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C’era una volta la piuma d’oca…

Inserito da on 11 dicembre 2010 – 06:532 Comments

di Rita Occidente Lupo

Dallo stilo, al calamo. Tra penne d’oca e pennini calligrafici. Amarcord, la biro nel 1938. Il suo inventore, Laszlo Jozsef Biro, amante della scrittura. Eclettico giornalista, senza rinnegare la classe stilografica, riuscì a creare un mezzo grafico rapido ed alla portata di tutti nel nostro tempo.  Per ogni economia ed esigenza. Così, la biro, andò sofisticandosi  in un inquieto Novecento, abbellendosi ed incappucciandosi nelle maniere più disparate. Tascabile o in astuccio vellutato, per taschino o chiccose borsette, con una china affinata, quanto la punta e l’inchiostro, ecologico o glitterato. Suo nemico, il pc, che comunque non l’annienta, ma la tramuta tecnologicamente, rivestendola di nuove performanc, come componente dei display di tipo tablet o palmari. A breve, potrebbe addirittura graffiare emozioni cibernetiche, tramite misurazione della pressione arteriosa, sì da decodificare lo stato d’animo dei singoli. Insomma, la penna, ancora accessorio senza tempo, che continua a prestare il suo servizio senza batter ciglio…tranne quello della celebrità contemporanea!   

 

2 Comments »

  • franco scrive:

    Una perfomane davvero di classe. Ed un editoriale molto chiccoso. Un linguaggio in punta di penna molto elegante. I
    Concetto di celebrità contemporanea molto chic.

  • Gentilissima direttrice dottoressa Rita Occidente Lupo,
    anche se nei miei tempi remotiebbi modo di notare qualche anziana persona che scriveva ancora con la “penna” di gallina o di oca bagnata nell’inchiostro, io , nel 1939 , iniziai a scrivere con il pennino semplice o con quello a “cavallotto” per la bella scrittura. ( Ho ancora conservato l’astuccio con i vari pennini e quei quaderni di di prima e seconda quasse, quelli di terza e quelli di quarta e quinta elementare, con la copertina nera e i bordi delle pagine dipinte di rosso, con i quali ci piaceva pitturarci le labbra.
    Era un probblema per noi scolari prepararci l’inchiosto con le anelline e tenere Riempito il calamaio da portare a scuola; dovevamo essere muniti anche di carta assorbente per asciugare l’inchiostro superfluo o le gocce di esso che colavano dal pennino.
    I nostri grembiulini, talvolta, erano totalmente imbrattati d’inchiostro perchè ,spesso, vi ci pulivamo i nostri pennini ricchi d’inchiostro e quelli “spuntiti” che non reggevano a scrivere regolarmente. Era una cosa da morire: si prendevano punizioni dagli insegnanti e dai genitori per la nostra presunta sbadatagine.
    Oggi si vive “in un altro mondo” . Tutte le comodità, finanche quello dell’assenza dei “Pennini a …cavallotto”. C’è la stampante del computer che fa tutto pulitamente, e ss si vuole essere ancora “arcaici” basta comprare una penna “usa e getti” che non sporca gli abiti ed è facilmente reperibile.
    Giustamente come dice Lei, Dottoressa, il mondo è ancora in fase di cambiamento, e chissà se sopravviverà almeno la scrittura medesima….
    Un sincero saluto e ringraziamento per i sempre indovinati articoli. Alfredo

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