Non solo calcio

Giovanna Rezzoagli

Tempi duri per chi non è proprio appassionato di calcio? Ni. Vero è che la nostra variegata offerta televisiva ci ha lentamente abituato ai programmi spazzatura già da tempo, per cui lasciare spento il televisore a tutto vantaggio di un buon vecchio libro sarà pure controcorrente ma almeno salva qualche sinapsi neurale. Se ciò vale per tutti sempre, vale ancora di più per chi, come la sottoscritta, sopravvive benissimo pur senza conoscere la formazione dispiegata da Lippi e non ne può proprio più di sentire seppur di sfuggita il fastidiosissimo concerto delle Vuvuzelas. Quando si è particolarmente “cotti”, oppure quando si ha un appuntamento non procrastinabile col buon vecchio ferro da stiro, e non ci si rassegna a sorbirsi il mondiale con contorno, può valere la pena spolverare un buon film in DVD. Naturalmente il concetto di “buon film” è estremamente relativo, per chi come me non è particolarmente attratto dal genere “Via col vento & co.”, una valida alternativa è offerta dal genere horror. Naturalmente c’è horror ed horror, bisogna scegliere secondo l’umore. Se ci si vuole semplicemente rilassare e magari distrarre un poco dai quotidiani affanni, l’horror di produzione orientale è perfetto: atmosfere inquietanti al punto giusto, pochi effetti speciali, molta suggestione. Se si desidera decisamente distrarsi, e magari non si ha in programma uno spuntino a mezzanotte, Dario Argento è la scelta giusta, specie se ci si orienta verso la produzione meno recente. Se si prevede un tête à tête col ferro da stiro, Lamberto Bava va bene: non ci si addormenta di sicuro, e non ci si sente troppo pavidi a distogliere lo sguardo dallo schermo, in fin dei conti le piegoline sul tessuto bisogna eliminarle… L’ideale resta, a mio avviso, il connubio tra horror e psico-thriller. Imbattersi in un buon esemplare di questa felice combinazione non è tanto facile, scadere nell’effetto speciale splatter è ahimè piuttosto frequente e scontato. Resta sperare in una trama accattivante e almeno un poco adrenalinica. In quest’ottica, merita di essere menzionato “The Uninvited”, prodotto in U.S.A. nel 2009. La trama è solo in apparenza banale, il finale assolutamente imprevedibile, anche per chi non difetta in immaginazione. La protagonista è Anna, appena tornata a casa dopo un lungo ricovero in ospedale psichiatrico, avvenuto in seguito ad un crollo psicofisico dopo la tragica morte della madre gravemente ammalata. Ad attenderla il padre, la sorella Alex e la nuova compagna del padre, Rachel, l’ex infermiera della madre… Perfetto per chi vuole staccare la spina per un’oretta e mezza in una sera di quasi estate, se poi fuori imperversa un temporale, l’atmosfera è garantita, ferro da stiro a parte.

6 pensieri su “Non solo calcio

  1. Non sottovalutiamo l’effetto delle vuvuzelas, sembra che abbiano avuto l’effetto di risvegliare molte persone che si stanno allontanando dal “calcio oppio del popolo” , come si diceva una volta, e abbiano fatto desiderare un ritorno al “calcio come sport”.
    Scritto questa (che è piuttosto una mia speranza), gentile Giovanna, se potessi, imporrei dei canali dedicati completamente al calcio, a patto, però, che ne fossero liberati tutti gli altri.

  2. Gentile Giulio, grazie per il commento. Il gioco del calcio è sicuramente un potente elemento di coesione sociale ma, appunto, è un gioco,e come tale andrebbe vissuto. Invece è diventato il crocevia di enormi passaggi di denaro, dietro il tifo sano e pulito si nascondono spesso facinorosi che lo spirito sportivo non sanno probabilmente come si scrive. Se poi vogliamo andare a vedere i modelli comportamentali che emergono da questo mondo, non ci siamo proprio. Spero solo che il popolo africano abbia un minimo di visibilità in tutto questo can can mondiale, ma temo che la mia sia solo una speranza. Se qualcuno avesse pensato di aggiungere prima o dopo, persino durante le partite piccoli spot sociali che ricordassero a tutti che non lontano dal continuo ronzare delle vuvuzelas ci sono bambini che muoiono di fame e di malattie, che ci sono donne che moriranno insieme ai loro neonati a causa dell’AIDS, forse il tutto avrebbe avuto un briciolo di senso. Lo so bene che sembrerò una noiosa rompiscatole, però lo stridente contrasto tra chi gioca e chi muore proprio non mi va giù. E’ uno dei molti motivi per cui preferisco l’horror frutto di fantasia allo svavillante spaccato di realtà calcistica. Non siamo tutti uguali. Cordialmente.
    Giovanna Rezzoagli

