Polla: tra Lucania, Principato e Città Vallo

Il responsabile di Autonomia Meridionale, Giovanni De Lauso, parla di Salerno e Provincia fra crisi, spinte autonomiste e indipendentiste      

Aldo Bianchini

Si fa sempre più interessante e coinvolgente il dibattito intorno alle varie proposte di riassetto geografico e amministrativo che vedono coinvolti Salerno e la sua vasta ed eterogenea provincia. All’ultima proposta, in ordine di tempo, formulata dal Presidente della Provincia Edmondo Cirielli, che vede nella istituzione di un principato di Salerno, quindi la nascita di una nova regione che si stacchi dalla Campania e da Napoli, la panacea di tutti i mali e i disagi socio economici della provincia salernitana, si devono aggiungere anche quelle del Comitato Grande Lucania, presieduta dall’architetto Tiziana Bove Ferrigno che, addirittura, tende all’accorpamento del Vallo di Diano alla Basilicata e, infine, quella finalizzata alla istituzione della Città vallo di Diano, voluta e portata avanti da Carmelo Bufano con una raccolta di firme e ancora in itinere nei meandri oscuri e inefficienti della regione Campania. Tante proposte sul tappeto, sinonimo di un diffuso e sempre più evidente malessere delle popolazioni salernitane. Sull’argomento abbiamo intervistato Giovanni De Lauso, fondatore del Movimento politico Autonomia Meridionale per l’autodeterminazione politica del Sud. D. Presidente De Lauso, innanzitutto ci spieghi brevemente il perché della nascita di un movimento meridionalista identitario in provincia di Salerno e quali sono gli obiettivi che si prefigge?  R. Credo che la nascita di Autonomia Meridionale sia in linea e coerente con l’esigenza e la richiesta da parte della gente, di una nuova politica, non più ideologica e che dia risposte nuove ad un contesto sociale, economico e politico molto cambiato negli ultimi venti anni. I partiti tradizionali e nazionali sono in crisi come dimostra chiaramente anche lo sfaldamento della Pdl dopo che nella passata legislatura era esploso il centro-sinistra, autodistruggendosi. A tutto ciò va aggiunta la grande e frequente astensione di fasce sempre più vaste di cittadini alle varie tornate elettorali. La vecchia contrapposizione ideologica destra, sinistra, centro è novecentesca e superata. L’unica formazione politica che ad ogni tornata elettorale mantiene e aggiunge consenso è la Lega Nord la quale, non è né di sinistra, né di centro e né di destra. La Lega da sempre mette al centro del suo impegno e programma politico gli interessi di un territorio, nella fattispecie della Padania e del Nord in generale e gli elettori la premiano. Al Sud dobbiamo incominciare a fare lo stesso discorso. Non possiamo più delegare i destini della Comunità Meridionale ai partiti e alle formazioni politiche nazionali. Se dopo 150 anni parliamo ancora di Questione meridionale vuol dire che è tempo di capire che soltanto un movimento a base meridionalista e in funzione univocamente meridionalista, potrà costituire lo strumento che permetta al Mezzogiorno di inserirsi in funzione nettamente autonoma nella lotta politica italiana. L’obiettivo dichiarato è pertanto contribuire, insieme ai tanti, forse troppi movimenti e partiti meridionalisti già esistenti, a creare le basi per la nascita ed il radicamento di un grande Movimento Sudista unitario e la nascita di una nuova Classe politica che, come la Lega a vantaggio del Nord, arrivi a condizionare nel tempo i Governi nazionali, di qualsiasi colore, affinchè tutelino e alleviino i cronici e non più sostenibili problemi del Sud dell’Italia. D. In questo contesto come vede la provincia di Salerno. R. Anche la provincia di Salerno dimostra un crescente malessere, sociale ed economico. Ci sono indicatori preoccupanti e una classe politica inadeguata a dare risposte serie e concrete ai problemi. D. Ultimamente si è riaperto un dibattito a seguito della proposta del presidente della Provincia Cirielli di istituire il Principato di Salerno. In soldoni creare una nuova regione e staccarsi da Napoli e dalla Campania. Come vede questa proposta? R. Demagogica, inutile, inapplicabile e contraria ai nuovi indirizzi che vedono il tentativo di ridurre Enti ed Organismi in quanto troppo costosi per lo Stato E’ la dimostrazione dell’inadeguatezza della Classe politica attuale che, essendo a corto di idee, promuove questo tipo