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Salerno: Vercellone “Pensare per immagine”

Inserito da on 16 marzo 2011 – 05:59No Comment

Secondo appuntamento venerdì 18 marzo alle ore 17,30, presso il Punto Einaudi di Salerno, per gli incontri promossi dalla sezione provinciale della Società Filosofica Italiana, presieduta da Carmine Mottola.Ospite della tavola rotonda, che inaugurerà il ciclo di seminari “Intorno all’Immagine”, promossi in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, sarà Federico Vercellone, docente di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Udine, che presenterà il suo ultimo lavoro “Pensare per immagine”, edito dalla Mondadori. All’incontro parteciperanno Giuseppe Cantillo, professore Ordinario di Filosofia Morale  della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli “Federico II”, Pina De Luca, professore associato di Estetica presso il Corso di laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno e Aldo Trione professore ordinario di Estetica presso la  Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.“Pensare per immagini” è un volume scritto a quattro mani da Olaf Breidbach, storico della scienza tra i più prolifici oggi in Germania, mentre Vercellone è fondatore del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Morfologia dell’Università di Udine, nel quale si svolgono attività di ricerca comuni  tra l’estetica, la filosofia, la storia della scienza e la biologia. I punti di riferimento fondamentali di questo percorso fanno capo sostanzialmente a due ordini di questioni, che corrispondono ai due piani di lettura proposti da Breidbach e Vercellone. Da una parte, vi è il livello strutturale della questione, che individua nell’immagine un dispositivo complesso, dotato di una normatività intrinseca, fuori da ogni  considerazione del problema che colga nell’immagine un vettore immediato e spontaneo del significato: l’immagine è una dimensione profondamente normata, dotata di una grammatica interna ben più complessa di quella della parola e dunque irriducibile  al puro dato sensibile. Dall’altra, vi è il profilo storico – anzi, francamente epocale – dell’immagine, segnato da quella che con Gottfried Boehm siamo abituati a chiamare ikonische Wende della riflessione contemporanea: a partire da un momento specifico del dibattito estetico novecentesco, che si può far risalire agli anni ’90, si è iniziato a prendere atto del rilievo teorico dell’immagine, in un percorso che ha tra i suoi precedenti più immediati la critica gadameriana alla coscienza estetica. I due percorsi vengono a sovrapporsi nell’idea-chiave del volume, secondo cui l’immagine produce un continuum di relazioni e di aspettative, che orientano la nostra esperienza del mondo. Da  qui  la  necessità  di  tematizzare l’esperienza dell’immagine, il suo logos, per  comprendere il modo in cui pensiamo il mondo. La tesi del libro sta nell’idea che l’immagine – e non il linguaggio – sia il primo e più immediato mezzo attraverso il quale ci rendiamo familiare un mondo, ci diamo un primo criterio di orientamento attraverso di esso. Il rimando al “naturale”, tra virgolette, significa esattamente questo processo che fa della natura non un dato primo e originario, ma l’esito di una costruzione che fornisce lo sfondo più ovvio all’interno del quale conduciamo le nostre esperienze. «Il soggetto – scrivono Breidbach e Vercellone – diviene a se stesso (soggetto) in quanto (hegelianamente), nel corso del suo apprendimento, si scopre come un fattore di appropriazione del mondo esterno». Ma di quest’appropriazione del mondo il vettore principale e insuperabile è il vedere: attraverso il vedere si costituisce un mondo comune. All’unità dell’intelligibile, o del concetto tout court, si sostituisce così l’unità del visibile. Sono le pagine più complesse del libro, nelle quali si mostra come la scienza oggi sia anzitutto scienza per immagini.

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