  3. Gentile e cara amica dottoressa Giovanna,
    anche se riconosco la validità dello sport, specie quello del calcio che avvicina soprattutto i giovani a stringersi intorno alla bandiera dei valori nazionali quando , in special modo , le competizioni sono a livello internazionale, personalmente non ne sono troppo attratto. Ma credo , senza ombra di dubbio, che tali competizioni aiutano a migliorare l’amore per la Patria che con tali sentimenti di orgoglio per la propria squadra, si uniscono ,come in una attrazione calamitosa tutte le disparate posizioni politiche, religiose e dei vari livelli sociali per festeggiare insieme l’onore di bandiera e, se vi è vittoria, ci si abbraccia vicendevolmente per la gioa ricevuta per un pallone indirizzato nella porta avversaria.
    Lo sport, allora, unisce i popoli e li rende più umani e socievoli.
    Un forte , sincero abbraccio, dottoressa e a risentirci a presto.

  4. Gentilissimo Signor Alfredo, contraccambio l’abbraccio con affetto. Lei ha ragione, lo sport aiuta i giovani a socializzare e a crescere, ma solo se è vissuto in modo sano. Io non amo molto lo sport, specialmente quando è spettacolarizzato, ma capisco che per molti sia una vera passione anche molto intensa. Proprio poco fa si discorreva con mio figlio Alessio, che si sta preparando per l’esame orale di terza media, dell’importanza attribuita allo sport nell’epoca del fascismo. Mussolini incentivava molto la pratica sportiva, utilizzandola anche come strumento per formare i giovani al rispetto delle regole e alla disciplina, sfruttando il potenziale di aggregazione dello sport. Persino Hitler copiò il modello di sport Mussoliniano. I dittatori diventano tali perchè sanno raggiungere il potere, la storia insegna che poi ogni strumento è valido per mantenerlo. Questo solo per concludere che lo sport può diventare uno strumento per unire, costruire, ma anche per manipolare. E anche per accecare. Ecco, credo che oggi sia soprattutto una fabbrica per far soldi e creare falsi miti. La dittatura non c’è più, ma siamo sicuri di essere davvero liberi di pensare con la nostra testa o siamo subdolamente condizionati dal dio denaro? Io continuo a preferire i miei cari horror. A presto caro Signor Alfredo.
    Giovanna

  5. Se l’inventore dela ormai famigerata vuvuzela ha sentito il bisogno di scusarsi per il disturbo arrecato, qualche ragione ci sarà. Io, come sai, cara Giovanna, non resisterei più di un minuto secondo in uno stadio assordato da suoni laceranti di ogni tipo, ma forse la folla degli stadi è proprio questo che vuole: essere assordata. Non vorrei ora passare per snob: per me è una questione di nervi, forse troppo fragili. Quanto al calcio come fenomeno non solo (o non più) sportivo la bibliografia è in continuo incremento. Sembra preistoria l’epoca in cui Umberto Saba scriveveva le sue Cinque poesie per il gioco del calcio! Ora l’ebbrezza unisce le folle del pianeta tramite la piazza mediatica e i maxischermi nelle piazze reali. E non si tratta solo, come sappiamo, di ebbrezza metaforica!. Cosa vuoi mai, bisogna pur ubriacarsi di quando in quando per tirare avanti in un mondo sempre più brutto, violento e ingiusto.Ad ogni modo: Viva l’Italia (ma anche il Sudafrica)!.
    Ciao.
    Fulvio

  6. Carissimo Fulvio, il calcio può piacere o meno, ognuno ha i propri gusti. Sulle vuvuzelas concordo, io non reggo nemmeno quando trasmettono i servizi sui mondiali al telegiornale, per me quel ronzio non è solo fastidioso ma anche pericoloso perchè soffrendo di nevralgia del trigemino devo stare attenta ai rumori ed alle luci. Sul resto che dire, sono contenta di abitare lontano da uno stadio, non si sa mai che qualche tifoso scontento abbia bisogno di sfogarsi… Resto del mio parere nel preferire gli horror alle partite, corro il rischio di sembrare patetica eppure mi ha davvero addolorato sapere che si sono spesi milioni per costruire lo stadio dove giocherà l’Italia tra poco, mentre a pochi chilometri di distanza ci sono zone in cui manca energia elettrica ed acqua potabile…Grazie e a presto.
    La tua collega controcorrente
    giovanna

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