Voglia di libertà e la grinta del playboy
Antonio Pirpan
Sull’autostrada, in un pomeriggio tiepido e senza nuvole, al volante della mia auto, con l’occhio attento alla guida e libero di fantasticare. Che c’è di meglio dell’autostrada per capire che si ha bisogno di libertà, libertà di pensare, di farsi una risata scrosciante, di salutare dal finestrino, di ammirare i colori della campagna, cieli luminosi e profili ineguali di montagne senza tempo. Fischiettando, mi stavo godendo questa piacevole solitudine, quando un’auto sportiva scoperta, di colore rosso fiammante, è arrivata veloce alle mie spalle. Il guidatore aveva l’aria di un playboy: sulla cinquantina, capelli brizzolati, vistosi occhiali scuri con bordi argentati, giacca di colore vivace, sciarpa di seta al vento. Mi ha sorpassato e, nella fase di rientro, ha stretto più del necessario, e per un pelo non mi ha mandato fuori strada. Ho avuto un picco di adrenalina e dopo averlo raggiunto, gli ho mostrato fuori dal finestrino l’indice e il mignolo alzati, urlando: “Vecchio rimbambito, non ti vergogni”. Lui si è girato verso di me, e di rimando ha risposto: “Cornuto, no!”, ed è schizzato via a testa bassa. Mi sono accorto di aver fatto una gaffe. Forse avrei potuto evitare di esternargli con quel gesto la mia vibrata disapprovazione, ma tra gli automobilisti non sono forse le corna la prima forma di dialogo possibile? Uscendo dall’autostrada, ho visto la “rossa” ferma su una piazzola d’emergenza, e due agenti della stradale che scrivevano qualcosa. Lui aveva perso completamente il buon umore e guardava la sua auto come il giocatore di tennis che, ogni volta che manca una palla, si mette a guardare la racchetta come se fosse lei la colpevole dell’errore per chissà quale difetto di fabbricazione. Stavo per dirgli “Ben ti sta”, ma poi il suo sguardo ha incontrato il mio e, non so perché, mi è venuta l’ansia di riuscirgli simpatico e, con la mano completamente aperta, gli ho fatto un cenno di saluto. Dubito che l’abbia apprezzato.

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