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Donne in divisa a caccia di marito

Inserito da on 9 giugno 2010 – 01:44No Comment

Al Presidente del Consiglio

Alle Commissioni Difesa di Camera e Senato

Al Ministro della Funzione Pubblica

Al Ministro della Difesa

 La presenza delle donne nelle forze armate e nelle polizie rappresenta una grande idiozia e spreco di fondi pubblici, abbiamo raccolto le proteste di alti gradi delle FF.AA. e polizia, di medici militari,

legali e di medicina sportiva ed intervistato oltre 200 militaresse. Risultato: sono inidonee al servizio, tanto che i medici sportivi delle ASL, che le valutano idonee solo per l’atletica leggera per dilettanti, ritengono essenziale gestire loro l’intero iter per l’idoneità. Confermano ciò i medici militari di commissione e le stesse militaresse intervistate, che riferiscono di essere sottoposte solo alle prove fisiche di selezione meno gravose e neanche ai test BMI, inoltre, di arruolarsi per trovare marito (verificate quanti matrimoni e fidanzamenti sono in corso), di non poter competere con gli uomini, ma “dietro la scrivania siamo uguali”. Sconcertanti le lucide e ciniche argomentazioni sulla caccia al marito: la concorrenza femminile è ridottissima, i militari sono giovani e particolarmente sensibili al fascino femminile, rappresentano un buon partito per stipendio certo e perché obbligati ad una condotta integerrima indice di fedeltà. La caccia, la cui strategia è condivisa anche dalle altre donne, avviene anche frequentando i forum di siti web dei corpi militari. Si preparano ai test psico attitudinali d’ammissione con l’uso di diffusissimi manuali con risposte al maschile, per non incorrere in errate risposte al femminile. Le loro ammissioni sono confermate dalla medicina, che è inesorabile: la donna è inidonea al servizio militare e di polizia, in merito possiamo produrre una mole enorme di dati scientifici e testimonianze, dalle quali abbiamo appreso anche dell’arruolamento di gay in cerca di relazioni sex. La loro presenza non sola è un danno erariale, ma anche di discapito alla sicurezza dei colleghi maschi ed a loro stesse (nota è la violenza sulle donne nel mondo e la loro impossibile autodifesa), tanto da violare la normativa di riferimento del D.L.vo 626, anche con il varo di legge ad personam per arruolare donne alte m. 1.50, ignorando quella per l’assunzione di disabili nelle FF.AA. e si impedisce la carriera ad un militare uomo perché alto m 1,69 invece di m 1,70. Le associazioni per disabili concordano su azioni legali per affermare il diritto di alcuni disabili ad essere arruolati, data proprio la presenza delle inidonee donne. Ricordiamo che non vi sono attività sportive miste e che in certi sport più impegnativi gli atleti sono inquadrati in categorie, mentre nelle FF.AA. si ha una ridicola promiscuità di genere e categoria. Vi sono inconfutabili prove dell’elevata pericolosità per la salute delle militaresse, se esposte a

particolari condizioni e compiti nel servizio militare, condizioni che costringono i militari uomini a

sovraesposizioni dannose e sovraccarichi di lavoro. Tutti i militari, poliziotti e vigili intervistati hanno in sostanza confermato ciò con un “quando ce le togliete dai piedi”. Le discriminazioni verso gli uomini, dovute a privilegi scandalosi per le donne in divisa, causano, pur intenzionalmente ignorato, uno stato depressivo e profondo disagio per la quasi totalità degli uomini militari, aggravato se sottoposti ai loro comandi. Ulteriore ingravescenza giunge dal divieto imposto ai militari di esprimere il loro dissenso in generale e soprattutto verso la presenza delle inidonee militaresse. I politici e gli alti gradi militari, se obiettivi e non condizionati dalla femminilizzazione di moda, avrebbero già dovuto accertare da tempo che nelle FF.AA. si arruolano gay in cerca d’avventure sessuali e TUTTE le donne per trovare marito con azioni di adescamento, che rasentano le molestie, taciute e tollerate dalle vittime per timore di ritorsioni disciplinari. 2 S’impone di adottare nel regolamento per le FF.AA. e polizie il divieto assoluto di relazioni sentimentali, rapporti sessuali e matrimonio tra gli operatori di settore e l’istituzione di reparti e caserme per sole donne, così saranno dissuase dall’arruolarsi. Un giorno vi saranno militari gay sposati e si moltiplicheranno gli episodi hard, già numerosi con donne protagoniste, come ci è riferito. Nei distretti militari si è tentato di impiegare le donne in compiti amministrativi, ottenendo un secco rifiuto, “vogliamo stare tra gli uomini” e parte di loro è assegnata a compiti di autiste, pur incapaci di sostituire una ruota d’auto forata, costringendo un militare uomo al soccorso con altro mezzo. Nella guerra del Golfo del 1990 il 50% delle militaresse USA tornarono a casa incinte ed in media oggi il 30% delle militaresse USA subiscono stupri in servizio, quelli denunciati. Tutte quelle catturate sono state stuprate dagli insorti e di tali rischi ne sono consapevoli, ma il timore di non trovare marito le spinge a rischiare, favorite da legislatori timorosi di essere tacciati di maschilismo. La presenza delle donne nelle FF.AA. e nelle polizie è stata certamente un’assurdità, una follia, che nessun politico o media riesamina alla luce di inoppugnabili dati medico scientifici e lotta allo

