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Baronissi: guerra alla povertà

Inserito da on 12 gennaio 2011 – 05:01No Comment

L’avvio del progetto speciale “Guerra alla Povertà” segna, di fatto, uno spartiacque tra il Welfare State di ieri ed il New Deal di domani. Baronissi apre una nuova Stagione delle riforme che non ha colore politico o bandiera di partito, ma è il simbolo di un progetto politico, non solo economico, pensato per gli strati sociali deboli e poveri, volto a favorire lo sviluppo di tutto il paese. Lo fa attraverso un modello strutturale socio-economico che ridimensiona ed isola nell’ambito della ristretta filiera Regione-Comune l’impostazione assistenziale dei contributi una tantum per le fasce deboli. Un nuovo modello di crescita economica, un forte progetto di rinnovamento che riaccende le speranze sopite con una seria e corretta politica sociale e occupazionale non più basata sulla ciclica iniezione di denaro, ma su un percorso che tende verso un progetto di un a reale democrazia economica per lo sviluppo della solidarietà sociale e del lavoro. Il progetto riguarda una nuova modalità di approccio alle sacche del disagio e della povertà, coincisa con l’accordo siglato con la Fondazione Comunità Salernitana per costituire un fondo (oggi pari ad oltre 1 milione di euro) a garanzia di micro-prestiti da attivare in favore di nuclei familiari sulla soglia della povertà. Il principio del progetto è questo: finanziare il merito ed il talento di quei giovani che sono stati costretti ad abbandonare l’università perché impossibilitati a pagarsi il corso di studi; finanziare giovani madri che intendono trovare un lavoro e che non possiedono sufficienti garanzie bancarie per accedere al prestito. Ogni caso sarà analizzato e vagliato singolarmente da una commissione ad hoc, costituita da esperti del settore finanziario e sociale. In questo rapporto triangolare (Comune-Fondazione-Cittadino) si definiscono ruoli e competenze, laddove il Comune di Baronissi diventa una sorta di garante nei confronti delle banche al momento del rilascio del prestito. Saranno visitate tutte le famiglie che risultano nell’elenco del reddito di cittadinanza. Il gruppo che accederà alle case sarà composto da sociologi, psicologi, impiegati comunali e avrà l’obiettivo – d’accordo con la famiglia – di far emergere una concreta possibilità di attività (artigiana, autonoma, commerciale, di studio) da finanziare a nostra cura. Il resto dell’istruttoria sarà seguito direttamente dalla Fondazione.

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