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Sacerdozio, potere e verità

Inserito da on 21 giugno 2010 – 00:008 Comments

Fulvio Sguerso

Chissà mai quali ragioni ecclesiali e pastorali hanno persuaso il Santo Padre ad ammonire i quattordici nuovi sacerdoti ordinati domenica in San Pietro e, con loro, tutto l’ordine sacerdotale, riguardo al senso e al fondamento del ministero sacro a cui sono  chiamati; perché mai avrà voluto ricordare proprio ora che “Dio non ama chi vuole realizzare solo le sue ambizioni: il sacerdozio non serva al proprio potere personale”? Si rivolgeva forse a qualcuno in particolare o era solo un paterno  richiamo erga omnes e ogni riferimento  alle vicende di sospetta corruzione che riguarderebbero anche alti prelati è, come suol dirsi in simili circostanze, puramente casuale? Certo è che l’affermazione secondo cui “il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale”, è valida per ogni tempo e per ogni luogo, ma l’occasione solenne in cui è stata pronunciata e “il contesto della dichiarazione pubblica – scrive  Gian Enrico Rusconi sulla Stampa di oggi (21/06) – e quindi il suo plusvalore comunicativo, è dato dalle notizie che sono riportate contemporaneamente dai quotidiani. Sono le inchieste annunciate sulla gestione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, e i sospetti di un uso improprio di beni della Chiesa.” Rusconi non si pronuncia sull’inchiesta in corso che coinvolge il cardinale Crescenzio Sepe, si sofferma invece sul volto teso e stanco di Benedetto XVI e sulle sue decise e severe prese di posizione nei confronti di quelle che ai suoi occhi, come a quelli di molti semplici cattolici “di base” e di teologi come Kung e Mancuso, appaiono le nuove piaghe della Chiesa cattolica, effettivamente provata in questi ultimi tempi da una fitta e imbarazzante sequela di scandali: dal caso Boffo, alle non trasparenti intese con affaristi e politici,  alla sciaguratissima vicenda degli abusi sui minori. Non è dunque per caso che il Pontefice ha voluto ammonire i nuovi presbiteri così: “Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale o del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero. Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di se stesso e dell’opinione pubblica.” In altri tempi si sarebbe detto “del rispetto umano e del giudizio del mondo”. E’ incredibile che il Papa teologo debba ricordare ai sacerdoti che non sono al servizio della propria ambizione, della carriera, di questo o quel potere mondano, insomma che non possono servire due padroni: “Nessuno  può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona”. (Mt 6, 24). E se ne ha sentito l’urgenza significa che qualcuno (si spera pochi) ha smarrito la via, il senso della propria vita, l’orientamento verso la verità, preferendo servire mammona piuttosto che Dio; e quindi tanto incredibile non è. Ha ancora ricordato il Papa: “il sacerdozio si fonda sul coraggio di dire sì ad un’altra volontà, nella consapevolezza, da far crescere ogni giorno, che proprio conformandoci alla volontà di Dio, immersi in questa volontà, non solo non sarà cancellata la nostra originalità, ma, al contrario, entreremo sempre più nella verità del nostro essere e del nostro ministero.” La nostra originalità, cioè la nostra unicità di persone con tutti nostri limiti e le nostre qualità (i nostri “talenti”), sia che siamo sacerdoti, sia che siamo laici, perché ognuno non può che essere quello che è, in quanto creatura così e così determinata, pur nella sua inalienabile libertà. Ma queste sono, o dovrebbero essere, nozioni di base ormai connaturate e metabolizzate in ogni credente cristiano. E se il Papa ha sentito il dovere, o il bisogno, di ricordarlo ai sacerdoti cattolici, non significa forse che non tutti i cattolici sono per questo anche cristiani? Osserva ancora Rusconi: “Questo Pontefice, snobbato un po’da tutti, nonostante le parole di deferenza curiale che lo circondano, sta forse trovando il suo inatteso profilo. In un momento difficilissimo per la Chiesa in Europa, di cui solo nel nostro superficiale Paese non ci si accorge.” Chissà se qualche alto prelato al culmine della suo cursus honorum si sentirà, per così dire, chiamato per nome. Certo è che qualcosa, anzi molto, nella Chiesa deve cambiare, se non si vuole che pastori ciechi portino tutto il loro gregge verso il baratro.

8 Comments »

  • nemesi scrive:

    voce che grida nel deserto, purtroppo!

