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Ma perchè gli uomini uccidono le donne?

Inserito da on 10 gennaio 2011 – 00:004 Comments

Fulvio Sguerso

Purtroppo non passa quasi giorno ormai che non si legga o non si sappia dai telegiornali di qualche orrendo  delitto “famigliare”, in cui le vittime sono quasi sempre le donne di casa o le fidanzate (delle povere prostitute uccise si è perso il conto). Non è nemmeno necessario ricorrere alle statistiche per appurare che il numero di animali maschi (dis)umani che uccidono gli animali femmine della specie Sapiens sapiens (si fa per dire) è di gran lunga superiore a quello delle femmine che uccidono i maschi; quindi pare evidente che ci siano in circolazione molti più uomini disturbati o immaturi o complessati o psicopatici e criminali di quanto non ce ne siano donne afflitte da analoghi disturbi. E tuttavia non è solo l’aspetto quantitativo a preoccupare: non è eludibile la maggiore incidenza di questi delitti tra le fasce sociali culturalmente deprivate o marginali, né la sopravvivenza di mentalità primitive e tribali nel cuore stesso delle nostre metropoli “civilizzate” – o, se non nel cuore, nelle loro sterminate “cinture” e periferie – La mentalità maschilista ha certo la sua parte di responsabilità, ma per poter arrivare da un atteggiamento di pretesa superiorità alla messa in atto di un femminicidio (moglie, figlia, sorella o amante che sia) deve scattare qualche meccanismo psichico che ha a che vedere con la paura di perdere il proprio potere o di essere abbandonati, quindi con l’incapacità di tollerare l’autonomia di una persona considerata parte integrante del proprio Sé. Può succedere allora che, per salvaguardare l’immagine che la persona disturbata ha di se stessa, si neghi l’evidenza (meccanismo difensivo della negazione) e si voglia addirittura sopprimere colei che osa metterla in discussione. Succede però spesso che il femminicida sia anche suicida: sopprimere il giudice esterno non basta per ritrovare il precario equilibrio che si reggeva sul diniego di una realtà vissuta come intollerabile; così, per sopprimere anche il giudice interno non rimane che il “muoia Sansone con tutti i filistei (e le filistee)”, cioè i fantasmi persecutori interni. Ma esistono in natura altri animali che uccidono e si uccidono a motivo dei loro deliri di persecuzione o di gelosia? (Domanda da girare magari all’etologo Danilo Mainardi). Certo è che il mito del progresso e dell’innata bontà dell’Homo sapiens è messo ogni giorno a dura prova.Ma non disperiamo: le statistiche assicurano che  nascono più femmine che maschi e che le donne vivono più a lungo degli uomini. Non sarà che tanti maschi immaturi uccidano le donne per invidia?

 

 

4 Comments »

  • civetta scrive:

    Io credo, caro prof.. Sguerso,che la donna abbia per natura e per cultura vissuta,una maggiore capacità di adattamento rispetto alla realtà, che cambia troppo repentinamente,dimostrando così una maggiore duttilità e autonomia personale rispetto all’uomo. Quest’ultimo, al contrario, è figlio di una cultura che lo ha visto sempre al centro dell’attenzione,”l’uomo che non doveva chiedere ma” e a cui la donna doveva sottomettersi.Tale cultura, come lei ben sa, era riconosciuta in ogni ambito della società, da quella civile a quella religiosa, che è stata poi la più deleteria.Sappiamo quale concetto negativo della donna abbia veicolato la religione e quanto esso si sia poi radicato nella coscienza di tutti Ma da questa situazione di oppressione e di inferiorità la donna ha anche imparato, nel tempo,a difendersi e a prendere le distanze, usando astuzia e intelligenza. In fondo l’uomo, pur nella sua “grandezza” dipendeva da lei per qualsiasi bisogno e ciò per la donna è stato sempre un’arma di ricatto..A lungo andare si è sempre più appropriata dei suoi diritti e della sua libertà , mentre l’uomo è rimasto al palo, facendo sempre più fatica,data la sua elefantiaca “pigrizia psichica”, ad adattarsi al cambiamento e alla rinuncia di parte dei suoi privilegi,ad accettare che non tutto dipende da lui e che la donna ha raggiunto una sua autonomia di pensiero e di azione tale per cui egli non può non fare i conti con questa realtà.Il soggetto più fragile psichicamente può avere reazioni omicide, quando la situazione lo pone di fronte a rinunce per lui inaccettabili. Oggi come oggi io credo comunque che entrambi abbiamo bisogno di fermarci un attimo a riflettere sul rapporto uomo- donna affinchè il primo sappia metabolizzare il vantaggio della donna e quest’ultima sappia riapproppriarsi di alcuni valori tipici del suo “essere donna”, che forse oggi sta perdendo, per non indossare quelli che sono sempre stati “panni” maschili. Altrimenti sarà sempre un raporto in qualche modo “sbilanciato” e poco equilibrato. Grazie per l’attenzione e cari saluti.

