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Marco Rivello: da Sapri in Europa

Inserito da on 5 giugno 2010 – 08:33Un commento

Aldo Bianchini

Per Marco Rivello, ventuno anni, giovane giornalista e scrittore potrebbe essere tracciato già un percorso di vita ben definito, nonostante l’età giovanissima. Da Sapri, dove è nato e dove ha frequentato il liceo, passando da Caselle in Pittari dove vivono i suoi genitori, per arrivare direttamente a Roma alla “corte di Walter Veltroni” e abbeverarsi non solo alla sua fonte ma anche a quella di Dario Franceschini, Massimo Cacciari e Andrea Riccardi. Quest’ultimo, fondatore della comunità di Sant’Egidio, ha segnato profondamente la giovane vita di Marco spingendolo a guardare e valorizzare la speranza. “Bisogna guardare indietro per vedere la speranza” ha detto Marco che nelle cinquanta pagine del suo lavoro mette al centro della sua attenzione la parola “speranza”. La speranza che ispirò Martin Luther King per il famoso discorso del 1963 quando lanciò lo slogan del suo sogno: “I have a dream”, materializzatosi dopo circa cinquant’anni con la presidenza dell’afro-americano Barack Obama. La speranza della terra promessa che muove il popolo ebraico. come la speranza dipinta sul nostro tricolore con il verde. Del resto tutto il lavoro di Rivello è un inno alla speranza e già il titolo “Inseguire la speranza” è tutto un programma. Ma cosa è la speranza per Marco? Lo spiega brillantemente a pag. 40: “Il 1968 fu anche l’anno delle Olimpiadi di Città del Messico, che passarono alla storia grazie a coloro che col pugno chiuso verso il cielo si imposero all’attenzione del mondo dai gradini di un podio olimpico: Tommie Smith e John Carlos, che sollevarono il pugno guantato di nero portando così il Black Power dentro il cerchio sacro dello sport, alfieri di una etnia discriminata, in balia della povertà, a cui l’America concedeva dignità solo in cambio di successi sportivi ….”. Cinque anni dopo il discorso di Martin Luther King quello di Smith e Carlos fu un gesto che scosse alcuni miliardi di telespettatori che in tutto il mondo seguivano le gare dell’Olimpiade, in quel momento si concretizzò, forse, il grande sogno di speranza non solo dei neri d’America ma di tutti i popoli del pianeta Terra. La voce stentorea, precisa, accattivante di Marco ha riportato la mia mente a quelle immagini che ebbi la fortuna di vedere in diretta televisiva e nella sala della libreria Guida mi sono commosso di nuovo. Poi sempre la sferzante voce di Marco mi ha riportato alla realtà e mi ha indotto a guardarlo, con attenzione, ad osservarlo intensamente mentre parlava. E mi sono chiesto se fosse tutto vero quello che stavo ascoltando o se invece non si trattasse di un qualcosa di “costruito in laboratorio”, una sorta di macchina elettronica che sforna nozioni su nozioni a largo raggio su tutto lo scibile umano. No, no, era tutto vero e davanti a me c’era un ragazzo di ventuno anni già capacissimo di esternare concetti fondamentali dal punto di vista storico-economico e politico, lontani mille miglia dalla natia Sapri e dall’accogliente Caselle in Pittari. Altro che “speranza”, Marco è già una realtà nel difficile mondo di oggi, deve solo esplodere in tutta la sua forza anche a livello politico. “Il compito di un politico –ha detto il senatore Alfonso Andria- è quello di lanciare i giovani e di avere la forza di fare un passo indietro quando il giovane coltiva la speranza del decollo”. Ho fatto i complimenti a Marco Rivello ed ai suoi genitori dichiarando con molta semplicità di essere rimasto esterefatto dalla performance del giovane autore. “Sono esterefatto anche io” ha detto il professore Limongi che ha curato al liceo le aspirazioni del suo giovanissimo allievo. La serata è stata coordinata dalla collega Anna Bisogno che ha splendidamente portato per mano, quasi come una mamma (ha detto Marco), il giovane cilentano.

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