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Ritratti africani: corale dei giovani

Inserito da on 28 novembre 2010 – 00:00No Comment

 Padre Oliviero Ferro

Nella nostra parrocchia di Nefa (Camerun), ci sono le corali che accompagnano la celebrazione eucaristica della domenica. Alla prima messa, c’è quella degli adulti (papà e mamme); che olte a cantare in francese, utilizzano anche dei canti nella lingua locale (ghomala). Mentre alla seconda messa, frequentata da bambini e giovani, c’è la corale dei giovani, in maggioranza ragazze. Il povero responsabile deve avere un sacco di pazienza per guidare il suo gruppo. Quante volte siamo dovuti intervenire per mettere un po’ di ordine. I giovani,si sa, hanno il loro modo di vivere e non sempre rispettano gli impegni presi. Come ogni corale,in Camerun, per le grandi feste, hanno una divisa speciale, fatta confezionare con dei tessuti colorati. Quando si va la mercato per cercare quello che piace a loro, bisogna mettersi il cuore in pace. Si sa quando si arriva, ma quando si parte, solo il buon Dio lo sa. Dopo tutto, mi dicono, siamo noi che ci vestiamo e non tu. Quindi è qualcosa che deve piacere a noi…e che deve fare colpo sulla gente. Pazienza. Prendiamola come viene. Ogni settimana si trovano per provare i canti. Naturalmente ognuno arriva col suo tempo,a causa della scuola o degli impegni in casa. Nel frattempo i pochi ragazzi cominciano a suonare il balano,per riscaldare l’ambiente. Finalmente le signorine fanno la loro apparizione. Era ora. Si comincia a fare il programma della domenica. Con un po’ di pazienza, ci si mette d’accordo e si cominciano a provare i canti. Qualcuno li accompagna anche con il tamburo. Ci si dà l’appuntamento per la domenica mattina, naturalmente in orario. Ma, come sempre, c’è qualcuna che arriverà proprio al momento di iniziare. Doveva farsi bella e il tempo non basta mai. Ma il momento in cui tutte le corali danno il meglio di se stesse, sono i giorni di festa. Quando cominciano a cantare, non finiscono mai. Si vede che la gioia è nei loro cuori e che vogliono trasmetterla agli altri. Col canto, con la musica e  con la danza, lodano il Signore e smuovono anche noi europei (diciamo un po’ imbranati). Non si può restare fermi, impassibili. Si fa festa con tutto il corpo e alla fine si torna a casa felici.

 

 

 

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