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Vita di Missione: Alfabeto Africano, Q come Quaderno

Inserito da on 29 giugno 2010 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

“Bambini, tirate fuori i vostri quaderni e cominciate a scrivere”. E’ l’ordine che la maestra della seconda elementare  di Nefa(Camerun) ha dato ai suoi settanta allievi. Erano entrati in silenzio. Erano già un po’ stanchi,perché avevano fatti chilometri a piedi, senza mangiare niente. E ora li attendeva una giornata di scuola. C’era sta una minaccia di pioggia nella mattinata, ma ora il sole era tornato a splendere forte. E si sentiva il calore, sotto le lamiere del tetto. Per fortuna c’era un po’ di aria che entrava dalle finestre e dai buchi dei muri. I nostri scolari, frugando nella borsetta, tiravano fuori il quaderno. Ma qualcuno,come al solito, aveva dimenticato la bic. Non sapeva come fare. La maestra si accorge del problema e chiede al vicino di imprestargliela. Insomma di scrivere a turno. Il turnover della bic. Comincia a scrivere alla lavagna le operazioni di matematica e chiede di ricopiarle sul quaderno. Piano piano, scrivono. “Allora, avete fatto?” chiede la maestra. Solo qualcuno è riuscito a ricopiarle in tempo utile. Gli altri si danno da fare. E’ vero, sono stretti nei banchi. Sono troppi. Ma è così la situazione della scuola. Allora la maestra, vedendo che la situazione non si sblocca, chiede a qualcuno di venire alla lavagna e di fare vedere come si fa. Poi, tutti insieme, ripetono quello che è scritto. Naturalmente ad alta voce. Non si capisce niente, ma l’importante è di lavorare insieme. Io, che stavo curiosando nelle classi, mi fermo a guardare quello che succede. I bambini mi vedono dalla finestra e cominciano a dire alla maestra che è arrivato il parroco. Allora non posso fare di niente ed entro in classe. Tutti si alzano in piedi per rispetto, dicendomi “bon jour”, buongiorno. Lo ricambio volentieri. Qualcuno qualche giorno prima mi aveva regalato delle caramelle. Le do di nascosto alla maestra, in modo che le possa dare ai bambini. Non voglio disturbare troppo la lezione. Li saluto tutto contento e auguro loro “bon travail”, buon lavoro. Sono contenti,perché ci si è ricordati di loro. Anche la maestra che deve avere dei chili di pazienza. “Au revoir”, arrivederci. E la musica continua. E’ una bella musica, la musica della vita.

 

 

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