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Vita di Missione: Alfabeto Africano, L come Lavoro

Inserito da on 23 giugno 2010 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Lavorare non è sempre piacevole,costa fatica,sudore. Ma bisogna farlo, se si vuole avere qualcosa per mandare avanti la propria famiglia. Vedendo le nostre mamme africane che al mattino vanno a lavorare nei campi, mi viene spontaneo augurare loro “buona lavoro”. E’ faticoso,ma lo fanno volentieri, perché sentono la responsabilità della famiglia. Anche i papà cercano il lavoro e non sempre lo trovano. Tutto il mondo è paese. Tutti dicono che la maggior parte dell’economia africana è sostenuta dalle spalle delle donne. Loro non parlano molto, ma lo si legge nei loro occhi che vogliono che ci sia un futuro migliore per i loro figli. Per questo non contano le ore del loro lavoro. Lo fanno semplicemente,anche sorridendo. Non mi sembra di averle mai sentite brontolare,anche se ne avrebbero tutti i diritti. Spesso quello che fanno non è capito e apprezzato dai signori uomini. Poi i politici,in certe occasioni, si fanno belli davanti a loro. Fanno una grande manifestazione,ben pubblicizzata,dove si dice che l’onorevole Tal dei Tali, il giorno x darà del materiale per lavorare. Il giorno venuto,dopo tutti i discorsi inutili che vengono fatti, viene il grande momento,sotto gli occhi delle telecamere e i flash dei fotografi. L’onorevole consegna, pensate voi, una carriola con dentro delle scope e dei coltellacci(machete). Tanto rumore per nulla. Lui passa per benefattore e i beneficati devono ringraziare il suo buon cuore. Quale? Lasciamo perdere. E se ne tornano al loro lavoro di ogni giorno,facendo dei commenti non molto benevoli. Insomma l’onorevole ha perso l’ennesima occasione di fare le cose bene per gli altri e non per se stesso. Lui si fa servire e non è al servizio. Ma torniamo a cose più serie. In certi periodi dell’anno, soprattutto quando si raccoglie il mais (granoturco), c’è una grande animazione in tutta la zona. Al mattino presto le camionette partono cariche di donne che vanno nei campi per la raccolta. E alla sera, ritornano verso la città, ma molto lentamente. Infatti arrivano gli avvoltoi in divisa. Sono i militari che mettono i posti di blocco per controllare, dicono loro. Si vede il gesto tipico: l’autista esce la sua mano dal finestrino e il militare l’accoglie…e qualcosa cade nella sua mano. E poi via, fino al prossimo. Se invece il militare vuole essere più professionale, fa scendere tutti. E ciascuno darà il suo obolo. Fate la carità, fratelli, e non la corruzione, diceva qualcuno. Siamo rimasti alla seconda parte della frase. E così si va avanti, o meglio indietro. Se ti ribelli, verrai sconsigliato vivacemente e avrai i segni del tuo rifiuto, sulla schiena o in altre parti. Oppure sarai invitato a “fare le ferie” in qualche cella fino al rinsavimento (pagamento). C’è chi lavora e chi approfitta del lavoro. Nessuno vuole combattere questa situazione e allora la speranza comincia a diminuire. Ma noi cerchiamo di aiutarli a reagire, stando insieme con loro.

 

 

 

 

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