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Tsunami nel Pdl, altro che “polverone”!

Inserito da on 15 luglio 2010 – 08:1111 Comments

  Rita Occidente Lupo

Una persona perbene. Faccia pulita, serio, dignitoso, assertore del garofano rosso, rivisitato nei toni moderati azzurri. Stefano Caldoro, il beniamino di tanti, che l’hanno salutato governatore regionale. Inimmaginabile il polverone che il suo ruolo avrebbe sollevato. Anche se già nell’aria. Determinati candidati, che correvano a furor di vittoria, per le urne di Palazzo Santa Lucia, con sul groppone la bilancia giustiziera. Cercando di collocare tasselli al posto giusto, di sedare animi esasperati dalla valanga di preferenze, non abilitante a rimettere in sella Alberico Gambino, man forte alla voragine sanitaria. Ed alla razionalizzazione delle spese, ereditando una regione annaspante da troppi lati. Traboccante di rifiuti. Che in seno alla neonata maggioranza potessero esserci franchi tiratori, Caldoro non l’avrebbe immaginato. Anche se conscio della connivenza col coordinatore Cosentino, nella gestione d’una campagna regionale che offriva il fianco al sindaco De Luca, in termini di valido amministratore. Ma Cosentino, sembrava quasi congelato come antagonista, per la sua condanna, che non lo affrancava in un ruolo alternativo. Il giovane assessore Sica, voluto proprio da Caldoro con delega all’avvocatura, una vera e propria scoperta! Col suo “complotto” proprio contro il governatore che gli aveva sempre mostrato benevolenza, ispessendolo ulteriormente nell’incarico. Sica, la pedina di un gioco, il primo anello smagliato d’una catena vorticosa, che ha portato a smascherare grossi colletti bianchi. A non poter insabbiare nominativi, quali quello di Verdini e di Dell’Utri, dietro la fiction della captatio benevolentiae. Uno scandalo che ogni giorno vomita nuovi nomi, coinvolti in quella loggia massonica P2, che fece eco anni addietro. Ripatinandone la P3, con sempre gli stessi requisiti. Certi elementi si riciclano nell’inventiva, giammai nelle intenzioni. Ma il cittadino, quello che ha posto fiducioso la sua scheda nell’urna, designando un suo rappresentante democratico, a chi guarda in questo momento? Il Pdl, tra Fini e Berlusconi, agonizza dietro scandali e malaffare. Il Pd, naufraga in coalizioni che non gli son servite a riabilitarsi. Eppure, in questo momento, potrebbe risorgere il centro-sinistra, non indossando una nuova casacca, che Franceschini conia ad hoc ad ogni occasione, ma recuperando l’atavica identità, nel chiamare a raccolta i pezzi di una coalizione che ha mutato leader e nomenclature, finendo per spersonalizzarsi. E quest’è il dramma che Bersani cerca di far capire agl’ Italiani scettici, almeno quanto lui:che possa riprendere un confronto dialettico serio nel Paese, in un bipolarismo costruttivo e non di corruzione. Non si tratta più, infatti, di ripescare la transessualità di Marrazzo o le escort di Berlusconi, ma di auspicare davvero la venuta di un Veltro, di dantesca memoria, per un repulisti generale: il Paese lo implora in ginocchio, nel momento in cui la scure economica, pende sulla cervice di gran parte dei cittadini! Il premier Berlusconi  parla di polverone, quasi a voler esorcizzare il clima di corruzione alla mercè comune. Ma con la dimidiazione politica che s’è creata, le dimissioni del sottosegretario Cosentino perorate da più parti, vaticinerà il Cavaliere ancora il divorzio mediatico con certa carta stampata invano: di fatto, la corruzione detiene la magna pars dell’opinione pubblica nel Paese!

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