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La vita di oggi tra bugie e verità

31 Agosto 2010 – 00:00Nessun commento

Ferdinando Longobardi

 La società contemporanea sta incrementando anzitutto la globalizzazione delle comunicazioni gridate e di parte, con effetti per lo più ipnotici e a discapito della vera polemica, l’unica sostituzione costruttiva di ogni guerra. La contemporaneità, figlia dello storicismo, sta però smarrendo il più profondo e proprio significato della storicità; e lo spirito della polemica si sta sterilizzando in una società fatta di alibi e autoinganni. “La verità è una, la bugia molteplice” diceva Montaigne. È anche per questo che il territorio della verità è così piccolo, e quello della bugia infinito. Ma c’è un’altra ragione, forse più importante che rende la bugia molto più presente nella nostra vita, rispetto al piccolo cabotaggio della verità. La verità concerne spesso vicende o avvenimenti quotidiani, di modesto interesse e generalmente incapaci di scuotere la nostra vita esistenziale, intellettiva, morale o emotiva. Tutto il contrario della bugia, che ci riguarda ogni volta che ci avviciniamo a un punto cruciale dell’esistenza. “Dov’è la farina?”. “Secondo scaffale in alto a destra”. Questa è la sola risposta corrispondente alla verità, e ogni altra sarebbe falsa. “Che targa ha la tua macchina?”. “BL 390 JF”. Qualsiasi altra risposta sarebbe una bugia. “Dov’eri alle dieci del mattino di Lunedì 30 Agosto 2010?” (in un interrogatorio alla stazione dei Carabinieri). “All’ufficio postale a spedire delle raccomandate”: il solo modo onesto di rispondere. Ma l’ambito della verità non si estende molto oltre. Quando si toccano problemi importanti, entra subito in ballo la bugia(in caso di intenzione maliziosa) o, nella maggior parte dei casi, l’impossibilità di “dire la verità”: non per volontà di inganno, ma per semplice necessità linguistica. “Mi ami?” chiede l’uomo alla donna o la donna all’uomo, ben sapendo che il saliscendi dell’amore ricorda il corso delle azioni alla borsa valori.  “Credi in Dio?”. Impossibile dire la verità, in quanto l’uomo di fede ha in sé anche l’ombra del dubbio e, e l’uomo di dubbio ha in sé il sospetto della fede. Ma le ipotetiche risposte alle semplici domande “Mi ami?” o “Credi in Dio?”, non appartengono alla convenzione del linguaggio. Ciò che avviene solitamente è molto più semplice e sfiora (o affronta direttamente) il territorio della bugia: “Mi ami?”. “Sì!”. “No!”. “Non più!”. “Credi in Dio?”. “Sì!”. “No!”. Al massimo si avrà un “Forse: non ne sono sicuro”. L’analisi della bugia è infinitamente più proficua della sterile analisi della verità.  

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