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A scuola todos caballeros!

30 Luglio 2010 – 00:00Nessun commento

Ferdinando Longobardi

 Gli italiani sono un popolo conformista? Quanto succede nella scuola italiana può forse illuminarci sulle cause di questo difetto. Lì la cultura coincide con l’emarginazione sociale, e la materia fondamentale che viene davvero insegnata e prontamente appresa è l’intolleranza e la discriminazione verso chi dimostra qualità e merito. Ma non si creda che gli alunni se la passino molto meglio. Chi non vuole o non è in grado di trovare interesse nello studio si ritrova, negli ultimi anni della scuola dell’obbligo, di fronte a due sole strade: la sottomissione, oppure il rifiuto nei confronti degli obblighi che lo studio gli impone. Decenni di pedagogia non sono bastati a far capire che esistono dei ragazzi che, pur essendo ottimi, non amano lo studio attuato oltre un certo livello e preferiscono, per loro stessa ammissione, essere avviati ad un lavoro che li faccia sentire utili, realizzati, apprezzati e, magari, anche adeguatamente ricompensati per quello che sanno fare. Talvolta poi si vogliono mettere sul banco degli accusati gli insegnanti, affermando che non abbastanza “formati” o “aggiornati”. Raramente ne ho conosciuti, però, che siano tanto impreparati quanto gli esperti che vorrebbero “riformarli”. Prima occorrerebbe almeno cercare di sapere in che condizioni si è costretti a lavorare, oggi, nella scuola italiana. Conosco tanti docenti, dignitosi e sofferenti, che riescono però a non smarrire la percezione di quanto di umoristico, per non dire di ridicolo, presentano certe situazioni in cui si vengono a trovare, e che essi raccontano ormai senza più scandalizzarsi, quasi rientrassero in una quotidiana quanto assurda normalità. Questi insegnanti, non va dimenticato, sono stati oltretutto costretti per anni a compilare giudizi fumosi, prolissi e forzatamente ipocriti da una burocrazia ottusa e cervellotica, per la quale nessuna pena ultraterrena sarà mai sufficientemente eterna; e invece saranno costretti proprio loro, gli insegnanti, come anti novelli Sisifo, a rotolare fino alla pensione il macigno sempre più mastodontico e farraginoso di una scuola che è un ricettacolo di condizioni di disagio e di spreco.

 

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