  • Carissimo Fulvio, riesci a delineare molto bene un argomento di grande attualità. Nella nostra società fatta di apparenza, ci siamo dimenticati che dietro ai ruoli ci sono le persone. Ci sono tantissime persone che vengono pesantemente condizionate da medici impreparati, insegnanti ignoranti ed anche da sacerdoti più impegnati a prestare attenzione a se stessi che al prossimo. Non è il prestigio sociale che si dovrebbe ricercare, ma la soddisfazione personale di far bene la propria parte, senza tanti plausi. Alimentare la motivazione intrinseca che sottende al nostro agire, piuttosto che lasciar spazio a quella estrinseca, traducendo in termini tecnici. In parole povere non ricercare il consenso (e il potere che ne deriva)altrui, ma la gioia intima di lavorare bene. Quando si compie un gesto di generosità, si può sbandierare ai quattro venti la cosa e godere del “bravo”, probabilmente finto, elargito dal prossimo, oppure si può tacere e vivere serenamente. Il clero è fatto di uomini, che possono essere sia speciali chemeschini, come tutti, non è l’abito che fa il monaco. Così come il camice non rende medici e via discorrendo. E’ l’uomo che onora se stesso e il ruolo che ricopre agendo, vivendo. Credo valga per ciscuno di noi, sempre. Un carissimo saluto.
    La tua collega idealista
    giovanna

  • Povero “Don Abondio immortalato da Manzoni nei promessi sposi” Eppure quel prete immaginato dallo scrittore si preoccupava soprattutto della propria pelle minacciata dai “Bravi”. E se ricordo bene, la stessa perpetua recitava: “Il fatto stà che Don Abondio aveva tanta tanta paura quanto ne aveva perpetua di sapere”.
    Come giustamente dice la nostra cara dottoressa Giovanna, anche i preti sono uomini, e tra tanti di loro, si voglia accettare o no, vi può anche essere qualche ” pecorella nera”. Non sta a noi stabilire cosa bisognerebbe fare. Credo che debba essere la stessa chiesa a “sfornare” le proprie regole di estrema condivisibilità dei fedeli. Un sol lupo non può mangiarsi tutte le pecore per tale motivo credo negli insegnamenti della stragrande maggioranza dei preti e della dottrina cristiana. Cordialità e saluti Al Dr Fulvio e alla dottoressa Giovanna.

  • Fulvio Sguerso scrive:

    “Il clero è fatto di uomini”, è verissimo, cara Giovanna, e si potrebbe aggiungere,riguardo alla Chiesa cattolica, “di soli uomini”, dal momente che le donne, ancorché consacrate, sono tuttora escluse dalle funzioni sacerdotali. Come sai, di questi tempi, il termine stesso “clero” è poco usato, non godendo – si fa per dire – più tanto di buona fama. Colpa solo degli anticlericali o dei “mangiapreti”? Non credo; forse qualche responsabilità ricade anche sul clericalismo e sui clericali che auspicano e favoriscono l’intervento (qualcuno direbbe l’ingerenza) del potere del clero nella vita politica e sociale, in cui non tutti sono credenti. Se poi si aggiunge la particolare situazione del nostro Paese, tradizionalmente e storicamente “condizionato” dai rapporti con lo Stato Pontificio prima e, dal ’29 in poi, dai Patti Lateranensi e dal successivo Concordato craxiano (chi l’avrebbe mai più detto?), si può capire come la crisi di credibilità di cui sta soffrendo non la Chiesa di Dio (fondata sulla roccia della sua Parola) ma il Dio della Chiesa intesa come struttura di potere temporale, quindi anche finanziario, politico e mondano, assuma un significato che travalica i confini confessionali e investe tutta la sfera pubblica. O no?
    Ricambia il caro saluto il tuo collega eretico.
    Fulvio

  • lupo solitario scrive:

