Knox, da killer a scrittrice
7 Settembre 2010 – 07:22 | Un commento

di Rita Occidente Lupo
Amanda Knox, giovane americana, condannata in Italia, in primo grado, 26 anni di reclusione, per l’omicidio di Meredith Kercher, presto scrittrice. I suoi fitti colloqui dietro le sbarre, lievito di una pubblicazione …

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Vallo di Diano: strada e casa nel Parco

20 Luglio 2010 – 00:00Nessun commento

Aldo Bianchini

La giustizia, quella degli uomini ovviamente, è come il calcio, quello giocato per intenderci. Ognuno la interpreta e la commenta come vuole e come crede atteggiandosi a giudice o a commissario tecnico. Fatta, però, una necessaria premessa. Le sentenze non si contestano, si leggono, si studiano e si commentano, come la prima sentenza, quella della strada nel Parco, che è stata emessa l’8 giugno 2010 in sede monocratica dalla dott.ssa Sabrina Calabrese. Al momento, ovviamente, si conosce soltanto il dispositivo e per la sentenza completa bisognerà attendere qualche mese, soltanto allora capiremo le giuste motivazioni assunte a base della sentenza stessa. Primo round, quindi, a favore del Comitato 18 Agosto 2006 (di Monte San Giacomo) e del Codacons di Sala Consilina che si era strenuamente battuto contro gli imputati (Mele Luigino Domenico, Romano Saverio e Santangelo Carmine) ottenendo anche il riconoscimento della costituzione di parte civile. Siamo, è bene ricordarlo, di fronte ad una sentenza di 1° grado che probabilmente sarà appellata e che comunque vada finirà in Cassazione, per cui vale la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Nell’attesa della sentenza ho letto con attenzione sia il dispositivo che la sbobinatura di alcune deposizioni rese dinnanzi al Tribunale da Pietro Caporrino e Palmiro Clemente (in data 1.4.2010) e Domenico Aluotto (in data 13.5.2010), tutti e tre componenti del Comitato 18 Agosto 2006. Ne ho tratto la convinzione che tutta l’acredine dimostrata in più azioni sia dal Comitato che dal Codacons contro i tre imputati nasce da una vicenda che ha tutto il sapore di “una battaglia politica” nella quale i due condannati non c’entravano e non c’entrano proprio nulla. Ma questo, ovviamente, non assolve chi si macchia di reati, soprattutto quando si tratta di violazioni di “norme paesaggistico-ambientali” in una zona come quella del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Anche sul dispositivo della sentenza ci sarebbe qualche osservazione da fare, mi astengo perché non è mio compito e non è mia intenzione evidenziare eventuali ed evidenti sfasature. Non sono neppure soddisfatto del fatto che le dichiarazioni dei testi hanno, verosimilmente, suffragato quanto ho scritto nella mia lunga “inchiesta giornalistica” sul caso che era diretta, lo ripeto fino alla noia, soltanto alla dimostrazione dell’esistenza di un evidente complotto politico sfociato in una inchiesta giudiziaria. Il complotto politico è emerso con chiarezza anche dall’iter processuale, non mi ero mai atteggiato a giudice che ha compiti radicalmente diversi da quelli di un giornalista. Detto questo, devo confessare, però una mia personale delusione che è tutta e soltanto giornalistica. Seguendo i processi per gli unici abusi nel Parco (così sembra emergere dalle dichiarazioni dei testi!!) ho maturato la convinzione di una giustizia a doppio binario. Spero di essere smentito dai fatti. Allora per la strada nel Parco c’è già una sentenza di condanna di 1° grado e per la casa nel Parco l’udienza finale si terrà probabilmente il 22 luglio prossimo; due procedimenti con gli stessi imputati (più o meno) e con la stessa parte civile (Comitato 18 Agosto e Codacons) e credo con la stessa conclusione di condanna, almeno in 1° grado. Il Comitato 18 Agosto di Monte S.G. e il Codacons di Sala C., quindi, potrebbero gridare alla vittoria della loro azione antiabusivismo. Spero ridimensionino le dichiarazioni già fatte e plachino i loro ardori. C’è in mezzo a loro un vulnus evidente come una montagna. C’è un altro processo, quello a carico di Domenico Aluotto, accusato di violazione di “norme paesaggistico-ambientali” ( le stesse accuse mosse contro Mele, Romano ed altri), avendo realizzato nell’agosto 2006, una tettoia sorretta da pilastri in legno ancorati e fondati su una base di cemento recintata con muretti perimetrali, nello specifico, senza nessuna delle necessarie autorizzazioni, pur trovandosi in area Parco a 950 metri s.l.m., in zona di protezione speciale (ZPS), in area sottoposta a vincolo idrogeologico e, infine, in zona di rischio elevato secondo quanto stabilito dall’Autorità di Bacino Interregionale; in questo caso nessuno del Comitato 18 Agosto o del Codacons ha gridato allo scandalo per “l’abuso in area Parco” e neppure è stato invocato il complotto difesa-presidente tribunale che aveva smosso e scosso i due processi sopra indicati; in questo caso tutti fanno finta di non ricordare che l’imputato Aluotto è un componente autorevole del Comitato 18 Agosto e che il suo difensore è anche l’avvocato del Codacons. Tutte casualità, potrà dire qualcuno. Certo è anche possibile questa evenienza, ma in tutta onestà avrei preferito oggi scrivere per l’affermazione della giustizia insieme al Codacons perché in questo senso mi sembrava diretta tutta l’azione dello stesso organismo quando scrive “Siamo convinti di aver fatto il nostro dovere nell’ambito del ruolo statuario dell’associazione. Continueremo per questa strada, cercando, per quanto possibile, di tutelare i beni ambientali del nostro territorio”. Così non è stato e sinceramente mi spiace.  Non vorrei che dopo l’accelerazione dei due processi per la strada e la casa nel Parco, l’abuso presumibilmente commesso dall’Aluotto, finisse nel dimenticatoio verso le secche della prescrizione come se fosse un illecito di serie D. In questo caso avremmo perso tutti, Codacons e Comitato compresi. Avrebbe perso soprattutto la giustizia.

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