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Carlo Falvella tra ricordi e polemiche

7 Luglio 2010 – 00:002 commenti

Angelo Cennamo

Raramente Salerno offre spunti interessanti per dibattiti politici e culturali degni di nota. Il più delle volte, nella nostra città, si discute di piani regolatori, di cantieri, o delle solite beghe scoppiate tra i banchi consiliari del Municipio e della Provincia. Argomenti miseri e tediosi che inducono anche i lettori più incalliti a voltare pagina. Il ricordo di Carlo Falvella, giovane esponente del Fronte della Gioventù, barbaramente assassinato il 7 luglio del 1972 dall’anarchico Giovanni Marini, costituisce una sparuta eccezione a questo circuito divulgativo povero di contenuti e di scarso interesse. La notizia che il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, esponente del Pd, abbia voluto commemorare la morte del giovane missino dedicandogli un monumento, ha acceso la curiosità di molti e sollevato una polemica tanto stucchevole quanto anacronistica. Qualcuno sembra essersi stupito oltre che indignato per la coraggiosa iniziativa di De Luca, uomo sì di sinistra, ma che nel panorama post ideologico della seconda repubblica preferisce apparire non altro che un buon amministratore. A sentire costoro, il monumento intitolato a Falvella costituirebbe una sorta di “abiura dell’antifascismo”, giacchè la vittima dell’efferato delitto, avvenuto a Via Velia nel corso di una manifestazione politica, militava in un partito portatore di “ideologie autoritarie e xenofobe”. Le considerazioni espresse sembrano rievocare uno stereotipo lessicale del quale avevamo perso ogni traccia, un richiamo all’epopea sessantottina poi sfociata nei tragici anni di piombo. Eppure queste parole sono attualissime, risalgono a poche ore fa, è il giudizio di chi ha inteso fermare il tempo della politica e della vita civile per dare consistenza ad una dimensione ideologica oramai priva di significato. “Uccidere un fascista non è reato” era questa la scritta che campeggiava sui muri delle città italiane negli anni in cui i Falvella e tanti altri come lui venivano vigliaccamente feriti a morte per non aver abbracciato la fede comunista, portatrice, quella sì, di ideologie autoritarie e xenofobe. Ci sono voluti 38 anni per consegnare alla storia di questa città un simbolo tangibile che ricordi l’assassinio di Carlo, militante del Msi, ma soprattutto la vittima innocente di un farneticante clima di odio. Quella resistenza infinita, quel folle delirio che ha macchiato di sangue le nostre città lasciando aperte dolorose ferite, appartiene al passato. Restano i morti, di fronte ai quali sarebbe opportuno tacere. 

 

 

2 commenti »

  • Raffaele ha detto:

    Un ricordo per Carlo ed anche un pensiero di carità cristiana per i familiari di Marini, su cui - dopo la morte del giovane militante del Fuan - si sono abbattute numerose disgrazie private.
    Vorrei aggiungere alle considerazioni dell’amico Angelo una riflessione provocatoria ed amara: quanto sono lontani dagli ideali per cui Carlo è vissuto quelli che si proclamano suoi eredi?

  • DocJ ha detto:

    E’ possbile ricordare qui che i cosiddetti anni di piombo sono stati macchiati dalle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, di Bologna, dell’Italicus, tutte nate nell’alveo della destra fascista e degli ambienti contigui alla destra parlamentare?
    Non fu solo “i cattivi comunisti contro i poveri fascisti”, ma fu un clima di grande turbolenza sociale nel quale si inserirono sia gli opposti estremismi sia le grandi ombre nere che storicamente hanno bloccato il progresso del nostro Paese verso una democrazia compiuta e moderna.

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