spreco di fondi pubblici. Vi sono 8.000 militaresse, quanto il personale di un ministero, a cui si aggiungono decine di migliaia di poliziottesse e vigilesse assunte per compiti per la difesa e sicurezza, che obiettivamente non sono in grado di ottemperare. Aspetto per il quale si sollecita un urgente intervento del ministro Brunetta, noto per la sua coerenza ed a cui offriamo il supporto legale e medico legale della nostra organizzazione politica. Un danno enorme per la spesa pubblica, per la sicurezza ed efficienza dei servizi, che si evince anche dal codice per le pari opportunità, che il ministro Brunetta dovrebbe esaminare. Emblematici sono le lamentele per due carabinieresse in servizio alla Corte Costituzionale, che causa il ciclo mestruale si assentavano sette giorni al mese (-25% di ore lavorate) con sovraccarico di lavoro per i colleghi maschi. Vi sono maresciallesse e capitane con incarichi di comando, pur non avendo MAI eseguito un arresto e maturata esperienza pari a tanti militari uomini con eccellenti curriculum. L’inidoneità e la discriminazione verso gli uomini sono ammesse dalle stesse intervistate e trovano conferma nella decisione di questure e prefetture di sostituire negli uffici gli uomini con le donne in divisa, riconosciute così come un peso per il servizio operativo. L’efficienza fisica delle donne in divisa crolla già dai trenta anni, quando si manifestano i segni clinici del decadimento per le naturali disfunzioni e patologie tipiche femminili o per maternità. Solo quando ventenni esprimono la massima operatività, pari a meno del 50% di un coetaneo uomo e domandiamo, cosa accadrà quando saranno delle cinquantenni? dove saranno parcheggiate? Saranno privilegiate nella carriera per riservare loro compiti d’ufficio e comandare giovani militari o agenti maschi? Con tali discriminazioni si penalizzano gli uomini con maggiori carichi di lavoro, di rischi e negando loro il giusto turn over in compiti meno gravosi, perchè riservati alle donne in divisa. La presenza di una divisa o più, di operatori per la sicurezza e difesa, è percepita dalla popolazione e dalla malavita per un preciso grado di tutela, ma se indossate da donne esso è gravemente falsato, inducendo in gravi errori di valutazione per l’ordine e sicurezza pubblica. Ciò emerge anche nel settore delle guardie giurate, che notoriamente svolgono servizio in coppia. La presenza delle donne nelle FF.AA. di altre nazioni non esime di valutare l’idoneità con obiettivi ed indiscutibili dati medico scientifici, invece di una discriminante scelta puramente politica. Generali ungheresi si sono espressi decisamente per l’inidoneità ed il ministero della difesa della GB ha reso noto che le soldatesse si infortunano in addestramento ben otto volte più degli uomini e permettere loro di essere paracadutiste appare una vera idiozia, considerando che molti infortuni avvengono nello scendere rapidamente dai camion di trasporto truppe. Il calo dell’arruolamento maschile dipende esclusivamente dalla presenza delle donne nel

servizio militare, che lo ha svilito e ridicolizzato, insieme al forte deterrente di essere comandato da

una donna, che inoltre gode di trattamenti logistici scandalosamente privilegiati e discriminanti.

Con la presente si chiede audizione presso le Istituzioni, le Autorità competenti e parlamentari

interessati, diritto che fu concesso all’associazione Donne Soldato, sponsorizzata da un deputato dei

“Verdi” e che causò l’arruolamento delle donne.3 Siamo a disposizione per fornire ampia documentazione e consulenza medico legale e sportiva sulla idoneità delle donne ai servizi nelle forze armate e di polizia e relazionare su altri indicativi episodi “comici” sulla loro attività professionale in Italia ed in missioni all’estero. Si prega inviare qualsiasi comunicazione al seguente indirizzo e-mail: cpom@libero.it

Carabinieri: Generale Gallitelli, sempre più donne al comando.

