Home » Curiosando

A 100 anni dalla morte di Emilio Salgari andando alla ricerca di Sandokan

Inserito da on 12 gennaio 2011 – 00:00No Comment

Uno scrittore che si propone come un progetto di lettura all’interno di una letteratura ad intreccio.  Nel centenario della morte. Emilio (Carlo Giuseppe Maria) Salgari (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911) è uno scrittore che ha “raccontato la fantasia”, i viaggi e le tensioni oniriche all’interno di una letteratura che intreccia simboli radicanti. Il ricercatore della fantasia della storia ricompone su alcune metafore il suo viaggio. Una di queste metafore è , certamente, il mare. Ci sono elementi che raccontano visioni in un tracciato in cui il mare si intreccia con il tema – metafora del viaggio. Una metafora fondamentale, resta la foresta. Il mare come spazio e come dimensione della lontananza. La foresta come labirinto e come dimensione del “chiuso”. La foresta diventa però un simbolo attraverso il quale si catturano i miti, gli archetipi che sono diventati universali. La storia è sempre una avventura in Salgari. Il mare e la foresta non sono soltanto metafore leggibili attraverso le avventure di Sandokan ma anche in altri scritti di Salgari costituiscono la vitalità del racconto. Intorno a questa letteratura è possibile rintracciare i luoghi e gli spazi in un tempo che non conosce clessidra. Ma la sua vita stessa è stata una vita avventurosa. Dal suo tentato suicidio al suo suicidio, dal suicidio del padre alla follia della madre sino al suicidio di due figli. Ma i suoi personaggi hanno accompagnato generazioni. L’avventura e il sogno, il viaggio e il mare, la morte e la follia. Temi e personaggi. Ci hanno accompagnato per i luoghi dell’infanzia gli occhi di Sandokan e quelle sue avventure sono entrate dentro i nostri sogni viaggianti. Ma Sandokan, è, indubbiamente, il personaggio chiave, che  ci permette di addentrarci dentro la fantasia dei sogni o dentro la magia della storia. Di una storia che non ha regole perché i personaggi che la tracciano non hanno regole e si identificano nel viaggio di una irregolarità fantastica. Ciò lo si avverte anche in romanzi come “Il sotterraneo della morte”. Ma è sempre nel cielo dei romanzi sandokiani che si tocca questa profonda irregolarità. È necessario ricontestualizzare il processo letterario – fantastico di Salgari in un intreccio di letture che propongono chiavi interpretative in una letteratura totale che non conosce fasce di età. La fantasia e il sogno sono gli antipodi che si scontrano con la storia e la realtà. In “Il sotterraneo della morte” comincia citando una data: “La sera del 14 giugno del 1900, due uomini erano usciti dalla porta d’occidente dell’immensa città di Pechino…”. E in “Le Tigri di Mompracem”: “La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem…”. In “Le due Tigri”: “La mattina del 20 aprile del 1857…”. In tutto questo andare e tornare tra i vocaboli e le terminologia Salgari si definisce e si riattualizza sempre nel gioco dei misteri e dei fantasmi. I misteri e i fantasmi  sono avventure. Come d’altronde tutta la sua vita. Quella vita vissuta da scrittore ma definita nella precarietà. Egli scriveva: “La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune notte delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere”. Pone una questione antica e contemporanea: la crisi dello scrittore dentro l’inquietudine della vita. Si pensi a “I misteri della jungla nera”. È un libro affascinante perché i luoghi e il tempo sono l’avventura dei fantasmi. E la magia è un vento che copre i sogni e il viaggio che i sogni ci fanno compiere. È un paesaggio che ha i suoi segni. Segni percorribili anche attraverso la metafora. Con Salgari si ritorna all’infanzia. L’infanzia perduta sempre e ritrovata sempre. L’infanzia antica ma si ritorna anche al viaggio. Il viaggio dei luoghi e nei luoghi. Nei misteri. Una letteratura che recita le avventure che non si dimenticano perché sono parte integrante della nostra formazione. Uno scrittore, Salgari, da proporre sempre più agli studenti. La scuola è aperta all’immaginazione e all’immaginario e trova in Salgari un interprete importante. Forse con Salgari la profezia di un’epoca è nel gioco infinito di quei misteri che continuano a rivelare pur considerandoli indefinibili e inafferrabili. Forse proprio per questo bisogna rileggerlo sia attraverso i suoi romanzi, i suoi racconti, i suoi cicli (dal Ciclo dei pirati della Malesia a quello dei Corsari delle Antille; dal Ciclo delle avventure nel Far West a Capita Tempesta sino ai romanzi singoli). Salgari ci offre la possibilità di indagare anche in una vasta filmografia a partire da “Il corsaro nero” del 1920 sino al ciclo di Sandokan del 1996. Un affascinante percorso che si apre ad una dialettica importante tra letteratura e cinema. Proprio il personaggio del Corsaro si presenta con una sua nobiltà e stile tanto da leggere: “Il Corsaro Nero è un gentiluomo, sappilo, ed un gentiluomo non ha mai mancato alla parola data”. Salgari, chiaramente va ricontestualizzato e ricontestualizzarlo significa approfondire aspetti ed elementi necessari per una lettura complessiva di una letteratura dell’immaginario in un intreccio tra sogno e fantasia. Da questo punto di vista definire i dettagli critici significa anche proporre una comparazione tra le generazioni letterarie che hanno fatto il Novecento degli scrittori. Letteratura e cinema: un affascinante percorso tra le immagini e le parole.

Marilena Cavallo

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.