Pontecagnano-Faiano: disastro urbanistico e ambientale 3 parte
All’inizio di questa terza puntata è doveroso correggere subito una imperfezione della precedente puntata. Per mero errore ho parlato dell’alleanza tra il PSI di Conte e la DC di Del Mese. Nella realtà si trattò, siamo agli inizi degli anni ’70, dell’alleanza tra il PSI di Carmine Giordano e la DC di Mario Del Mese, entrambi di Pontecagnano. I Conte e i Del Mese Carmelo e Paolo) compariranno sulla scena soltanto una decina di anni dopo, ma di questo parlerò in seguito. Quindi ristabiliamo il quadro delle alleanze dell’epoca: Mario Del Mese era alleato con l’on. De Martino e con lui arrivò a Pontecagnano da Eboli per i lavori edili di ordinaria e straordinaria manutenzione dei tabacchifici. Il primo aveva idee decisamente da grande imprenditore industriale e verso questo settore indirizzò tutta la sua politica coinvolgendo anche il sindaco di Salerno Alfonso Menna. Il secondo aveva maggiori e più spiccate qualità nel ramo edilizio ed in quello del turismo e verso questo ultimo settore avviò una politica di riqualificazione della litoranea partendo proprio dall’insediamento turistico denominato “Villaggio del Sole” molto osteggiato dal PCI di Emilio Sparano. Posso ora riprendere il discorso della costruzione di quartieri dormitorio come Pastena , Mercatello e Mariconda ed in parte Torrione in gran parte edificati con la sabbia di mare che fu prelevata proprio a Magazzeno, località che negli anni 60 vantava una spiaggia di oltre 400 metri di profondità separata dalla battigia dall’infausta scelta di costruire la strada Provinciale adiacente alla spiaggia. No si può negare che la sfrenata industrializzazione e l’incremento abitativo sia di Pontecagnano che di Salerno all’inizio diedero anche dei buoni frutti con migliaia di famiglie occupate nella varie aziende industriali e con il notevole sviluppo nell’ambito delle costruzioni edili. Col senno di poi fu, però, soltanto benessere fittizio. Salerno e Pontecagnano crebbero a dismisura ed in maniera disordinata e inaccettabile dal punto di vista urbanistico. Ma nessuno osava contestare quelle scelte scellerate, a comandare erano le grandi famiglie guidate dall’illuminato (e non soltanto per la luce) Alfonso Menna da un lato e da De Martino dall’altro. Il benessere fittizio durò poco. Già agli inizi degli anni 80 i primi grossi segnali: il sistema produttivo andò in crisi insieme all’industria di trasformazione dei prodotti agricoli. La crisi del comparto agro industriale fu determinata oltre che da un cattivo utilizzo dei fondi agricoli comunitari ( vedesi i numerosi scandali per il premio Cee al pomodoro) anche per il passaggio dell’agricoltura da campo a quella serricola con la conseguente scomparsa della materia prima da lavorare (pomodori, ortaggi, tabacco, ecc.). Di fronte a tale crisi appariva necessaria una nuova politica urbanistica per Pontecagnano che interpretasse la nuova fase economico-sociale e che passava necessariamente attraverso la redazione del Piano Regolatore Generale. Le Amministrazioni di Sinistra a guida PCI (Sparano, Senatore, Bisogno) che amministrano la città fino alla metà degli anni 80 furono indecise e, nonostante l’obbligo sancito dalla legge urbanistica e la battaglia della componente PSI dell’amministrazione, rallentarono ad arte la redazione del Piano. I Sindaci Comunisti preferirono gestire lo sviluppo edilizio attraverso le concessioni dirette dei lotti di completamento e la realizzazione del PEEP (piano di edilizia economica e popolare). Il Piano consentiva al Pci di controllare il voto delle famiglie degli operai, organizzati dalla Cgil e dalla Lega delle Cooperative e Mutue che lavoravano nel polo industriale di Salerno e venivano a risiedere a Pontecagnano. Per realizzare i lotti di completamento, in assenza di Piano Regolatore, il Consiglio Comunale eletto nel 1970 adottò a fine mandato una delibera interpretativa della normativa urbanistica vigente che fu oggetto di un inchiesta della magistratura conclusasi con la condanna definitiva della maggior parte del gruppo dirigente comunista dell’epoca. Ecco, proprio da qui in poi, compaiono sulla scena Paolo Del Mese e Carmelo Conte. Alla prossima puntata.