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Come lei ha ben spiegato, cara Civetta, nel suo puntuale commento, la cultura dominante è stata (e in gran parte ancora è) da millenni quella maschile. Basti pensare che solo in tempi recenti le donne hanno ottenuto prima il diritto di voto e, successivamente, la parità dei diritti nei diversi ambiti e ruoli sociali. Ma un conto, come sa, sono i diritti, un altro i “costumi” e le mentalità perduranti nella vita familiare, sociale, professionale e anche religiosa. Se l’immagina lei un parroco – non parliamo nemmeno di un vescovo – donna? Eppure in che cosa e perché un prete donna sarebbe inferiore a un prete uomo? Non ci sono state forse grandi sante come Caterina da Siena o Teresa d’Avila? Non si penserà che il buon Dio discrimini le sue creature in base al sesso! Ma tant’è lei vede quanta resistenza ad accettare la parità uomo-donna nella Chiesa cattolica. E qui mi fermo per non parlare di altre “parità” (comunque tutte, sia ben chiaro, nelle rispettive e peculiari differenze: uguaglianza nei diritti non significa annullare le qualità di ciascuno).
    Con stima.

  • Come sempre, il Dr Sguerso ci stupisce con i suoi meravigliosi articoli,così come la Civetta che sa ben dettagliare il costrutto dell’articolo medesimo.
    All’uopo vorrei permettermi di ricordare che l’Italia, a differenza di alcune nazioni che hanno avuto un progresso socio-economico molti decenni prima di noi, sta ancora “in fase di combattimento” per stabilire al cento per cento la parità di diritti tra l’uomo e la donna..
    Mi rincresce, ma è doveroso ch’io torni ancora ai miei tempi: Ricordo , infatti, che nel 1943, in piena fase dello scontro bellico sul nostro bel suolo di Salerno, si svolgevano anche combattimenti tra aerei tra i belligeranti , e fu proprio sui monti “Picentini” ( verso Giffoni sei Casali) che io , seppure ragazzino, osservai che tra i due caccia che si combattevano, uno di essi ebbe la peggio e fu abbattuto.. Le parti fisiche del pilota si trovarono sparse un po’ dovunque nelle vicinanze e si scoprì che era una donna che aveva pilotato l’aereo .Con questo voglio dire e rafforzare il concetto che , a differenza delle donne italiane, quelle di paesi più emancipati le donne avevano già posizioni di comanda e di uguaglianza fin dall’inizio del secolo scorso.
    “ Perché certi uomini ammazzano le donne “. E’ la dimostrazione che siamo ancora in fase di allinearci ed accettare la parità, o addirittura la superiorità delle donne rispetto agli uomini.
    Visto che sono stato a vivere negli USA, conosco molto bene quale sia la potenza delle donne, che quasi dominano l’America, Tutto questo, fra non molto, arriverà anche da noi.
    Un abbraccio sincero a tutti voi.

  • Fulvio Sguerso scrive:

    La ringrazio, signor Alfredo, per la sua stima e per le sue preziose testimonianze. Come lei giustamente osserva, la società in cui viviamo cambia sempre più velocemente e “globalmente” , anche per l’uso ormai generalizzato dei nuovi mezzi di comunicazione di massa (e uno di questi lo stiamo proprio untilizzando in questo momento): le notizie, le merci “immateriali”, i film, le canzoni, i romanzi di largo consumo, le “fiction” e i “reality” televisivi, le nuove mode – lei pensi solamente alla diffusione dei tatuaggi e del piercing – insieme ai vari prodotti diffondono, oltre a neologismi, anche nuovi modelli di comportamento, più o meno apprezzabili. Insomma, il mondo cambia sotto i nostri occhi, e quindi anche il rapporto uomo-donna o uomo-uomo o donna-donna non è più quello che era quando io e lei eravamo giovanotti, come si diceva una volta, “di belle speranze”. Oggi le speranze, come il futuro,sono anch’esse cambiate. In meglio? In peggio? Mah, certo la vita media si è, almeno in Occidente, allungata. Si può dire che siano migliorate anche le relazioni umane o che sia diminuito il tasso di aggressività e di violenza “globale” nel mondo di oggi?
    E non sarà che questa ossessione competitiva imposta dal modello dominante e “senza alternativa” del sistema produttivo capitalistico e tecnocratico, invece di affratellare, metta gli uomini (e ora anche le donne) gli uni contro gli altri (e le une contro le altre)? E’ questo il prezzo da pagare per il “benessere”?
    Benessere di chi? Di tutti o di pochi privilegiati? E poi, anzi, in principio, perchè siamo venuti al mondo? Qui mi fermo: mi sembra di aver posto abbastanza interrogativi in un contesto socioeconomico che vuole solo risposte “sicure”, come un sì o un no (per l’amen ci penserà qualcun altro).
    Grazie ancora per il suo commento.

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