascoltava i penitenti, attendeva il suo turno Mario Tentori, seduto sulla panca. Mentre era intento a fare il suo esame di coscienza, sentì il Padre gridare: “Vai via, animale, vai via…!”. Le parole del Santo erano indirizzate ad un uomo, che si era appena inginocchiato ai suoi piedi per confessarsi e che usciva da dietro la tendina umiliato, sconvolto e confuso. Il giorno dopo Mario si mise sul treno a Foggia per far ritorno a Milano. Prese posto in uno scompartimento in cui c’era un solo viaggiatore. Questi cominciò a guardarlo ed esprimeva nel suo atteggiamento voglia di iniziare un discorso. Finalmente ruppe gli indugi, e domandò “Tu ieri non eri a S. Giovanni Rotondo, in sagrestia, per confessarti da P. Pio?”. “Sì!” rispose Tentori. Riprese l’altro: “Noi eravamo seduti sulla stessa panca, io ti precedevo nel turno. Io sono quello che P. Pio ha cacciato, appellandolo col titolo di ‘animale’. Ricordi?”. “Sì!”, disse ancora Mario. Continuò il compagno di viaggio: “Voi che stavate intorno al confessionale forse non avete sentito le parole che hanno motivato il Padre a cacciarmi via. Ebbene, P. Pio ha detto testualmente: Vai via, animale, vai via, perché d’accordo con tua moglie hai abortito tre volte” Continuò: “Capisci? Il Padre ha detto Hai abortito!”. Ed ancora: “Si è diretto a me, perché l’iniziativa di fare abortire mia moglie era partita sempre da me”. E scoppiò in un pianto dirotto che esprimeva – come egli stesso confessò – dolore, volontà di non peccare più e la ferma determinazione di tornare da P. Pio per ricevere l’assoluzione e cambiar vita. Il rigore di P. Pio aveva salvato la vita di un padre che, dopo aver negato la vita a tre creature, stava correndo il pericolo di perdere la sua anima per tutta l’eternità.

 

Un commento »

  • Sia lodato Gesù e Maria.

    Ringraziandola per aver portato alla luce una delle piaghe che affliggono l’ umanità intera, mi scuso se mi permetto di
    mettere a disposizione di tutti i miei fratelli e sorelle in Cristo Gesù notizie importanti che ci permettono di uscire da quel deleterio relativismo, tanto auspicato dal Santo Padre Benedetto XVI, che ci impedisce di essere dei seri e convinti cristiani.

    Forse non tutti sanno che l’ aborto, la calunnia e l’ usura sono peccati che solamente il Vescovo può assolvere.

    Vorrei aggiungere, egr. signor Di Pietro, se me lo consente, che per aborto s’ intende anche la chiusura delle relazioni con i nostri simili, per cui un tale comportamento è definito: aborto spirituale.
    Confesso che non conoscevo la gravità di un tale comportamento che, purtroppo, si sta estendendo in maniera spaventosa.

    Avendo letto da poco tempo tali notizie e dopo aver chiesto personalmente conferma a un Vescovo, mi sono rivolta una domanda: tutte le persone che hanno preso coscienza di tali tremendi peccati, recandosi a confessarli da un qualunque sacerdote,essi non sono stati affidati alla Misericordia di DIO Padre Onnipotente, in quanto l’ assoluzione di tali particolari peccati spetta solamente a Sua Ecc.za il Vescovo delle varie Diocesi?

    Ringraziando per la diffusione di tali notizie, porgo a tutti cordiali saluti.
    Maria Luisa Cavaliere

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.