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Perché la sinistra odia Berlusconi

Inserito da on 27 novembre 2010 – 09:052 Comments

Angelo Cennamo

Il neo revisionismo proposto dalla bibliografia più recente di Gianpaolo Pansa, e rielaborato, in parte, da Aldo Cazzullo nel suo ultimo saggio ”Viva l’Italia”, ci è utile a mantenere vivo il dibattito sulla resistenza, liberandolo dai clichè della storiografia più manichea, per consegnarlo ai posteri nella sua reale dimensione storica : la feroce guerra civile che vide contrapposti i repubblichini di Salò ai partigiani, intesi nell’accezione più ampia del termine. Fascismo e antifascismo. Fu quello l’embrione concettuale, la primissima coniugazione culturale del bipolarismo che oggi ruota e si realizza intorno alla figura di Silvio Berlusconi. Il mito della resistenza e la sua narrazione ultragenerazionale sono serviti a forgiare gli animi di milioni di italiani, i quali si sono indirizzati al comunismo prima e al socialismo dopo, nella convinzione di rappresentare il meglio, dal punto di vista etico, del corpo sociale della nazione. Il culto di questa presunta superiorità etica, unitamente all’esercizio del potere non solo politico ma anche culturale che il Pci ha saputo conquistarsi e gestire nel tempo, ha consentito alla sinistra di perpetuare il mito di se stessa nella conservazione di un sistema che sarebbe dovuto rimanere chiuso ed impermeabile ad ogni tentativo di riforma che ne potesse compromettere l’assetto. Questo fino al 1994, anno in cui il Pci, divenuto nel frattempo Pds, immaginava di raggiungere lo storico traguardo del governo nazionale. La stagione di tangentopoli era appena terminata, e partiti storici come la Dc ed il Psi si erano letteralmente sbriciolati sotto i colpi della procura milanese. L’esecutivo di Ciampi era giunto al capolinea ed Achille Occhetto, con la sua “gioiosa macchina da guerra”, si apprestava ad una campagna elettorale dall’esito scontato, che lo avrebbe portato dritto a Palazzo Chigi. Non poteva di certo prevedere, il navigato Occhetto, che a sbarragli la strada potesse essere uno stravagante imprenditore meneghino, sceso in campo da poche settimane con un partito dal nome alquanto bizzarro. La politica è una cosa seria, deve aver pensato. Come avrebbe potuto un palazzinaro, reinventatosi editore televisivo, conquistare il consenso di milioni di italiani a scapito di un militante di professione, nato e pasciuto nel partito più nobile dell’arco costituzionale? Di lì a poco le ambizioni di Occhetto si sarebbero sciolte come neve al sole. La storia stava per prendere un’altra direzione e quel bipolarismo archiviato per decenni avrebbe vissuto una nuova stagione di veleni.

 

 

 

2 Comments »

  • grillo scrive:

    la sinistra avrebbe odiato chiunque. stava per salire sul gradino piu’ alto del podio ,e’ si e’ ritrovata nello spogliatoio a piangere.poi silvio ,con la sua ,faccia ,e le sue gesta che tanto fanno sorridere gli italiani , ha fatto il resto .e’ chiaro che lo odiano a morte .

  • civetta scrive:

    Cosa intende quando dice:”Poi Silvio, con la sua faccia e le sue gesta che tanto fanno sorridere gli Italiani, ha fatto il resto?”.Potrebbe spiegare meglio il suo pensiero? la ringrazio.

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