No a fusione con la Polizia di Stato  Ma mancano 6.400 effettivi. Sempre più donne in posti di comando all’interno dell’Arma dei Carabinieri. Lo ha detto il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, in una audizione nella Commissione Difesa del Senato. Il generale Gallitelli ha spiegato che dal 2006, quando è venuta meno la regola delle aliquote percentuali, vi è stata “una progressiva crescita della presenza delle donne nell’Arma. Oggi sono 1.078 (su un totale di 108.791 militari), di cui 179 ufficiali, 353 marescialli e 546 carabinieri. Il loro impiego è indifferenziato rispetto alla componente maschile. Sono infatti presenti in tutte le diverse organizzazioni dell’Arma: 769 unita’ in quella territoriale, 56 in quella mobile e speciale, 191 in quella addestrativa e 60 nell’area centrale e in quella interforze. Unica eccezione è l’esclusione dalla “linea mobile” (cioe’ i battaglioni impiegati in attività di ordine pubblico), in analogia a quanto avviene nella Polizia di Stato”. E numerose donne, ha detto Gallitelli, ricoprono “importanti posizioni di comando”: succede alla compagnia carabinieri di Legnano (Milano), in 28 nuclei operativi, 15 dei quali in capoluoghi di provincia, e alla Stazione Carabinieri di Cutigliano (Pisa). Non sono moltissime, è vero, ma questo è dovuto al fatto, ha sottolineato il comandante generale, “che l’ingresso del personale femminile è avvenuto in epoca ancora troppo recente e pertanto, al di là delle percentuali, è ancora basso il numero di militari in possesso dei livelli di maturità professionale necessari per poter accedere alle più delicate funzioni di comando”. Peraltro, ha concluso, “il personale femminile viene impiegato anche all’estero, attualmente nell’ambito del reggimento MSU in Kosovo e dell’Ipu in Bosnia Herzegovina”. Il mancato regolare turn over del personale negli ultimi anni, a causa del particolare regime delle assunzioni, ha determinato nell’Arma dei carabinieri “una progressiva carenza di effettivi, oggi pari a circa 6.400 unità, rispetto ai volumi organici previsti dalle leggi”. Tuttavia, ha aggiunto il generale, “le difficoltà poste da questa carenza sono state prontamente fronteggiate attraverso un intenso sforzo di razionalizzazione dell’apparato logistico e amministrativo, che ha consentito di “liberare” risorse per circa 4.000 unità, 1.100 delle quali dal solo Centro nazionale amministrativo di Chieti. Questo processo e la contestuale revisione di particolari servizi operativi di supporto, come ad esempio quelli aereo e navale, hanno consentito di salvaguardare l’integrità della capacità operativa, che è stata anzi ulteriormente potenziata”. A partire da quest’anno, poi, ha continuato Gallitelli, “la Finanziaria 2010 ha previsto per le Forze di polizia lo sblocco del turn-over per il prossimo triennio. E l’Arma, con il reclutamento di un numero di militari pari a quelli posti in congedo, potrà mantenere invariati gli attuali livelli di forza e, conseguentemente, preservare le capacità operative raggiunte in questi anni, garantendo, in particolare, l’attività delle Stazioni”, il cui ruolo si conferma centrale. Basti dire che nel 2009 hanno denunciato quasi 277 mila persone (il 74,7% di quelle denunciate complessivamente dai carabinieri) e compiuto quasi 54 mila arresti (il 58% del totale) Fusione con la Polizia di Stato? Il problema non si pone. La ventilata “fusione” tra Carabinieri e Polizia? “E’ un problema che non si pone”, dice il comandante generale dell’Arma. Secondo Gallitelli è un argomento “più giornalistico che altro, non è nella concretezza”. “Io – spiega – sono assolutamente contrario, ma è una contrarietà nell’ordine delle cose”. “Con la Polizia di

Stato – afferma il comandante generale – siamo in assoluta convergenza di fini e di obiettivi, siamo amici fraterni, facciamo lo stesso mestiere e dire che i rapporti interpersonali sono eccellenti è poco”, ma ognuno ha la sua “cifra distintiva” e “credo che il problema non si ponga nemmeno. Penso che in questo momento anche il ministro Maroni possa essere d’accordo con me”. Prescindendo poi da ogni ipotesi di “fusione”, nel corso del suo intervento il generale Gallitelli ha posto l’accento sulla “condizione militare”, propria dei carabinieri, che “ha in sè i presupposti etici e giuridici per sostenere la tensione morale dei singoli e per garantire la coesione di strutture pur fortemente decentrate, come le nostre Stazioni, in ragione del radicato senso della disciplina e del rigoroso rispetto della dignità della persona, cui tutti i militari sono educati. E’ sulla base di questi fondamentali presupposti – ha detto – che l’Arma può oggi presentarsi quale Istituzione con un’efficienza matura e straordinariamente moderna”.”L’Arma sa – ha aggiunto – che la sua identità, la sua cifra istituzionale è nell’impareggiabile patrimonio dei propri uomini e delle proprie donne, con i loro ideali e le loro salde motivazioni professionali, ma anche con le ansie e le preoccupazioni trasmesse dalla società contemporanea, nella quale vivono in modo partecipe e, comunque, sempre orientati al bene comune”.

CPOM movimento politico – via Coste Ospedale n. 30 – Pretoro (CH) 66010 – cpom@libero.it

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