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La cultura collant del turismo

Inserito da on 5 luglio 2010 – 00:00Un commento

Aurelio Di Matteo*

La vastità della Provincia di Salerno se da un lato rappresenta un problema per la complessità degli interventi, dall’altro costituisce una notevole risorsa. La sua articolazione in sottosistemi diversificati territorialmente e ricchi di identità ben delineate possono determinare iniziative locali per un complessivo sviluppo economico centrato su filiere turistiche molteplici, con una gamma di “prodotti” finalizzati ad una domanda sempre più esigente e plurima. Lo sviluppo economico di un territorio, soprattutto con le caratteristiche di quello salernitano può avvenire solo se centrato sulle politiche per il turismo nella dimensione integrata dei vari settori che lo compongono. Importante, ai fini del necessario coordinamento che non sia pianificazione dirigistica, è l’individuazione di un aspetto che possa costituire trasversalmente il legame d’intersezione di tutti i settori e il punto di riferimento della multiformità di un territorio. La produzione di attività e le stabili presenze culturali possono esprimere e sostanziare la logica di convergenze tra settori diversi; sempre che s’intenda per “cultura” l’ampio significato e la multiformità d’espressione che la costituiscono; la cultura, insomma, non solo Museo, Monumento o Tempio, ma come insieme di valori condivisi e fondanti l’identità di una comunità. La cultura è memoria e identità, modello sociale e politico, valorizzazione delle radici, recupero del patrimonio dei saperi e delle sedimentazioni storiche di un’area geograficamente e antropologicamente omogenea: in una parola ciò che oggi costituisce un’appetibile e ospitale destinazione turistica integrata. La politica culturale per un territorio non può ignorare quel complesso di “reperti” che costituiscono la cultura materiale di un luogo, la quale non si esprime solo nella produzione architettonica e museale, ma soprattutto nella vita materiale, sociale ed economica di un gruppo e nel suo logos relazionale. Nel logos relazionale di un determinato luogo si esprimono le risposte che quel gruppo sociale ha saputo dare nel corso dei secoli al bisogno di cibo, alle esigenze del lavoro, alle domande della vita, alle necessità di riposarsi o al desiderio di giocare e di divertirsi. La riscoperta di un territorio con le sue tradizioni sedimentate nella cultura materiale, motore dell’attuale e futuro Turismo integrato, è riappropriarsi della memoria, riannodare presente-passato-futuro, ritrovarsi nella propria storia da cui la vita globalizzata e atemporale dell’attimo ha disperso l’identità della persona. La naturale vocazione turistica di una zona può ben trovare valore aggiunto e concretizzarsi in crescita produttiva e economica se centrata su una complessiva organizzazione e produzione culturale. Le potenzialità delle preesistenze che caratterizzano un territorio, opportunamente valorizzate, e la creazione di eventi nuovi, correlati e innovativi, inseriti in un integrale sistema di “conoscenze” e di “vissuto” locali possono ben costituire il progetto di sviluppo di un territorio connotato come “distretto”. Una delle condizioni per tale promozione è l’abbandono della consueta logica di Programma che caratterizza l’azione di molti Enti locali e/o pubblici, tra l’altro quelli più attenti e volenterosi, e scegliere, invece, la logica per progetto-prodotto, coerente con la filiera turistica e economica del territorio, attraverso la costituzione di “prodotti” turistici diversificati, trasversali e pluricompositi, sia dal punto di vista temporale sia contenutistico. La riforma del sistema elettorale con la nuova “stagione dei sindaci” aveva fatto sperare in una nuova politica concreta, efficace e produttiva. Ben presto nel Sud e, per quel che ci riguarda da vicino, a Salerno la “politica del fare” si è rivelata una grossa invenzione mediatica, una bufala diventata tristemente “ventennale”: qualche promettente personalità culturale ha preferito l’asservimento elettoralistico all’innovazione di una politica culturale finalizzata al turismo, gli altri non hanno saputo fare altro che ridursi a piccoli buffoni di corte di medioevale memoria, mendicando il lobolo per vivere “dignitosamente”. Ma la realtà sociale e urbanistica non ha visto alcun prodotto culturale integrato che desse un contributo allo sviluppo economico del territorio. I dati sempre più negativi sull’andamento turistico in particolare e economico in generale, sulla conseguente occupazione giovanile sono testimonianza oggettiva del fallimento del Rinascimento napoletano di Bassolino e della “città europea” De Luca, entrambi da quasi un ventennio costruttori di realtà “virtuali” propagandate per effettive realizzazioni. Meglio si sono comportate alcune piccole comunità del Cilento e delle Aree interne attraverso il recupero e il riuso dei centri storici, accompagnati dalla contestuale rivitalizzazione dell’identità gastronomica e culturale della zona. Queste positività si scontrano, però, con la mancata visione coordinatrice degli Enti e delle Istituzioni sopracomunali, con la visione elettoralistica del politico/amministratore di turno, con la grave “confusione” culturale e politica tra promozione del prodotto gastronomico, turistico, culturale e paesaggistico che attengono a settori e finalità diverse senza costituire quello che è un “prodotto turistico” che possa creare sviluppo per la zona. Tanto per semplificare: il fusillo di Felitto, la Mozzarella di bufala e la “cartolina” della costiera presentati alla BIT di Milano sono la promozione di un prodotto buono per il mercato agricolo, la politica commerciale e una mostra di paesaggi naturalistici, niente affatto un’operazione di marketing di una destinazione turistica. Si spiega il motivo che nonostante i tanti soldi impegnati da anni in tali manifestazioni il flusso turistico nel salernitano è costantemente in crisi. Quello di positivo che i centri storici delle aree interne hanno fatto, deve ora coniugarsi in un rapporto organico con le attrattività dell’intero territorio di riferimento. Il problema vero del turismo nell’area del salernitano è proprio in questo difficile rapporto tra cultura e territorio, la cui mediazione può essere garantita solo dalla classe politica. Il rapporto mediato politicamente è stato, fino ad ora, ispirato alla spicciola gestione finalizzata al ritorno in termini elettorali personali, per cui tutta l’attività culturale si è risolta nel finanziamento di spettacoli di intrattenimento o di sagre senza alcuna connessione culturale con il territorio, tanto meno con un più ampio progetto-prodotto turistico.

*Comitato per la promozione della cultura del Turismo – Ministero del Turismo

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