E’ davvero appassionante questa ricostruzione storica fatta dal Dott. Bianchini. Non entro nel merito delle convinzioni politiche che possono trapelare dall’articolo, ognuno si fa le proprie idee, ma va il merito al dott. Bianchini di tenere viva l’attenzione con servizi che a volte sembrano romanzi, nel senso positivo di essere avvincenti e di tenere viva l’attenzione del lettore. E ciò è veramente raro nell’ambito di un appiattimento generale dell’informazione giornalistica. Poi, le idee del dott. Bianchini sono ovviamente sue e vanno rispettate, e certamente non necessariamente condivise ( alcuni dei suoi servizi a puntate, ad esempio, e che in via indiretta mi hanno riguardato, non erano da me condivisi), ma è da ammirare la passione, la serietà e la diligenza con la quale vengono seguite le vicende oggetto delel sue inchieste. Mi auguro di continuare a leggere il dott. Bianchini, memoria storica ed in continuo aggiornamento del nostro territorio e delle vicende poliche e sociali che lo interessano, e mi rendo conto di come molti mammasantissima della carta patinata e della televisione da prima serata avrebbero forse qualcosa da imparare da un simile modo di fare giornalismo, almeno nello stile e nella passione. E ciò, ripeto, è l’opinione di chi, in altre occasioni, è stato bersaglio indiretto dell’appassionata attenzione del dott. Bianchini. Complimenti e auguri.
Complimenti a Marcello Romano per l’alto senso del “rispetto dei ruoli”. Seguo Bianchini da anni nelle sue inchieste (famosissima quella sui Servizi Segreti) e non ho mai avuto dubbi sulla sua reale indipendenza giornalistica. E’ ovvio che non ho sempre condiviso le sue ricostruzioni storiche, soprattutto di natura giudiziaria, ma è altrettanto vero che non vedo in giro nella nostra provincia giornalisti che abbiano fatto quello che ha fatto Bianchini, nel bene e nel male. Mi meraviglio che da qualche mese abbia interrotto, spero per poco, la famosa rubrica “Fort Apache” dedicata all’assedio che il centro destra sta portando al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Ritornando a Romano, se poi lo stesso è stato anche oggetto indiretto delle inchieste di Bianchini, questo non fa che aumentare la mia stima nei suoi confronti (intendo Romano)per essere stato capace di superare i pregiudizi e rimanere obiettivo. Comunq
Volevo solo aggiungere “comunque complimenti al giornale splendidamente diretto dall’ottima RIta Occidente Lupo”. Grazie.
La ricostruzione del Dott. Bianchini oltre che faziosa è intrisa di una serie di errori che inducono il lettore ad avere una panoramica descrittiva dioversa da quella che realmente è accaduto a Pontecagnano Faiano. Sarebbe èerò opportuno che il Dott. Bianchini, lasciasse pubblicati i vari commenti, specie queli critici e ciò per consetire il diritto di critica e d ooservazione. Cito qui solo gli errori piu evidenti. Le concessioni edificatorie dei lotti di completamento che portarono alla condanna di alcuni amministratori non vennero mai rilasciati. Sul territorio di Pontecagnano Faiano i lotti di completamente sono stati realizzati grazie alla legge Nicolazzi dell’anno di grazie 1882 e la delibera incriminata fu assunta all’inizio dell’anno 1980 e non nel 1970.Altra aberrazione, il pDz della 167 di Pontecagnano Faiano atto legittimo assunto dalla amministrazione Del Mese Mario nell’anno 1969 non era strumento per controllare l’elettorato ma sertvi a dare a centinaia di famiglie di Pontecagnnao e non di Salerno una abitazione. La storia della cooperazion e a Pontecagnano non è unicolore ma le coop. facevano capo a organizzaioni sia comuniste ( La Picentina), che socialiste (xx NOvembre), che democristiane ( padre Angelo Espposito) che delle FF.AA.). Un’ ultima cosa Dott. Bianchini rimanga pure faziosoma se vuol fare lo storico di documenti e per farlo basta andare nelle zone della 167 di pontecagnano e di Faiano e legggere il nome delle cooperative che li vi hanno edificato. Il livello di incrementoi demografico di Pontecahnnao Faiano sino agli anni 1990 è stato perfettamente in linea con quelli dei Comuni viciniori. La Cgil non c’entra nulla con lo sviluppo della 167 di Pontecagnano e la lege delle Cooperative era uno strumento organizzativo delle coopersative rosse. Tutto qua. Voglia essere cosi democratico da lasciare leggibile questo commento. Se vuole le fornisco la documentazione suo Carlo Vigorito
Gentile Carlo Vigorito ritengo di dover intervenire nel forum per precisarle due cose essenziali. La prima è che Bianchini non ha mai evitato di pubblicare i commenti critici e, quindi, la sua raccomandazione è superflua; la seconda è che ogni ricostruzione storica o pseudo-storica può essere letta e vista da diverse angolazioni. Tenuto conto che Bianchini è l’unico giornalista che si incammina per sentieri così difficili sarebbe, invece, necessario aiutarlo e non attaccarlo per queste ricostruzioni a cui da tempo ci ha abituato. Comunque complimenti al giornale che ci consente di dibattere temi davvero importanti.
sig. Michele….ma che dice!!!! solo perchè uno non ha mai evitato di fare pubblici commenti critici (spesso allusivi ed errati)ci invita a sostenerlo ed a non invocare invece, come dice il sig. Vigorito con estrema educazione, uno spirito critico però basato su verità documentabili. Non sono angolazioni….sono VERITA’ DOCUMENTATE E DOCUMENTABILI. Restiamo sempre democratici….almeno noi…
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