    Non vorrei sembrare blasfemo, ma vedo il nostro amatissimo Benedetto XVI, come Gesù.
    Il Cristo, sulla CROCE, soffrì e morì caricandosi i peccati del mondo.
    Papa Benedetto XVI lo vedo stanco, provato dai mille attacchi anticlericali sin dal primo giorno che ha preso la guida della comunità dei CREDENTI.
    E’ vero, il buon giorno, oppure il cattivo giorno ,si vede dal mattino.
    Il giorno dopo l’elezione al Soglio Pontificio del Cardinale Joseph Ratzinger, un “fogliaccio” comunista lo salutò così: …”il “PASTORE” tedesco. Da quel giorno, tutti i giorni un attacco al vero UOMO che si pone come “Ponte” fra la terra e “il CIELO”. Dopo i comunisti arrivò la comunità ebraica romana, successivamente il mondo islamico ed oggi si è mossa la massoneria internazionale con gli attacchi sulla pedofilia e il malaffare. Tutti sparano ad altezza zero sul NOSTRO PAPA, vero Sacerdote e “fine” Teologo: Perché???? Probabilmente da molto fastidio a questo mondo senza onore ne regole, che relativizza ogni cosa e bada solo agl’interessi materiali: ventre e basso ventre.
    Lui non si nasconde fra le” masse oceaniche”, si confronta con tutti, fa suoi i peccati della Chiesa moderna, chiede scusa, piange insieme a chi è stato “offeso”.
    Non ha timore di richiamare chi sbaglia,” pretende” che dai seminari siano cacciati gli omosessuali e per questo è stato attaccato come “omofobo”.
    Era ed è il “guardiano” della fede. Insegna, richiama, punisce.
    Questo Papa è molto temuto dalle lobby materialistiche e anticlericali.
    Lo vogliono mettere sulla “graticola” perché è controcorrente, perché ha il coraggio di proclamare la VERITA’.

    La Chiesa è Santa e il Vicario di Cristo saprà reggere saldamente il timone della CRISTIANITà….alla faccia dei gufi.
    in bocca al lupo

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Gentile signor Alfredo, ha fatto bene a citare don Abbondio, il suo caso è proprio quello di chi sceglie il sacerdozio non per vocazione ma per “procacciarsi di che vivere con qualche agio, e mettersi in una classe riverita e forte…..”. Il passo che lei richiama dice testualmente: “Il fatto sta che don Abbondio aveva forse tanta voglia di scaricarsi del suo doloroso segreto, quanto ne avesse Perpetua di conoscerlo….”. La ringrazio per il suo commento e la saluto cordialmente.
    Fulvio Sguerso

  • Angelo Cennamo scrive:

    Sì, è vero : la chiesa deve cambiare.
    Credo sia giunto il momento di iniziare una nuova evangelizzazione. Il clero, però, non mi sembrta attrezzato per questa missione apparentemente impossibile. Dico apparentemente perchè l’uomo, in qualunque epoca, anche la più tecnologica, non può fare a meno dell’Assoluto. Benedetto XVI è un grande papa, ma non ha la carica umana e carismatica del suo prdecessore. La chiesa ha bisogno di testimonial laici che sappiano trascinre i giovani verso l’Assoluto, riconciliandoli con il senso più vero ed autentico della loro esistenza. Il superuomo di Nietzsche si è realizzato in tutta la sua magnificenza. Il dio della tecnica ha sostituito quello di Abramo. Ma l’effimera potenza della tecnè non può riempire i vuoti delle nsotre anime. Nella società ultra progredita aumentano i suicidi e le malattie nervose. La depressione tra qulache anno sarà la prima piaga della nostra società. Il realtivismo, parlo da laico, non è una soluzione a tutti i livelli. La chiesa deve svegliarsi, prima che sia troppo tardi. Meno propaganda fide e più testimonanze di fede.

    Saluti – Angelo Cennamo

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Per la verità un progetto di rinnovamento ecclesiale e di “nuova evangelizzazione”
    era già stato solennemate annunciato dal Concilio Vaticano II. La storia poi, anche quella della Chiesa, ha preso altre direzioni: l’ecumenismo e la pace in terra sono ancora miraggi. E’ vero: nell’immaginario dell’uomo medio contemporaneo il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e, per noi che non possiamo non dirci cristiani, il Dio di Gesù Cristo è stato sostituito dal dio della Tecnica. Così, invece che di “anima”, parliamo di “psiche”; e il continuo allontanarsi della linea d’ombra della morte grazie ai progressi della medicina e della biotecnologia, ci illude di stare raggiungendo il dominio sulla natura sognato, più che da Nietzsche, da Francesco Bacone e dai positivisti ottocenteschi. Il superuomo nicciano non è il meschino uomo medio contemporaneo, non è condizionato dalla morale e dai valori del “gregge” (noi diremmo oggi della “massa mediatica”), non è depresso ma “danza” al di sopra degli uomini “superati”, delle leggi, dei vecchi costumi, della vecchia morale buona, appunto, per il gregge dei poveri cristiani depressi. Io, questo superuomo non l’ho ancora visto. Ho visto, per contro, tanti uomini-massa addormentati, magari davanti al video. Concordo: meno propaganda e più testimonianza. Grazie per il commento. Alla prossima.
    F. S.

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