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Tagli

Inserito da on 8 gennaio 2011 – 00:003 Comments

Giovanna Rezzoagli

Prendendo a prestito un vecchio slogan di uno spot pubblicitario in cui Nino Manfredi decantava una nota marca di caffè, mi permetto di affermare che leggere è sempre un piacere. Sempre. Qualunque lettura ci si voglia concedere, s’arricchisce la propria cultura, il proprio lessico, si tiene allenata la mente, si nutre lo spirito critico e, perché no, autocritico. Dedicare un poco del proprio tempo a leggere significa anche dedicare del tempo a noi stessi, il che non fa male di certo. Questo, almeno, è il mio personale rapporto con i libri, che amo leggere e rileggere, conservare e riscoprire anche a distanza di anni. Spesso capita che un libro letto a vent’anni riveli molte più complessità se si rilegge a trenta. Il libro non cambia, ma chi legge si, anche se del tutto inconsapevolmente. Anni fa acquistai un libro in edizione economica, di un’Autrice che non conoscevo. Il libro appartiene al genere thriller e si intitola “Kisscut”, in italiano “Tagli”, ed è opera della statunitense Karin Slaugther. Ricordo che, all’epoca dell’acquisto, ne lessi poche pagine e poi lo accantonai giudicandolo troppo crudo ed eccessivamente romanzato, al pari di un horror troppo ricco di effetti speciali dozzinali. Come spesso mi capita, ho ripreso questo libro in mano pochi giorni fa, con qualche dubbio ho iniziato a rileggerlo e questa volta ho dovuto ricredermi, e molto. Siamo perfettamente d’accordo che il libro è ambientato negli Stati Uniti, dove la società è più violenta della nostra, ma è altrettanto vero che l’Italia e l’Europa tutta si sta velocemente conformando, per ragioni che sarebbe troppo semplicistico liquidare come frutto dei tempi. Questo romanzo ha una struttura molto simile a quella di tanti thriller: una protagonista, una serie di crimini efferati, un finale ad effetto. La struttura non si discosta molto dal classico, ma la storia in sottofondo, quella che crea il substrato agli eventi criminali è un vero e proprio azzardo letterario, persino negli Stati Uniti, del tutto nuovo in Italia: la pedofilia femminile. Inevitabile per me, che negli ultimi anni ho imparato a leggere le sfumature di ciò che osservo, ben più che le evidenze, apprezzare in questo scritto il coraggio ed anche un forte intendimento divulgativo. Ciò che anni fa vidi come una esagerata ricerca dell’effetto shock, oggi so essere, purtroppo, una cronaca, cruda si che si vuole, estremamente realistica. In parole povere, ciò che viene narrato nel libro, accade davvero. Semplicemente, tantissime volte, la pedofilia femminile non viene sospettata, ancor meno denunciata. In Italia si fatica tantissimo ad affrontare la pedofilia in generale, anche se è molto più alta l’attenzione su questa piaga oggi rispetto qualche anno fa. Sta cambiando l’attenzione sociale verso questo fenomeno ben lungi dall’essere circoscritto o in diminuzione. La pedofilia femminile resta comunque un tabù, in un’Italia in cui la donna incarna ancora in primis lo stereotipo materno per eccellenza, anche quando è una creatura priva di scrupoli e capace di compiere gesti inqualificabili al pari dell’uomo. Sono argomenti di cui è difficile scrivere, non meno che leggerne. Ma chi è genitore non può permettersi il lusso di nascondere la testa sotto la sabbia, perché la pedofilia esiste ed è un rischio che concretamente coinvolge, ovviamente su vari livelli, circa un minore su tre. Devastando l’esistenza per sempre. Parlare, parlarne, resta la prima difesa, sempre. Il titolo del romanzo, “Tagli”, è un esplicito riferimento alla tendenza autolesionistica di una vittima di pedofilia che aveva trovato questa modalità per sopravvivere al proprio dramma. Un taglio netto ad una visione edulcorata della nostra società, comoda e rassicurante certo, ma ben poco utile a proteggere i più piccoli dalle colpe degli adulti, forse dovremmo darlo anche noi, incominciando a non avere paura di aprire gli occhi.

3 Comments »

  • civetta scrive:

    Se potevo trovare orrenda la pedofilia maschile , quella femminile è più che mai orripilante: la donna deve essere fonte di vita non di morte. Solo una persona psichicamente malata può compiere simili gesti. Grazie, counselor Rezzoagli, per averci permesso di riflettere anche su quest’altro aspetto della pedofilia, pur confidando nella speranza che questi casi siano davvero pochi. La saluto con tanta stima.

  • Sara scrive:

    Gentile Giovanna, anch’io ho letto “Tagli”, per cui so di che si tratta. Mi complimento per aver saputo rendere fruibile il contenuto trasformandolo in messaggio di facile comprensione. Articolo molto bello e curato.
    Sara

  • Ringrazio la cara Civetta e la gentile Sara per i loro interventi. Purtroppo la pedofilia femminile è diffusa quanto quella maschile, solo viene denunciata molto raramente. Ciò è un ulteriore ostacolo al creare una cultura di denuncia e di sana informazione. Obiettivo primo dei miei scritti. la vita di chi subisce molestie ed atti di pedofilia resta gravemente compromessa, e l’evidenza che molto spesso tali atti criminali restino impuniti o addirittura vengano mistificati o coperti tanto da far passare la vittima come colpevole, è come sale su ferite sempre aperte. Parlarne senza falsi moralismi ed inutili tabù è l’unico modo per far emergere queste turpi situazioni.
    Cordialmente
    Giovannna Rezzoagli

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