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9 Settembre 2010 – 07:04 | Nessun commento

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Salerno: Politiche sociali, Memoli “istituire mediatore culturale per assistenza stranieri”

5 Luglio 2010 – 00:00Nessun commento

Il Consigliere provinciale, Salvatore Memoli, ha presentato una documentata interrogazione sul valore fondamentale nella nostra società contemporanea relativa alla “diversità culturale”, quale espressione di una società moderna, multietnica e bisognosa di una adeguata promozione del dialogo interculturale. In particolare, facendo riferimento all’anno 2008 proclamato dall’Unione Europea, “l’anno del dialogo interculturale”, ha sostenuto l’esigenza di stimolare con adeguate iniziative, l’interculturalità per favorire lo sviluppo e la crescita della produttività della nostra provincia, fortemente interessata dal fenomeno dell’immigrazione. Il Consigliere Memoli ha evidenziato che il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero(Decreto Legislativo 26 luglio 1998 n. 286) introduce e riconosce la figura del “mediatore culturale”. «Ritengo assolutamente prioritaria- sottolinea- l’istituzione della figura del mediatore culturale, quale forma di assistenza tangibile del cittadino straniero presente sul nostro territorio, prevedendo l’utilizzazione, anche in forma convenzionata, di nuovi operatori culturali da destinare ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, in particolare, per donne e minori, al fine di sviluppare sinergie all’interno di luoghi di aggregazione multietnica, in cui lo straniero è fruitore passivo di servizi, senza avere strumenti necessari di confronto, come uffici per stranieri, centri accoglienza, uffici del lavoro, questura, servizi giudiziari, organizzazione aziendale». Il Consigliere Memoli ha posto come condizione per la riuscita di tale innovazione, «la istituzione di corsi di formazione, così come già in atto in altre Regioni, ricordando le dimensioni incontrollabili della presenza di stranieri in provincia di Salerno, molti dei quali vivono in condizioni di clandestinità».

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