di proposte di breve respiro. D. Ci sono per la verità anche altre proposte che mirano ad un diverso assetto politico e amministrativo della provincia di Salerno. R. Si effettivamente non è da oggi che si cerca di modificare la perimetrazione geografica e amministrativa della provincia di Salerno. Ci sono sul tappeto anche altre proposte come quella del Comitato Grande Lucania che vorrebbe il Vallo di Diano accorpato alla Basilicata e la proposta di iniziativa popolare che vede primo firmatario Carmelo Bufano, confermare la volontà di unire tutti i Paesi del Vallo di Diano sotto una sola municipalità, creando la Città Vallo e di fatto la seconda città dopo il Salerno della provincia come valore demografico. Sono tutte proposte che sottintendono un disagio più o meno evidente ma che hanno una matrice ed una valenza diversa secondo me. D. Può dirci su cosa si differenziano e quale sarebbe la più utile secondo lei? R. Quello del Presidente Cirielli è solo il tentativo di cavalcare il disagio, teorizzando una regione nuova e puntando sul campanilismo dei salernitani. Con questa proposta non si risolverebbe niente, in quanto il problema non è Napoli o la Campania ma la scarsa capacità complessiva del Sud di pretendere e ottenere più fondi dal Governo. E’ inutile è dannoso invitare a tavola un’altro commensale se la torta rimane la stessa, non le pare? Mi sarei aspettato, al contrario, da parte di Cirielli una forte presa di posizione contro il Governo quando quest’ ultimo ha rubato e continua a rubare i fondi Fas (Fondi per le Aree Sottosviluppate) al Sud destinandoli al Nord. Il Sud avrà un futuro se riuscirà a fare sistema fra tutte le regioni, non è con la nascita di una nuova regione che si risolvono i problemi. Anche perché poi Cirielli dovrebbe spiegarci  dove il Governo prenderà i fondi per mantenere le funzioni di questo nuovo carrozzone. E’ una proposta, come già accennato, che va in controtendenza con i nuovi indirizzi che vedono chiaramente la volontà di eliminare e ridurre Enti ed organismi inutili che costano molto e producono pochissimo  a vantaggio dei Cittadini. Suggerirei al Presidente Cirielli di farsi promotore di una iniziativa tendente a capire a cosa servono le province e, magari, proporre anche una loro eliminazione visto che altro non sono che dei carrozzoni che gestiscono poca roba che spesso si sovrappongono,come funzioni, alla Regione di riferimento. In presenza di una crisi così  acuta il rapporto Regione/Comune sarebbe senz’altro un punto di approdo gradito e utile.  Per quanto attiene la proposta del Comitato Grande Lucania preferirei astenermi in quanto ancora oggi socio fondatore del Comitato che sostiene l’accorpamento del Vallo di Diano alla Basilicata e, pertanto, mi sembra un’autocelebrazione essendo parte in causa. La proposta di Carmelo Bufano per la istituzione della Città Vallo è a mio avviso molto valida e attuale. Va nella direzione dell’accorpamento dei Centri di spesa e del risparmio di risorse pubbliche e soprattutto è l’unica che può dare slancio, prospettive e potere contrattuale concreto ad un’area geografica marginale, altrimenti condannata allo spopolamento, già in atto, e all’insignificanza storica ed economica quale è, per l’appunto, il Vallo di Diano. Più volte si è persa questa possibilità a causa di rappresentanti politici che tranne in qualche rara eccezione si sono rivelati poco capaci di avere una visione di sviluppo complessiva del territorio, campanilisti e fini a se stessi. Spesso mi chiedo, se Russia e Stati Uniti oggi siedono allo stesso tavolo, se le due Germanie sono tonate un’unica nazione, che logica ha il campanilismo fra Polla e Teggiano oppure fra Sala e Atena Lucana. A chi è utile fare queste differenziazioni? Alla politica ed ai suoi rappresentanti che così salvano la poltrona, non certo alla gente. E’ ora di cambiare e la istituzione della Città Vallo rappresenta il classico ultimo treno che le popolazioni valdianesi non possono permettersi di perdere ulteriormente. 

 

 

Un pensiero su “Polla: tra Lucania, Principato e Città Vallo

  1. Il vallo di Diano potrà diventare protagonista del proprio sviluppo solo aggregandosi alla Basilicata (va cambiato il nome in Lucania)cui appartiene per vernacolo, usi e morfologia, senza gravare più di tanto sul bilancio pubblico.

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