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Fallimento Cavamarket: Cgil, la curatela ignora i lavoratori

Inserito da on 28 marzo 2011 – 04:07No Comment

Sulla “vicenda Cavamarket” sono fallite miseramente le promesse fatte dalla curatela fallimentare che, in un primo momento e nonostante lo scetticismo della Cgil, aveva garantito l’esercizio provvisorio dei supermercati attraverso la propria gestione. Il risultato è stato che circa 400 lavoratori che prestavano servizio e percepivano puntualmente il salario sono stati messi in cassa integrazione a spese della collettività. Un danno per loro e per tutti noi.  Un danno, a nostro parere, anche per i creditori del fallimento Cavamarket: tra questi – vogliamo ribadire – vi sono gli stessi lavoratori. Dopo Cavamarket, l’operazioine sarà conclusa con l’ulteriore passaggio dei punti vendita GDS alla curatela fallimentare. Di nuovo una scelta incomprensibile e dannosa e, ancora una volta, a pagarne le spese saranno, in primo luogo, centinaia di lavoratori che stanno svolgendo la propria opera e stanno percependo un salario. Inoltre la futura asta fallimentare potrà innescare, come ben sanno i curatori, problemi per la ricollocazione dei lavoratori, anche per la eventuale futura acquisizione dell’ex gruppo Despar. Come più volte abbiamo sottolineato, infatti, molti supermercati non sono di proprietà dell’ex Despar, ma esiste un regolare contratto di fitto sottoscritto da 2C con i proprietari dell’immobile; i prodotti alimentari sono stati ritirati da 2C poiché di sua proprietà e si rischia, quindi, di mettere unicamente all’asta una licenza e qualche scaffalatura. Non avremmo mai pensato che una vicenda che riguarda centinaia di lavoratori potesse essere gestita senza tener in alcun conto i risvolti sociali e la difesa del salario, in particolare in un momento di crisi come quello attuale. La curatela fallimentare ha, quindi, responsabilità molto serie sulla gestione del fallimento del gruppo Despar e la Cgil non ha timore alcuno a sottolinearne e denunciarne i limiti. Chiediamo al giudice delegato di intervenire prendendo in considerazione, ovviamente dentro i termini che la legislazione impone, l’interesse di centinaia di persone che vivono onestamente solo del proprio salario.

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